Cannabis terapeutica, Volpini:
“Far uscire la legge dal binario morto”

MACERATA - Stamattina l'incontro organizzato dall'ordine dei medici dedicato alle terapie cannabinoidi ha evidenziato le opportunità per la cura e gli ostacoli per la somministrazione. Secondo i dati del presidente della Commissione sanità nelle Marche ci sono 4 farmacie che rispondono ai requisiti di legge ma solo una vende il prodotto

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L’incontro nella sede dell’Ordine dei medici di Macerata

 

È un movimento trasversale e che in alcuni casi non può più attendere, quello dei pazienti marchigiani che chiedono accesso alla cannabis per curarsi dai sintomi di malattie come tumori e fibromialgie. Nella nostra regione c’è la legge, di giugno, ma non i decreti che la attuano. Ci sono i prodotti ma una sola farmacia (tra le quattro che in teoria rispondono ai criteri normativi) che li distribuisce gratuitamente. E si trova a Senigallia. Le altre sono a Macerata, Civitanova e Ascoli ma non sanno bene come muoversi perché ancora non è chiaro tra persone e regione chi si deve far carico di prodotti così costosi: una manciata di milligrammi di olio di canapa (che comunque non rientra nei prodotti coperti dal sistema sanitario regionale, che considera solo i decotti) in certi casi supera i 100 euro. Per tutti questi motivi, dice il presidente della Commissione regionale sanità Fabrizio volpini, ora bisogna ampliare l’offerta.

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Fabrizio Volpini

Il suo intervento di questa mattina durante l’appuntamento nella sede dell’ordine dei medici di Macerata dedicato proprio alla cannabis nella medicina si è concentrato su questo: aumentare le convenzioni con le farmacie e rendere capillare il servizio. Volpini, invitato dall’organizzatore e primario dell’hospice di Macerata Luigi Filippo Nardi insieme ai medici Marco Bertolotto, Marco Ternelli e Giacomo Negro, ha detto che le cose che ha ascoltato lo hanno “convinto nell’impresa in cui mi sono buttato per far uscire la legge sulla cannabis da un binario morto”. Sul tavolo c’è una proposta di legge regionale su cui martedì in Commissione verrà sentita la cosiddetta “società civile”. In realtà si tratta di medici e professionalità che da anni, studi alla mano, cercano di spiegare che a fronte dei benefici per i pazienti non ci sono effetti collaterali connessi all’utilizzo terapeutico. E che la difficoltà sta nella filiera di produzione, nella grande varietà di prodotti e di dosaggi che si possono ottenere a seconda della lavorazione. Al momento la cannabis terapeutica disponibile, come quella che si compra a Senigallia, viene dalla farmacia militare di Firenze e può essere distribuita solo da farmacie pubbliche. Se l’obiettivo di Volpini venisse centrato invece anche le farmacie normali potrebbero cominciare a dare sollievo ai pazienti senza obbligarli a spostarsi per la regione in cerca della cura di cui hanno bisogno.

(redazione CM)

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