Venerdì scorso la Fileni, azienda di Cingoli che produce polli, ha indetto una assemblea pubblica nel corso della quale i suoi rappresentanti hanno presentato il progetto del maxi pollaio, da realizzare in contrada Rangone a San Vittore di Cingoli, dopo le proteste del comitato “Salviamo Cingoli” che a sua volta aveva proposto le sue obiezioni la settimana precedente (leggi l’articolo).Dopo l’assemblea però i membri del comitato si sentono tutt’altro che rassicurati.
«Che l’assemblea indetta da Fileni il 28 ottobre 2011 fosse di parte era da aspettarselo – scrivono – non si pensava tuttavia che arrivasse ad essere così spudoratamente di parte. L’azienda ha messo in campo uno stuolo di “esperti” i cui interventi erano tutti tesi a minimizzare gli aspetti negativi dell’allevamento in progetto. Alcune affermazioni di questi personaggi hanno lasciato allibiti i pochi partecipanti che non avevano tutti i neuroni impegnati a comandare i movimenti delle mani nei fragorosi applausi pro Fileni.
Nel silenzio religioso osservato dai dirigenti e dipendenti presenti, l’egregio veterinario, ha svelato l’arcano: il vero pericolo per il territorio è rappresentato dagli asili, descritti come vere e proprie bombe batteriologiche, e dagli allevamenti di gatti che al pari di un assembramento di 240mila polli avrebbero pieno titolo per essere classificati come attività insalubri di prima classe.
L’atmosfera soporifera che si è venuta a creare è stata propiziata dal fatto che l’illustre professore universitario di ultra-decennale esperienza sembrava descrivere un centro benessere piuttosto che una gigantesco allevamento avicolo.
L’intervento di Leonardo Lippi nella sua irruente ineleganza e piaggeria ha rappresentato la ciliegina sulla torta. L’assessore, sottolineando il suo ruolo istituzionale (famiglia e welfare), ha addirittura sollecitato, manco a dirlo ottenendolo, un applauso per la famiglia Fileni descritta come la panacea per tutti i mali di Cingoli.
L’intervento finale di Giovanni Fileni è stata un’ulteriore conferma di un indifendibile pro domo sua. Va bene il lavoro, va bene il profitto, ma hanno pari dignità anche le istanze di coloro che difendono e salvaguardano il territorio in cui vivono.
Abbandoniamo il tono volutamente sarcastico usato fino a questo punto del comunicato per esporre l’opinione del comitato su quanto visto e udito il 28 ottobre.
A seguito dell’orazione tenuta da Cicerone nel 57 avanti Cristo, “La locuzione [pro domo sua] viene citata all’indirizzo di chi difende con fervore una causa propria” (vedi wikipedia). Come ci si può attendere, a differenza dell’arringa di Cicerone, il sostegno dato dai Fileni e dagli esperti di parte al progetto è incorso in gravi deficienze sia di metodo che di contenuto.
Per quanto riguardo il metodo, questi signori hanno accuratamente evitato la possibilità di contraddittorio. Il moderatore, nel dare la parola al pubblico, ha precisato che non sarebbe stato opportuno fare veri e propri interventi, e ha chiesto di formulare brevi domande all’indirizzo del palco. Questo atteggiamento contrasta fortemente con quanto dichiarato all’inizio dell’assemblea:l’azienda è aperta al dialogo. Un dialogo prevede la possibilità di replica alle affermazioni sia dell’una che dell’altra parte. La possibilità di replica non è stata data al pubblico lasciando di fatto l’ultima parola all’azienda. Ultima parola che ha avuto a nostro avviso serie deficienze dal punto di
vista dei contenuti (ma sui contenuti ritorneremo tra un po’). L’atteggiamento della Fileni è ben diverso da quello del comitato che nella prima assemblea pubblica (quella del 14 luglio) ha permesso all’azienda di presentare il progetto con tanto di diapositive e replicare più volte dopo le osservazione dei presenti. Dietro questa differenza di metodo c’è un mondo: il comitato è contro il pensiero unico, da qualsiasi parte esso venga, e non ama gli inginocchiatoi.
