«Enrico Mattei senza eredi?
Macchè, ne ha lasciati settemila»

Giuseppe Accorinti, gli ingegneri, la scuola tecnica e il convegno di Ancona con il magistrato Calia
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Al convegno di Ancona il dottor Vincenzo Calia, il magistrato che ha risolto il Caso Mattei, insieme con un ex dipendente Agip, Sebastiano Gubinelli

di Maurizio Verdenelli

Enrico Mattei senza eredi? Fu detto, fu detto in realtà. «All’incontrario: ne lasciò settemila» dichiara il dottor Giuseppe Accorinti, 90 anni, l’ultimo degli ‘Enfants de Mattei’. «Per l’esattezza 1.600 ingegneri, 2.000 chimici e fisici, 3.000 geometri e peritici tecnici. Fu Mattei a dare impulso alle facoltà scientifiche con le enormi possibilità di assunzione che l’Eni offriva ai giovani laureati del dopoguerra, ed ancora di più e sopratutto lo diede alle scuole superiori d’indirizzo tecnico. E non solo in Italia. Aveva visto ancora una volta lontanissimo e giusto ed è per me un grande motivo di soddisfazione sapere adesso che le autorità scolastiche della provincia di Ancona, a distanza di oltre mezzo secolo dalle folgoranti intuizioni dell’Uomo che guardava al futuro, abbiano voluto dare nuova forza e linfa all’insegnamento tecnologico così vitale per il futuro del nostro Paese». Continua Accorinti, già ad di Agip in Italia ed all’estero, già capo Africa ai tempi di Mattei (poi con Eugenio Cefis, capo Industria): «Tutto ebbe inizio quando nel 1960, i manager Eni si recarono in delegazione dall’Ingegnere (la laurea honoris causa gli era stata data a Bologna presente Aldo Moro, quella in Chimica a Camerino sarebbe arrivata di lì a pochissimo ndr) perché si rendesse autorevole interprete presso il ministro competente affinché le università italiane ‘sfornassero’ ingegneri meno bravi…».

Meno bravi? perché? 

«In pratica da utilizzare subito nei luoghi più impervi del mondo, in Africa, sulle piattaforme dell’Oceano e con stipendi tradizionalmente bassi, come voleva Lui. In quegli anni avere una laurea in Ingegneria apriva a strade più comode e più redditizie (e i casi come quello del matelicese Egidio Egidi che, nonostante le vibrate proteste del padre, aveva rinunciato ad una carriera presso il genio civile di Macerata erano ridotti alle dita di una mano sola, perdipiù monca ndr)…»

E Mattei fu d’accordo?

«Naturalmente no. La qualità delle lauree assolutamente non si tocca, disse. Personalmente io in Africa constatavo come gli ingegneri italiani fossero superiori perdipiù a quelli francesi. ‘Bisogna invece incentivare le scuole medie superiori ad indirizzo tecnico-chimico-scientifico per dotarsi di tecnologie, laboratori, insegnamenti ancora migliori. Bisognava farle crescere, disse l’Ingegnere. Che…»

Che?

«Che naturalmente aveva dato impulso anche all’area universitaria ottenendo l’inserimento dello studio del Nucleare che già in Inghilterra era materia corrente negli atenei scientifici. In Gran Bretagna naturalmente aveva mandato i suoi tecnici migliori ad apprendere il nuovo verbo del progresso tecnologico: fu così che nel ’58 fu inaugurata la prima centrale nucleare dell’Eni a Latina».

Dell’impulso alla ‘nuova scuola’ e alla nuova industria’ dato dal Grande Marchigiano (cui Matelica, anche nella segnaletica, il 2 luglio scorso si è laicamente ’consacrata’) si è parlato sabato mattina ad Ancona, alla Mole Vanvitelliana. Economisti, sociologhi, ricercatori universitari (Colombi, Sapelli), lo stesso rettore dell’università Politecnica delle Marche, Sauro Longhi, rappresentanti del consiglio regionale delle Marche (Daniele Salvi) hanno dibattito su “Umiltà. Attenzione. Rispetto. Tre imprese, Enrico Mattei e la visione globale” organizzato da BoxMarche, Cantori e Paradisi. Ai lavori ha partecipato il dottor Vincenzo Calia, della procura generale di Milano, il pm di Pavia che ha rivelato come dietro la morte del fondatore e presidente dell’Eni ci fosse stato una ben accurata macchinazione e dunque l’attentato al bireattore del ‘Cane a sei zampe’ fatto esplodere nel cielo di Bascapè, ormai 56 anni fa.

La lezione dell’Uomo che guardava al futuro è soprattutto valida per la ricostruzione post sisma che molto si deve affidare all’istruzione, non solo tecnica, mentre ingegneri, amministrativi, Protezione civile e politici concordano nella nuova parola d‘ordine: cambiare passo. Intanto sono in corsi incontri (uno con la commissaria De Micheli, un mese fa) per obbligatoriamente destinare i 2,5 milioni di euro donati dalla Banca d’Italia alla formazione di un polo scolastico alla Maddalena. La De Micheli avrebbe già assicurato che oltre alla donazione, la parte delle somme mancanti per la realizzazione del progetto saranno assicurate con apposito decreto. I precedenti istituti scolastici, restaurati e con il cambio di destinazione, verranno inseriti nel progetto. Bankitalia si è impegnata a seguire per 10 anni il progetto acquistando strumenti e materiali didattici assicurando anche trasporti e pulmini. Una scuola d’avanguardia destinata ai ragazzi di Muccia, Montecavallo e Valfornace. Sarebbe bellissimo dedicare a Mattei, nel cui nome ci sono già 55 istituti tecnici italiani, questo polo d’avanguardia in una zona che prima che Lui l’indicasse per una grande stazione Agip (carburanti e Motel) era nota nella carte topografiche soltanto per un’ottocentesca stazione di posta per il cambio dei cavalli delle diligenze tra Umbria e Marche sull’antico tracciato della Valdichienti, ora moderna superstrada Civitanova Marche-Foligno, proprio come previsto da Mattei.



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