Una monografia dedicata
all’Abbazia di Sant’Urbano

APIRO - Il volume è stato scritto da Ivan Rainini, professore di archeologia dell’Università Ambrosiana di Milano. Almeno 120 i partecipanti all'evento
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La presentazione davanti l’Abbazia di Sant’Urbano

 

L’Abbazia di Sant’Urbano ha finalmente la sua monografia. È stato presentato domenica pomeriggio nella splendida cornice dell’antico monastero di Apiro il volume firmato da Ivan Rainini, professore di archeologia dell’Università Ambrosiana di Milano, e finanziato dall’impresa Loccioni di Angeli di Rosora. Il libro è un tassello fondamentale dell’operazione avviata negli ultimi anni tra l’impresa e l’amministrazione comunale di Apiro, una partnership pubblico-privata per lo sviluppo sociale, demografico, economico e tecnologico della Valle di San Clemente.  «Quando pubblico e privato lavorano insieme, mossi dall’amore e dalla passione per il territorio e la sua gente, dall’obiettivo del bene comune, allora si superano barriere e diffidenze e ci si trova a celebrare un traguardo di tutti». Con queste parole, il funzionario della Sovrintendenza delle Marche, Ilaria Venanzoni, ha salutato gli oltre 120 partecipanti, arrivati nonostante un improvviso temporale.

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Da sinistra, il sindaco Ubaldo Scuppa e l’imprenditore Enrico Loccioni

E in questa domenica, proprio come in epoca benedettina, l’Abbazia torna ad essere «centro di mondo, nodo di una rete di saperi, divulgatore di cultura». Come ha sottolineato Tommaso Di Carpegna Falconeri, professore di Storia medievale all’Università di Urbino e volto noto anche del piccolo schermo, «questo libro sontuoso, materico, importante, testimonia come la storia di un luogo e di un monumento siano il nutrimento per la progettualità del futuro, per le generazioni a venire. Proprio come le pietre di Sant’Urbano, queste pagine sono per sempre». Nicolangelo d’Acunto, professore di Storia medievale all’Università Cattolica ed esperto di insediamenti monastici europei, ha ricordato che «le abbazie erano organizzatori di territorio, divulgatori di saperi, custodi della cultura. Ruolo che oggi svolge l’impresa, quando, come i monaci vede il senso più alto del lavoro nel benessere della comunità». Infine l’autore Ivan Rainini, professore di archeologia dell’Università Ambrosiana di Milano, nel suo sentito ed emozionato intervento, racconta questo libro «come un viaggio, attraverso il tempo e lo spazio, un viaggio nell’anima del monumento e della sua gente». Da parte dell’impresa Loccioni, è stato importante evidenziare l’idea del ponte tra passato e futuro, tra discipline diverse, tra generazioni diventa palese grazie alle studentesse che animano l’Abbazia, giovani del luogo che, per amore della loro terra e per l’opportunità creata dal progetto, si sono trovate a fare da moderatrici all’incontro. Inoltre il fotografo Giovanni della Ceca, l’ingegner Francesco Giorgini e la designer Elisa Pierdicca, giovani collaboratori Loccioni che hanno realizzato il prezioso volume, hanno testimoniato come la realizzazione del libro sia stata occasione per sviluppare competenze, mettere in pratica nuove tecnologie, creare valore per il futuro (ad esempio la realizzazione del gemello digitale dell’intero corpo abbaziale, grazie alla più moderne tecnologie di fotogrammetria).

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Ivan Rainini, autore della monografia

Arrivata da Monaco, presente anche la dottoressa Hildegar Sahler, soprintendente ai beni culturali dell’Alta Baviera, una delle prime a studiare Sant’Urbano già trenta anni fa e appassionata delle abbazie romaniche marchigiane. Infine, dopo il saluto di monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale della Cattolica di Milano, il sindaco di Apiro, Ubaldo Scuppa, ha ribadito l’importanza dell’integrazione pubblico-privato e ha ringraziato l’imprenditore Enrico Loccioni, «non solo perché ha finanziato un’opera che non sarebbe stato possibile realizzare altrimenti e che resterà nella storia di Apiro, ma anche perché con la sua impresa in costante sviluppo, offre a molti giovani la possibilità di restare nel territorio, metter su famiglia, alimentare una rinascita delle aree interne». Conclude Enrico Loccioni: «Quando ero bambino qui a Sant’Urbano la domenica era pieno di gente, proprio come oggi e questo è già un risultato. La prossima settimana qui ci saranno persone di Audi, BMW, Daimer, PSA, eMotors, Eaton, Bosch e Marelli, provenienti da Stati Uniti, Germania, Francia. Persone che consoceranno questo territorio, ne diventeranno ambasciatori. Ma la cosa più importante per l’impresa è avvicinare i giovani al lavoro, fin da quando sono a scuola. Per questo abbiamo rimesso a posto anche la scuola di Sant’Urbano, per creare un contenitore a cavallo tra il lavoro e gli studi, un luogo in cui iniziare a vivere il mondo del lavoro per poi fare scelte consapevoli. Per questo ci impegniamo in questo progetto, perché non c’è impresa senza territorio e non c’è territorio senza impresa».

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