di Maurizio Verdenelli
C’è un momento di fulminante premonizione per una morte ‘insospettabile’ eppure vicinissima in cui inconsapevolmente si decide di congedarsi dai propri cari. Un addio ultimo, definitivo del quale si avverte solo ‘dopo’ tutta la devastazione interiore. Il bacio di Manuele alla madre (un rito dimenticato da anni) è stato, ad esempio, l’ultimo caso in ordine di tempo registrato dalla cronaca riguardo alla morte di un giovane che ha commosso Urbisaglia nei giorni di Pasqua (leggi l’articolo). E prima di questo, altri episodi analoghi a dimostrare la non casualità di una casistica oltremodo dolorosa. E l’altra sera, a ‘La Bottega del Libro’ dove s’è presentato il suo romanzo ‘Sia fatta la tua volontà’ (Pequod editore) Giuseppe Bommarito ha rivelato, del figlio Nicola, una delle ultime frasi prima della tragedia: «Io per voi ci sarò sempre, nel corpo e nello spirito». Quella frase di cui in quel momento, in famiglia non si comprese appieno il significato è poi diventata il refrain di una poesia con cui il padre ha voluto ‘aprire’ il proprio libro, non a caso dedicato a ‘Nick’. E’ stata, invero, una presentazione molto meno affollata di quella di Macerata Racconta a maggio agli Antichi Forni.

Il pubblico alla Bottega del libro, tra i presenti anche il rettore Luigi Lacché e il pro rettore Rosa Marisa Borraccini
Tuttavia ‘l’intimità’ favorita dal luogo interno alla ‘Bottega’, diverso rispetto a quello en plein air prima previsto lungo corso della Repubblica (un cambio dovuto alla rumorosità del rock delle prove dell’incipiente Musicultura) ha prodotto momenti emozionanti ed inediti. Ha raccontato l’avvocato Bommarito: «Dopo alcuni anni dalla morte di Nicola, nel mio studio ci ritrovammo in quattro. Io, colei che era stata la fidanzata di mio figlio, l’amico che con qualche buon motivo riteneva, allora appena ventiquattrenne, d’aver contribuito seppure inconsapevolmente a quella fine e la sua ragazza. Fu un rito di liberazione, intensa commozione e perdono». Personalmente, dalla morte del figlio, ritengo che sia nato un Giuseppe “nuovo”, un hombre vertical (non che lo fosse prima, certo, ma quello attuale ha un’irradiazione quasi messianica) che combatte ogni giorno, con un fervore incessante, su una linea del fuoco che l’ha fatto apprezzare anche ai lettori di questo giornale.

Bommarito con Maurizio Verdenelli
«Dopo l’esperienza al Messaggero sui temi dell’Ambiente – ha infatti raccontato Giuseppe – ho collaborato con Il Resto del Carlino sui temi della droga. Inchieste molto approfondite, mappature del pianeta-droga. Un breve periodo, appena sei mesi, molto intensi, destabilizzanti ed insieme rivelatori per l’opinione pubblica cittadina di cui il giornale bolognese è ‘pars’. Poi a Cronachemaceratesi dove il mio lavoro d’indagine è diventato a tutto campo, senza limitazioni sul mondo del malaffare e delle centrali della criminalità organizzata le cui ombre cominciano a proiettarsi anche sulla nostra ex isola felice. Tante, in conclusione, le domande sul libro che parla dell’inarrestabile ‘discesa agli inferi’ di un uomo di successo. Un crollo inarrestabile nonostante un corteo di ‘soccorritori’, al modo dei sepolcri imbiancati.
Quasi una filiera di professionisti dell’anti-droga, i personaggi di ‘Sia fatta la tua volontà’ dove tutto è messo in discussione eccetto che la morte e il fallimento di ogni tentativo per contrastare la spietatezza e l’infamità che si porta addosso con il marchio della devianza. E c’è stato spazio anche per la critica da parte di Bommarito: «Da due anni il comitato ‘Uniti contro la droga’ costituito da specialisti ed associazioni, non viene più riunito in prefettura. Eppure si continua a spacciare senza soste, anche qui a Macerata, come dappertutto, a cominciare dalle aree prospicienti le scuole cittadine. Su questo prometto battaglia». Un bell’incontro, introdotto da chi scrive e da Chiara Tomassetti che ha ricordato i 50 anni dell’ex libreria Zanconi ora ‘Bottega’: presenti tra gli altri il rettore Luigi Lacchè, la pro rettore Marisa Borraccini, lo psicanalista Adelio Bravi e l’architetto Silvano Iommi.
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La nostra religione
(con un dogma tra i più medievali e puerili, è vero, ma
che mi piace non discutere), soddisfa questa nostra
illusione promettendoci la
resurrezione della carne
.Come i buddisti sono lontani da noi! Prima di nascere,
prima di morire si sono già detto addio. Si sono
rassegnati serenamente, dai tempi dell’origine ariana, a
questa disperata certezza:
Nulla è; tutto diviene.
L’io ed il non io sono il frutto d’una mera illusione terrestre.
Perchè se così non fosse sarebbe mostruosa, rivoltante
la calma di questa giovane madre che compone tra le
braccia del fanciullo il piccolo elefante d’ebano, il
mulino minuscolo, un rotolo di carte: preghiere forse, o
forse quaderni di scolaretto diligente! e tutto questo fa
senza una lacrima, senza che una fibra del suo volto
abbia un sussulto! Certo costei è una bramina compiuta,
migliore assai di quell’altra madre, quella Marayana
citata nei sacri testi che si strappava le chiome, ululando
sul cadavere del suo unico figlio. E i yogi – si racconta
– cercavano invano di richiamarla alla verità, di
strapparla al demone dell’illusione. E tanto era lo strazio
della donna che, per il potere d’un fachiro, l’anima
ritorna al cadavere già disteso sul rogo. E la madre si
getta sul resuscitato, folle di gioia. Ma il principe
giovinetto s’alza sulla catasta, respinge la donna con un
gemito, si guarda intorno sbigottito, dice:
Chi mi
chiama? Chi mi strazia? Dove sono? Chi ha spezzato in
me l’armonia della Ruota? In quale delle innumerevoli
apparenze del mio passato mi ebbi per madre questa
forsennata? Portatela dall’esorcista! Mara, il tentatore,
ulula in lei!
Così parlato il giovine ricade resupino e
l’anima s’invola nell’ineffabile. La madre, la marayana
Kritagma, fu quella che andò penitente fino ad
Anuradhapura, nel centro di Ceylon, la Roma buddista,
ed ebbe la grazia somma d’essere illuminata da Gotamo
in persona, come racconta il poeta Kalidasa…