Fave dei morti

La ricetta della settimana

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di Petra Carsetti

Questi sono dolcetti che possono durare anche per giorni e sono sempre buoni. Vengono così chiamati perché sono preparati in occasione dell’1 e 2 novembre; non a caso nella mia regione esisteva fino a poco tempo fa il rito di distribuire le fave con un po’ di pane durante le cerimonie funebri: lo testimonia il testo di Giuseppe Fabiani (“Ascoli nel Quattrocento”) in cui si racconta di questa usanza tramandata quasi fino ai giorni nostri. Sappiate poi che nella civiltà rurale ancora si decide di seminare la fava il 2 novembre o eccezionalmente il 7 o il 17 o il 27 novembre rispettando la cabala del numero 7, forse legata al fatto che generalmente in un baccello sono contenuti sette semi. Per preservare i semi dalle malattie passarli prima della semina in un caldaio di rame.

INGREDIENTI:

200 grammi di mandorle tostate
250 grammi di zucchero
120 grammi di farina bianca
una noce di burro
2 uova
limone grattugiato

Passate al mixer tutti gli ingredienti. L’impasto dovrà risultare morbido. Fatene ora dei piccoli cilindri e tagliateli ogni 5 centimetri richiudendoli su se stessi; schiacciateli formando delle ciambelline. Disponeteli sulla leccarda del forno (con la carta da forno) per circa mezz’ora a 150 gradi. Il vino consigliato in abbinamento è un Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito. Tra le tante etichette si può scegliere quello della Cantina Conti di Buscareto.



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