«Sistemare il campo a Ussita,
solo così potrà tornare il calcio a Visso»

RICOSTRUZIONE NEL PALLONE - Il dirigente e storico capitano del Visso Andrea Sisini sottolinea le motivazioni che hanno portato alla sofferta scelta di chiudere i battenti: «E' un anno di sospensione forzata in cui cercheremo di trovare sia fondi ulteriori per il campo che per portare avanti l'attività sportiva»

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Andrea Sisini, dirigente del Visso

 

di Michele Carbonari

«Manca un campo da gioco nelle vicinanze, che possiamo sentire nostro. Voglio sottolineare che le sponsorizzazioni non centrano niente con l’addio, con i ragazzi ci siamo lasciati con un arrivederci». Il dirigente e storico capitano del Visso Andrea Sisini sottolinea le motivazioni che hanno portato alla sofferta scelta di chiudere i battenti (leggi l’articolo). L’auspicio della società è quello di ripartire nella prossima stagione (2020/2021). Ad una condizione, però: sistemare l’impianto sportivo di Ussita, il più vicino e da sempre seconda casa della squadra gialloblu (prima del terremoto utilizzato per gli allenamenti, poi abbandonato a se stesso). «Non è un anno di cessazione, ma di sospensione forzata in cui con gli altri dirigenti cercheremo di trovare sia fondi ulteriori per il campo che per portare avanti l’attività sportiva». La bandiera della squadra dell’entroterra, ora anche dirigente, vuole andare a fondo sulla questione. «Il problema principale è il campo: non averlo nelle vicinanze e non sentirlo nostro. Probabilmente l’avremmo trovato anche in zone non lontane ma dopo due anni tra Pieve Torina, Muccia e Camerino, seppur paesi vicini, per noi non è mai un campo di casa. Sembrava fosse quasi tutto pronto per l’impianto di Ussita e invece si è bloccato tutto nuovamente.

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Vincenzo Marini Marini, ex sindaco di Ussita

Il sindaco si è dimesso e i soldi per sistemare il terreno di gioco, nonostante il decreto pronto e fatto, sono ancora fermi. La squadra di Visso da sempre si allena ad Ussita, quindi per noi è casa: giocare ad Ussita o Visso cambia poco – dichiara Sisini -. Ci siamo detti che l’obiettivo prioritario è il campo, poi viene il resto. L’aspetto economico non l’abbiamo neanche affrontato. Perderemo la matricola, perderemo un anno, ma nel frattempo, sperando che l’impianto sia pronto, cercheremo di tenere uniti i ragazzi del posto, magari iscrivendoci ad un campionato Csi. Per poi tornare in Terza categoria l’anno prossimo. È l’obiettivo di tutti, della società e dei giocatori, anche loro d’accordo con la decisione di non ripartire». Molti sono gli aspetti toccati dal dirigente vissano. «In estate, con il Consorzio Arcale siamo andati al campo sportivo di Ussita e mostrato le condizioni della struttura, che se fosse stata disponibile sarebbe stata nostra sede per le partite del campionato ormai alle porte. Altrimenti, come avvenuto, se ne sarebbe riparlato nella prossima stagione. Arcale si è anche reso disponibile a darci una mano per sistemare il campo. Ha dato un contributo per chiudere il torneo passato e uno per iniziare questa stagione, ma alla sola condizione di giocare ad Ussita. Perché ad un certo punto, andando sempre fuori, il divertimento diventa difficoltà. Abbiamo vissuto due anni complicati, poi tutti ci stanchiamo: è solo sacrificio. Il bello del calcio invece è stare insieme, finire l’allenamento e andare a prendere qualcosa nelle vicinanze».

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Quinto Mattioli, presidente del Visso

Prosegue Andrea Sisini, che offre una chiara panoramica di quello che è successo in questi anni. «I soldi sono fermi da parecchio tempo. Ci sono stati promessi nell’estate del 2017. Già dopo la vittoria del campionato di Terza categoria pensavamo di tornare. Il giocatore dell’Inter Andrea Ranocchia, con la sua Onluss, era venuto a vedere il campo di Visso e noi gli dicemmo che sarebbe stato occupato dalla casette. Quindi l’abbiamo portato ad Ussita perché sarebbe stata la soluzione alternativa, che necessitava di qualche intervento. Con Ranocchia non si è fatto più nulla, però noi siamo andati avanti nella speranza e nella consapevolezza che quel campo un giorno, non tre o quattro anni, l’avremmo utilizzato. Poi sono stati stanziati dei fondi dalla regione Emilia-Romagna, che il Comune di Ussita deve solo accettare. Di mezzo c’è la Protezione Civile, quindi l’intervento era sì per il terreno da gioco ma in una zona di ammassamento in caso di emergenza. Il campo è in una zona R4, cioè ad elevato rischio idrogeologico. Stabilito che sono stati trovati altri soldi per ridurre questo problema, hanno dato l’ok. Quello che più ci preoccupava era l’immobilismo degli enti, il comune di Visso e di Ussita, che potevano sollecitare di più. Da un po’ prevedevo questo esito, da tempo avevamo idee chiare, comunicate anche agli sponsor. Con i ragazzi ci siamo lasciati non con un addio ma con un arrivederci – continua Sisini -. Speriamo che il nuovo commissario di Ussita sia disponibile per sbloccare il decreto e per poi affidare i lavori da svolgere sul manto erboso, da tre anni abbandonato. Anche gli spogliatoi sono da sistemare ma non hanno avuto danni dal terremoto. Il grosso è seminare il campo. Tempo necessario per la prossima stagione ce n’è, ci siamo dati questo termine: 12 mesi. Non è un anno di cessazione, ma di sospensione forzata in cui con gli altri dirigenti cercheremo di trovare sia fondi ulteriori per il campo che per portare avanti l’attività sportiva. Ma il campo è fondamentale: se non è pronto neanche per l’anno prossimo poi diventa davvero difficile. Un anno passa, ma poi rischia di essere un addio – afferma il dirigente gialloblu -. Nel tempo tutti ci hanno trattato sempre bene, come disponibilità di campo. Nulla a che dire rispetto agli altri, ma lo sport è stare insieme e condividere i momenti con il gruppo, che in queste categorie è tutto. In questi anni è mancato, ci sono stati dei momenti brutti da non ripetere. Il primo anno, quello del terremoto, bastava ritrovarsi alla partita e per noi era una gioia. E infatti, non a caso, abbiamo vinto il campionato. Poi la situazione critica ha portato tanti ragazzi a cambiar lavoro e a spostarsi in altri luoghi».

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