“Le Cantinette” a Petriolo sono un appuntamento fisso che ha conquistato con la sua allegria il cuore di moltissimi visitatori. L’edizione del 2010 ha visto la consacrazione della manifestazione ed ha spinto gli organizzatori a rinnovarsi per proporre situazioni con ritmi e sonorità differenti. Tanto musica con moltissime presenze prestigiose provenienti da diverse parti d’Italia, e non solo…. artisti di strada, acrobati, molteplici band e stornellatori animeranno i vicoli, le piazze e le cantine. La VI edizione si presenta ancora più ricca di novità, eventi e collaborazioni, come l’apertura della famosa Cantina d’Arsì e la collaborazione con l’associazione culturale “L’Orastrana”. Lo sguardo è sempre diretto alle tradizioni e ciò si traduce con la valorizzazione delle cose semplici, a cominciare dall’accoglienza calorosa che le persone di Petriolo sanno donare con la loro simpatia e passione creando l’ambientazione ideale per chi vuole passare una serata in compagnia all’insegna del divertimento e della musica popolare. I numerosi stands gastronomici offriranno un ricco ventaglio di piatti tipici: dalla polenta, alle stuzzicanti grigliate, alla trippa, ai frascarelli, ai fagioli, ai tutuli de Marì… fino alle squisite frittelle e all’insuperabile cuticusu! Non mancheranno le castagne e il vino rosso, bianco, cotto, brulé e novello!
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Con viva e vibrante soddisfazione faccio i migliori auguri per la riapertura della mitica Cantina d’Arsi:
http://www.youtube.com/watch?v=kovGuBlCQy4
Nel 2008 ha chiuso nell’indifferenza l’ultima cantina vera della provincia: la cantina
d’Arsì a Petriolo. Ersilia Morichetti, la simpatica titolare di questa storica cantina accanto
alle mura di Petriolo, proprio davanti la casa che diede i natali al maestro Giovanni
Ginobili, insuperato studioso del dialetto e delle tradizioni popolari del maceratese, con
molta tristezza ci confessò di aver consegnato la licenza a causa delle infinite incombenze
fiscali e non solo. Ersilia era stanca, il figlio non l’ha seguita nell’attività e poi ci sono
i nipotini da svezzare. Altro non ha voluto dirci, anche se probabilmente il sindaco
avrà cercato di farla desistere, tanto che l’ostessa ci ha mostrato con orgoglio la targa
consegnatagli dal primo cittadino in occasione del cinquantenario dell’esercizio.
Ora il locale è chiuso definitivamente.
Gli scaffali si sono lentamente svuotati. Lì sulle mensole a fianco al bancone facevano
bella mostra le bottiglie di gazzosa (che Ersilia miscelava con il vino) e dei vari sciroppi.
Sotto c’era la mensola dedicata ai barattoli di vetro, colorati da arachidi, semi di zucca
(bruscolini), ma anche da tanti tipi di caramelle. Dietro il banco, un grande frigorifero
azzurro dal sapore retrò custodiva le bibite al fresco. Sotto il banco, assieme ai bottiglioni
di vino più richiesto, Ersilia teneva il vermouth e il marsala. Sullo scaffale c’erano il seltz,
le gazzose, le birre e tanti sciroppi: alla menta, al tamarindo, alla fragola, alla ciliegia,
all’uva spina; vi era inoltre qualche liquore di più largo consumo: anice, grappa, cognac,
Strega. La cucina, al di là della sala mescita, era il luogo per i clienti che volevano
mangiare il baccalà o l’aringa. Durante la giornata qualcuno si fermava per dissetarsi
o per leggere il giornale, qualche altro per ammazzare il tempo, chiacchierando con
chiunque capitasse a tiro.
Rimangono come reliquie le foto alle pareti che ritraggono personaggi di un mondo
lontano, che hanno consunto tavoli e panche per allegre passatelle. Peccato. Non si
ascolterà più l’organetto di Gustì e quell’allegro vociare degli avventori impegnati nel
più vecchio gioco d’osteria: la morra.