Passando ai contenuti ci sono molti punti che non sono stati chiariti. Ecco qui di seguito alcune domande che rimangono senza una risposta. Su quali argomenti tecnici Fileni basa il fatto che l’impianto sia “azienda agricola zootecnica” e non “impianto industriale”?
Dove prende l’impianto l’acqua per l’abbeveramento dei polli? Qual è il carico di azoto previsto per ettaro in rapporto alle normative vigenti, sia per gli impianti “normali” che per quelli biologici? L’impianto non prevede sversamenti e quindi neanche depuratori, ma quale carico organico si determina per ettaro con l’utilizzo a scopo fertirriguo dei liquami raccolti nelle vasche di contenimento?
Non è sufficiente un’autocertificazione attestante che tutta la lettiera andrà alla Nuova Concimer di Berta di San Severino: il produttore è responsabile anche del corretto smaltimento finale del rifiuto. È possibile conoscere almeno il piano di gestione della lettiera
sino all’utilizzo finale? Il Comune di Cingoli nella nota 9152 del 27/6/2011 a firma del Sindaco e del Dirigente ha
imposto alla Regione Marche la Variante al PRG come condizione preliminare per la realizzazione dell’impianto industriale: perché Fileni non ha richiesto la Variante?»
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Sono passato una volta nella zona industriale che ospita i capannoni Fileni..: era d’ estate e l’ odore era nauseabondo.
Se ci capitate , non mangerete più pollo!!!!
deve delocalizzare all’est anche loro…………….via da questa italia
Come si fa ad avere un grande stabilimento come quello della Fileni, per poi non trovare la materia prima da lavorare? Proprio in questi casi si vede la capacità politica di operare. Una Provincia agricola di eccellenza come quella di Macerata deve dimostrare di saperci fare. L’occupazione non si produce solo con le cose belle e profumate, dare fiducia alle regole significa andare avanti e non fare la fine del centro fiere di Villa Potenza nato da un impianto di mostre agricole con tanto di bestiame e attrezzature per l’agricoltura da commercializzare. Tutto finito, ricordate, la Clami posizionata nel quartiere della Pace, trasferita a Jesi oggi si chiama latte TRE VALLI. Speriamo che Cingoli non ripeta i nostri errori. La città di Macerata per molti anni ha avuto una discarica nella sua immediata periferia a servizio di tutti i paesi della provincia, solo il buon senso di responsabilità dei cittadini maceratesi ha contribuito a difendere la scelta politica molto necessaria e impopolare presa in quel periodo.
bravi,,,continuate a dire no! no! no! vedrete che alla lunga Cingoli si salverà da voi!!!
Per seguire il paradigma del Comitato contro l’espansione produttiva della Fileni, mi permetto di avanzareuna osservazione di metodo ed una di merito. Il metodo: forse un atteggiamento meno dogmatico e derisorio verso chi la pensa diversamente otterrebbe risultati migliori. Da simpatizzante della prim’ora di Legambiente, mi par di ricordare che la formazione di una coscienza ambientalista rientra tra le finalità primarie dell’Associazione, così come la sua stringente direttiva secondo cui l’ambientalismo scientifico comporta che tutti i “NO” debbano sempre essere accompagnati dall’indicazione di alternative concrete, realistiche e praticabili.
Nel merito, sono dell’idea che quando sono in gioco lo sviluppo delle attività produttive, l’occupazioe e la ricchezza non solo di una azienda ma di una intera comunità, la battaglia debba riguardare il rispetto rigoroso delle norme che la disciplinano, più che le pur legittime visioni personali. In altri termini, se si vuol essere efficaci, occorre intervenire per la modifica della normativa che consente quello che non ci piace, piuttosto che attaccare a testa bassa l’azienda che tale normativa rispetta. Non vorrei essere frainteso, ma l’idea di una sorta di “mobbing” sostitutivo di una costante campagna di formazione culturale e civile, può determinare un arroccamento delle posizioni dannoso per tutti. Nel caso di specie, si dovrebbe tenere in debito conto anche il fatto che non si tratta di nuovo insediamento, ma di un ampliamento seppure ben consistente. Bene fa il Comitato ad incalzare le istituzioni e l’azienda Fileni perché siano rispettate tutte le regole, meno bene se di questo ne fa una crociata a prescindere.