Stacca 2 falangi ad un controllore,
condannata a 4 anni e 4 mesi
MACERATA - La nigeriana Magdaliene Rose Louk era sotto accusa per l'aggressione ad un controllore della Apm. Scontata la pena, la donna, in base alla sentenza di oggi, sarà espulsa
di Gianluca Ginella
Staccò due falangi ad un dito di un controllore dell’autobus: condannata a 4 anni e 4 mesi la nigeriana Magdaliene Rose Louk. La sentenza è stata decisa oggi dal Tribunale di Macerata.
Si è chiuso questa mattina con la condanna dell’imputata il processo per la vicenda di cui era stato vittima un controllore dell’Apm, Vitangelo Corvatta. L’episodio risale al primo maggio del 2014 (leggi l’articolo). Quel giorno la donna, Magdaliene Rose Louk, 44 anni, si trovava su di un autobus della linea 3 che era fermo a Macerata, a Rampa Zara.
Il controllore, secondo quanto è stato ricostruito della vicenda, si era avvicinato alla donna per controllare il biglietto. Che la nigeriana non aveva. Le cose poi erano degenerate. Fino al punto in cui la nigeriana aveva staccato con un morso due falangi dell’anulare della mano sinistra del controllore del bus. Corvatta era stato portato al pronto soccorso di Macerata dove i medici lo avevano operato ma non avevano potuto fare niente per riattaccargli le falangi. La nigeriana dal canto suo si era difesa dicendo che lei voleva pagare il biglietto e che era stato il controllore a costringerla a scendere dall’autobus. Questa mattina il procuratore Giovanni Giorgio ha chiesto la condanna della nigeriana a 4 anni e 6 mesi. Il Tribunale ha deciso una sentenza a 4 anni e 4 mesi e l’espulsione, una volta scontata la pena, della nigeriana e 7mila euro per Corvatta. L’imputata era difesa d’ufficio dall’avvocato Andrea Tuzi. Al processo erano parte civile Corvatta e la Apm, assistiti dagli avvocati Simone Rocchetti ed Elisa Moretti.
Dopo la sentenza, il procuratore Giorgio si è detto soddisfatto “innanzitutto perché il verdetto è arrivato entro un tempo ragionevole dall’episodio, poco più di un anno. E’ stata erogata una pena adeguata alla non modesta gravità del fatto. Sono state accolte le mie richieste come quella dell’espulsione”. Il procuratore, che oggi ha tenuto personalmente la requisitoria al processo, ha voluto dimostrare la vicinanza del suo ufficio a Vitangelo Corvatta.

