Dati distorti sull’occupazione e nuvole nere all’orizzonte. La riunione di questa mattina fra i segretari provinciali di Fillea e Filca, Cgil e Cisl e la Rsu con la dirigenza di Poltrona Frau di Tolentino ha confermato le preoccupazioni sul futuro della forza lavoro dell’azienda. Nel corso della riunione, come sottolineano Daniel Taddei e Primo Antonelli, segretari provinciali di Fillea Cgil e Filca Cisl, sono state ribadite, da parte dei dirigenti Frau, le intenzioni di delocalizzare la cucitura del settore residenziale (poltrone e divani) in Romania, pari ad un totale di 64.000 ore, precedentemente lavorate da aziende locali. Il completamento della delocalizzazione avverrà nei prossimi 18 mesi con un cronoprogamma deciso e dettagliato: il 25% (15.975 ore) entro il 2011, il 70% nel 2012 (44.730 ore) ed il restante nei primi mesi del 2013. Il risparmio previsto, secondo la dirigenza di Poltrona Frau, ammonta a 114.000 euro nel 2011, 225.000 euro nel 2012 e 410.000 euro a regime. “Ma quanto costerà al marchio Poltrona Frau” chiedono i sinda macchiarsi con il made in Romania? L’attuale dirigenza non ha minimamente calcolato le ricadute sull’immagine del prodotto derivanti dalla delocalizzazione di una delle più importanti fasi di lavorazione, che lo ricordiamo sono quattro e non diciassette come goffamente riferito dai dirigenti Frau: taglio, cucitura, imbottitura e assemblaggio. Come può gloriarsi Poltrona Frau nelle sue campagne pubblicitarie inerenti proprio la cucitura, nell’affidamento“alle mani esperte dei nostri artigiani, che seguono le principali fasi di lavorazione e scelgono i materiali più pregiati. Solo così possiamo offrirvi ogni volta la migliore qualità italiana” (foto) quando questo, già ora, non corrisponde alla realtà?
L’azienda cerca superficialmente di sedare le preoccupazioni riguardanti il lavoro dell’indotto promettendo la riconversione delle lavorazioni, tutto già noto sin dalla riunione tenutasi a Monza il 30 agosto scorso e da noi considerato ampiamente insufficiente: riguarderà delle eventuali punte produttive della Frau Car e potrà arrivare al 30% delle ore delocalizzate, senza considerare che i margini di profitto in questa lavorazione sono ancora più risicati.
Oltre al danno dell’immagine del marchio Frau permangono quindi le ripercussioni sull’occupazione locale, considerato che già ora molti dei lavoratori delle aziende terziste sono in cassa integrazione o in contratto di solidarietà. La delocalizzazione sarebbe la mazzata finale.
In merito all’occupazione interna i dati forniti dalla dirigenza sono distorti, in quanto le 41 assunzioni riguardano esclusivamente la Frau car e sono tutti lavoratori interinali o a tempo determinato, quindi dopo i licenziamenti e le estenalizzazioni effettuati, da quando la nuova dirigenza ha iniziato ad attuare il suo programma, il lavoro all’interno dello stabilimento di Tolentino è divenuto più precario e provvisorio.
Dati di bilancio alla mano la sola occupazione che cresce è quella dei dirigenti.
Deploriamo con forza questa scelta infelice che ostacoleremo in tutte le forme, perchè crediamo che il futuro di Poltrona Frau e dei dipendenti debba essere un altro, fatto di qualità del prodotto, qualità e stabilità del lavoro, di investimenti nella produzione, nella ricerca e nella progettazione, ma soprattutto nella valorizzazione del Made in Italy”.
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