L’Eroe dei Due Mondi guardò quel gruppetto di ‘scalmanati’ toscani aspiranti reclute con fastidio per nulla celato. Disse: “Giovanotti, non ho tempo: devo caricare le polveri, devo parlare con il generale Cialdini e … con chi so io…via, a voi questo non deve interessare”. Uno di loro, il Cignozzi, replicò però con foga: “Generale, non ci ha ucciso la malaria della Maremma, non ci uccideranno le palle dei Borboni….”. Garibaldi, un po’ per tagliar corto, un po’ perchè erano rimasti solo in mille in quanto 313 erano sbarcati proprio a Talamone in quanto loro, avevano detto, non volevano farsi strumento del re Vittorio Emanuele II°, acconsentì. Chiamò Bixio: “Nino! Prendi questi ‘bellinati’ (bellimbusti ndr) e dagli una giubba: vengono con noi!”.
Il toscano di Talamone, Cignozzi, come aveva previsto, scampò alle palle dei borboni seguendo il Generale fino al Volturno, si sposò con una bella palermitana, mise su una grande famiglia e trovò impiego nella società di navigazione Rubattino.
“Era sempre un momento di intensità quasi religiosa quando mia nonna, ricordo, apriva quel baule dove c’era la camicia rossa appartenuta all’avo. Quella leggendaria divisa aveva una lacerazione su un fianco che, si supponeva, stava a raccontare di qualche sciabolata evitata in extremis o un proiettile di striscio” racconta l’avv. Carlo Cignozzi, uno dei discendenti di quel fiero garibaldino di Talamone che attraverso lui, pronipote milanese, in Toscana alla fine era tornato.
Un ritorno addirittura trionfale: Carlo Cignozzi è uno dei più celebri produttori di Brunello, a Montalcino, al “Paradiso di Frassina” dove le vigne crescono prosperose e protette dalle ‘malattie’ grazie alla musica immortale e perfetta di Mozart (Adagio e Fuga in Do Minore KV 546).
In pratica il primo centro sperimentale al mondo di biodinamica musicale.
Un esperimento di biosonorità seguito, con prove tecniche (si concluderanno nel 2012) dalle Università di Firenze e Pisa e dal guru del suono Amar Bose.
Il produttore dei ‘Vigneti Mozart’ è stato, sabato 29 ottobre, ospite a Palazzo Persichetti di Corridonia della rassegna “DeSlow GustiBooks Disputandum” a cura della condotta Slow Food di Corridonia (Fabio Pierantoni), del Comune e della Biblioteca municipale di Corridonia, della Camera di Commercio di Macerata, di Efom e con la collaborazione della Bottega del Libro di Macerata.
Cignozzi, 68 anni, una figlia di 12 anni, Gea (nel suo nome un ottimo S.Antimo rosso doc) è stato un importante avvocato del foro milanese, protagonista tra i banchi della difesa negli anni di Mani Pulite: “Era particolarmente dura sostenere i miei clienti quando sapevano che ad attenderli dietro quella porta c’era un pubblico ministero che si chiamava Antonio Di Pietro…”. Poi, nel ’99, la decisione di lasciare le aule giudiziarie per dedicarsi completamente a ‘Messer Brunello’, in quella splendida campagna senese, a Frassina da dove si scorge il Castello di Montalcino (“che barba però la sera! C’è più vita qui a Corridonia”).
In Val d’Orcia, c’è da dire, lui era già di casa, avendo acquistato anni addietro con un gruppo di viticoltori, un’altra proprietà: un’occasione, all’asta “quand’ero ancora un avvocatino e la vidi …traversando la Maremma Toscana… andando da Milano a Roma per un causa”.
Cignozzi oltre al Brunello coltiva pure un’altra passione: Giacomo Leopardi. “Così quando qualche tempo fa, Rizzoli mi propose un libro sulla mia avventura di produttore (mi vengono a trovare cinquemila visitatori, da tutto il mondo, ogni anno) ho subito proposto come titolo: Vaghe stelle dell’Orcia”.
La proposta venne, un po’ a sorpresa, bocciata perchè da un’indagine non era poi emersa una conoscenza del tutto esaustiva del celebre Canto leopardiano “Vaghe stelle dell’Orsa”. Ed ad onta dell’omonimo capolavoro di Luchino Visconti, girato a Volterra, e sopratutto per la popolarità di Cignozzi negli States -ospite di trasmissioni come “Good morning, America”- venne alla fine scelto il più riecheggiante e suggestivo titolo (cfr il notissimo film con Robert Redford): “L’uomo che sussurra alle vigne”. Sottotitolo: “La vera storia del Brunello di Montalcino che cresce ascoltando Mozart”.
Il prossimo anno l’esperimento con Mozart si concluderà con i risultati delle prove e le conseguenti relative attestazioni scientifiche. In attesa del 2012 Cignozzi ha incassato un prestigioso riconoscimento. Il 3 giugno scorso in Brasile a Rio de Janeiro al “Bright Green Cities” (manifestazione promossa dalle Nazioni Unite) il progetto “Musica & Vigne” realizzato al ‘Paradiso di Frassina’ di Montalcino è stato infatti inserito tra i cento migliori che a livello mondiale negli ultimi dieci anni hanno contribuito a creare un ambiente più ecosostenibile ed un’economia verde.
“Dopo Mozart, penso alle armonie dei grandi musicisti marchigiani Giovan Battista Pergolesi e Gioachino Rossini” confida Cignozzi. Non a caso: l’ex avvocato, musicofilo convinto, nelle tranquille sere del “Paradiso di Frassina” ha scritto infatti un’opera buffa dal titolo: “Una DiVino Commedia”. Sottotitolo: “Il Bordolese impero”. Lui, produttore del Brunello, con i superbi francesi, un po’ ce l’ha. Infatti la trama ha come protagoniste le barbatelle. Naturalmente toscane e bordolesi (al centro il Duca Sauvignon). Il lavoro è piaciuto al maestro Luisi Bacalov, Oscar per le musiche de “Il Postino” che ci sta lavorando sopra, riducendo i personaggi da 25 a 12. “Una DiVino Commedia” andrà in scena al teatro de “I Risorti” di Montalcino nella prossima stagione lirica.
“Spero poi di portarla nelle Marche…” dice Cignozzi.
Perchè?
“E’ semplice: la mia è, storicamente, la prima opera buffa dopo ‘Il Barbiere di Siviglia’ di Rossini e ‘Lo Frate ‘nnamorato’ di Pergolesi (andato in scena, nella stagione in corso a Jesi, con successo ndr). Mi sembra giusto pensare alle Marche, che sono bellissime ed hanno inoltre una tradizione di grandi vini”.
Dice Cignozzi: “Vuole sapere inoltre una cosa? Per Pulcinella, Bacalov si è rifatto a Tchaikovsky, a Mozart (Il Flauto Magico) e a Rossini. La strada per le Marche è dunque segnata ed aperta…”.
A Palazzo Persichetti ad ascoltare la sua avventura unica ed affascinante (“Al mio esperimento si sono interessati non solo brasiliani ed americani ma pure gli svizzeri: il governo ha a disposizione qualcosa come un miliardo e 650mila franchi per esperienze come queste”) c’erano , insieme con l’assessore alla Cultura, Massimo Cesca, appassionati del vino e qualche tecnico, ma di produttori marchigiani nessuna traccia. Certamente un’occasione di scambio e di confronto perduta.
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