Castello Brunforte vetrina
delle opere d’arte “sfollate”

LORO PICENO - La proposta arriva dal comitato che si occupa della tutela della storica struttura. Una occasione per dare casa ad un patrimonio artistico colpito dal terremoto. "Può essere il motore di rinascita culturale ed economica del territorio"

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Il castello Brunforte di Loro Piceno

 

Il castello Brunforte di Loro Piceno “contenitore” temporaneo di tutte le opere d’arte che, a causa del sisma, non possono più restare nel loro contesto originario. La proposta arriva dal comitato lorese di tutela dello storico monumento che, in una nota, annuncia di «voler porre l’attenzione dei soggetti preposti, soprattutto al tavolo regionale costituito dal competente ministero, dalla Regione, Anci e Cei Marche, sul Castello quale struttura potenzialmente atta alla conservazione e mostra delle opere diffuse sul territorio sia di Loro Piceno che della Diocesi, in cui purtroppo ci sono numerosissime chiese danneggiate, che dei territori limitrofi e in quelli della comunità montana dei Monti Azzurri». Tra le ragioni che hanno mosso l’idea del comitato il fatto che l’immobile «consentirebbe di poter fruire fisicamente di una superficie di oltre 1.800 metri quadrati, esclusa la chiesa e la sacrestia, disposti su più livelli e, quindi, non solo essere una delle sedi di esposizione temporanea dei beni culturali ma anche, grazie alle ampie dimensioni dei locali, fino ad oltre 200 metri quadrati, potrebbe essere anche sede di una scuola di restauro» e che, inoltre, «l’alto valore storico, culturale, religioso e sociale, che è unanimemente riconosciuto al castello e da ultimo anche con specifica disposizione di legge, verrebbe ulteriormente aumentato attraverso il riconoscimento di struttura idonea».

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L’interno di uno dei locali del Castello Brunforte di Loro Piceno

A supporto dell’idoneità una serie di aspetti: «già nel 1920 l’immobile era presente negli elenchi dei beni monumentali della Provincia, inoltre nel corso dei secoli ha sempre avuto rilevanza in merito – sottolineano i membri del comitato tutela castello Brunforte – Nel 1982 la Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici delle Marche lo ha dichiarato “di notevole interesse storico artistico” e pertanto sottoposto a tutela. Infine, nel 2016, il ministero per i Beni e le attività culturali e del turismo – Commissione regionale per il patrimonio culturale – ha dichiarato il castello Brunforte “d’interesse culturale particolarmente importante a causa del suo riferimento con la storia politica, militare, dell’arte, e della cultura in genere, ovvero quale testimonianza dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose”. Tale dichiarazione costituisce ai sensi della normativa sui Beni culturali, il massimo riconoscimento della particolare importanza dell’immobile – dicono nella nota – basti pensare che da una prima ricerca solo sei monumenti nella Regione sembra possano vantare tale importanza e, probabilmente, l’unico nella nostra provincia».

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Il recupero di un’opera d’arte a Caldarola

Il comitato lorese di tutela del castello Brunforte ricorda che «un documento in cui sindaci ed assessori della cultura sostengono che spostare le opere altrove impoverisca il territorio è già stato inviato al Mibact, alla Regione, alla Soprintendenza e all’Anci. Il rischio che il nostro patrimonio artistico locale, “vissuto” dalle nostre comunità e apprezzato da un numero sempre crescente di turisti “curiosi di cercare”, e soddisfatti di “aver trovato”, possa essere trasferito potrebbe essere scongiurato in tempi brevi se sinergicamente le forze politiche ed economiche concentrassero l’attenzione nell’individuare strutture idonee a tale scopo. Già alcuni sindaci, oltre che a parlamentari del territorio come l’onorevole Irene Manzi ed amministratori regionali, Angelo Sciapichetti e Moreno Pieroni in primis, oltre che a Legambiente nazionale e regionale, hanno compreso che l’allontanamento di opere d’arte dal territorio costituirebbe un ulteriore impoverimento e, quindi, stanno proponendo progetti per l’apertura di musei temporanei per rilanciare i beni culturali ed il turismo. In pratica per “ripartire dalla cultura”. In questo momento storico – concludono i membri del comitato lorese – risulta di fondamentale importanza la conservazione “in loco” delle testimonianze artistiche, di una tradizione culturale, di una scuola di cultura che possiede una propria fisionomia in stretto legame con il territorio. Ciò per riaffermare una coscienza pubblica in campo culturale perché il bene in questione non solo è la nostra storia, ma potrebbe essere anche il custode del nostro futuro, costituendo il motore della rinascita culturale ed economica del territorio».


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