di Carmen Russo
Dove finiscono i bambini che vengono rapiti, perché e come si riesce a portarli via così facilmente e chi ci sia alla base di questo fenomeno di cui si parla sempre poco. Vincenza Trentinella non solo ha cercato di dare una risposta a questi interrogativi, ma spinta da un senso civico non comune si è messa sulle tracce di una delle scomparse che ha avuto più effetto mediatico negli ultimi anni, il caso dell’allora piccola Angela Celentano rapita all’età di 3 anni, mentre era in vacanza con i suoi genitori sul Monte Faito. “La verità è che non è stata rapita, non è scomparsa e non si è persa. Semplicemente è stata commissionata, ritirata e spedita tramite peschereccio”, così dice la Trentinella ospite speciale dell’evento organizzato da Big Bang e curato da Martina Supplizi in vista della terza edizione dell’Unifestival per parlare, appunto, del fenomeno della tratta dei minori.
Racconta la sua storia, che si interseca con quella di Angela Celentano in seguito ad confidenza di un prelato sul luogo in cui la ragazza viva, ossia in Turchia nell’Isola dei Principi, in custodia di un uomo che lei crede essere suo padre. La sua testimonianza è resa viva dai suoi occhi, il 9 marzo 2009, infatti, Vincenza Trentinella si reca in quel luogo dove vede Angela e suo “padre”, “un uomo ricco e di sangue freddo, la ragazza non mi sembrava turbata ma aveva lo stesso sguardo della sorella ed assomigliava in modo incredibile alla madre”.
Accusata di sciacallaggio, infamata e minacciata, Vincenza Trentinella ha continuato la sua battaglia iniziata alla procura di Napoli, contro tutti. Anche gli stessi genitori di Angela non hanno creduto alla sua storia, sebbene fosse corredata da fotografie e testimonianze. Ma non si è arresa: ha creato un’associazione Onlus “Gli amici del Risveglio” e ha fondato una pagina facebook aperta a tutti, seppur contro il parere del suo stesso avvocato che le suggeriva di “sparire”. Anche la stampa le ha remato contro, affermando che pur coscienti della situazione non potevano parlarne.
“L’unica cosa che voglio capire è perché. Perché non si riesce a verificare questa pista, ho fornito tutti i particolari. Perché non se ne può parlare. Non mi spiego nemmeno come possa la famiglia non avere neanche il desiderio di conoscermi, come abbia potuto non reagire alla notizia e alla foto, dalla quale mi hanno detto non ricevere nessuna vibrazione positiva per potermi credere”. Una verifica da parte del DDA di Napoli è stata fatta, ma lo scenario che si sono trovati davanti era totalmente diverso, ove non era presente né la ragazza né l’uomo da cui è stata cresciuta. “Questa organizzazione riesce a stare sempre un passo avanti alle Istituzioni”, afferma “io mi sono messa come un sassolino in un ingranaggio che funzionava benissimo, per questo ho trovato tante difficoltà”.
L’impegno della signora Vincenza va aldilà della storia di Angela, la sua battaglia consiste nel parlare e diffondere le caratteristiche di questo fenomeno che troppo spesso rimane nell’ombra e la sua azione si rivolge ai giovani: “Non posso darmi pace, potrebbe essere qualunque bambino parente e figlio di chiunque, ma non riesco a vivere in questo mondo, non lo vedo normale. Sola non posso farcela, ma una cosa è certa, io vado avanti”.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati