Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Macerata ha spiegato questa mattina, nel corso di una conferenza stampa le motivazioni che hanno indotto l’Organismo Unitario della Avvocatura ad indire per il 6 e il 7 ottobre delle manifestazioni in tutta Italia in relazione ai recenti interventi legislativi in materia di amministrazione della giustizia e di ordinamento professionale. Piero Paciaroni, Presidente dell’Ordine degli Avvocati, n qualità di Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Macerata, ha illustrato le proposte dell’avvocatura nell’ammodernamento della giustizia italiana.
«I motivi della protesta riguardano preliminarmente il metodo inaccettabile con il quale si stanno introducendo nel nostro ordinamento importanti interventi in materia di amministrazione della giustizia e di esercizio della professione con norme a sorpresa, inserite in provvedimenti, quali i decreti legge o le relative leggi di conversione che riguardano le manovre finanziarie e che vengono approvati mediante il ricorso al voto di fiducia, senza la benché minima interlocuzione con la classe forense e senza la possibilità che si svolga il necessario dibattito parlamentare.
Le proposte dell’O.U.A. in materia di media conciliazione, giustizia civile e penale, ordinamento professionale e riforma della geografia giudiziaria sono contenute in quattro manifesti. Oltre a tali proposte, e pur volendo prescindere dalle stesse, vi è da dire che è tutta l’avvocatura italiana in generale a riaffermare l’assoluto disinteresse della classe politica italiana ad approvare interventi che consentano di pervenire ad una equa amministrazione del servizio giustizia in tempi ragionevoli: in merito il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Macerata ha già più volte ribadito che l’unico intervento immediato possibile è quello di dare corso ad un reclutamento straordinario di almeno 2000 magistrati da selezionare all’interno della classe forense: ciò consentirebbe di avere risorse sufficienti per ridurre la durata delle cause.
Deve essere rifiutata nella maniera più assoluta l’attuale politica del governo che tende a “privatizzare” la giustizia, obbligando i cittadini a dare corso a loro spese al procedimento di mediazione – ed ora con l’ultima riforma anche ad accettarlo onde evitare le sanzioni introdotte in caso di rifiuto: l’incostituzionalità di tale disciplina è stata già eccepita ed a breve verrà sottoposta al giudizio della Corte Costituzionale, essendo inaccettabile che il procedimento sia al contempo obbligatorio ed a spese del cittadino.
Deve essere denunciata l’assoluta insipienza dell’intera classe politica italiana che sembra non essere a conoscenza di quali siano le reali condizioni in cui si trova l’avvocatura italiana, come dimostrato dal fatto che, da un lato, sostiene che il numero delle cause in Italia sia troppo elevato a causa del numero eccessivo degli avvocati iscritti agli albi nel nostro paese che ha raggiunto quota 220.000, e, dall’altro, afferma che bisogna liberalizzare tutte le professioni, compresa l’avvocatura, facendo di tutta l’erba un fascio e senza individuare quali sono le caste effettivamente esistenti; e conseguentemente sconfessando il predetto teorema fondato sulla asserzione che esiste in Italia un eccessivo numero di avvocati e che ciò sarebbe la causa dell’ingolfamento degli uffici giudiziari.
La stessa inadeguatezza mostra l’intera classe politica sul problema delle tariffe che, dopo aver abolito con l’allora maggioranza di centro-sinistra i minimi tariffari sotto la spinta potente della Confindustria, nascosta dietro l’ingenua tesi che ciò avrebbe portato un vantaggio per i cittadini che avrebbero potuto accedere al servizio giustizia a costi ridotti, non li ha ancora reintrodotti come promesso solennemente in sede congressuale dalla attuale maggioranza di centrodestra, pur avendo appurato che l’attuale sistema “liberalizzato” consente soltanto a banche, assicurazioni e potenti gruppi economici di imporre compensi, a volte indecenti, alla classe forense ed in particolare ai giovani avvocati, mentre non ha comportato alcun vantaggio economico per il singolo cittadino.
Per quanto riguarda la riforma delle circoscrizioni giudiziarie il consiglio dell’ordine degli avvocati di Macerata ha già manifestato all’O.U.A. ed al C.N.F. la necessità di darvi corso in maniera seria e responsabile, abbandonando il metodo, spesso usato in passato, di difendere sempre e comunque l’esistente a prescindere dalla oggettività dei fatti».
La realtà degli uffici giudiziari presenti nella Provincia di Macerata è stata fotografata nella relazione del Presidente della Corte di Appello di Ancona predisposta per la inaugurazione dell’anno giudiziario 2011, dalla quale risultano per i procedimenti dell’anno 2009/2010 i seguenti dati: i procedimenti civili pendenti sono stati 13337 a Macerata (compresa Civitanova) e 1612 a Camerino, i penali sono stati 3577 a Macerata e 386 a Camerino, i procedimenti pendenti della Procura sono stati invece 3769 a Macerata e 889 a Camerino.
«Ad oggi – spiega Paciaroni – sono presenti a Macerata 12 giudici sui 16 dell’organico e 7 procuratori, a Camerino 6 giudici e 3 procuratori: se nel periodo successivo venisse iscritto lo stesso numero di procedimenti, ogni giudice di Macerata si troverebbe a dover trattare 2904 procedimenti contro gli 830 di un collega di Camerino, mentre ogni procuratore di Macerata si troverebbe a dover trattare 1806 fascicoli contro i 1112 di un collega di Camerino.
Tali dati dimostrano come le risorse esistenti vengano utilizzate in maniera inadeguata e che la creazione di un unico tribunale della Provincia di Macerata creerebbe le condizioni per dotare i cittadini di un servizio di amministrazione della giustizia certamente più efficiente: ciò vale per tutti gli uffici giudiziari italiani che si trovano nelle stesse condizioni numeriche.
In merito alla proposta di allargare il territorio di competenza delle singole circoscrizioni per poter salvare i tribunali minori va ricordato che è stato dimostrato dagli studi effettuati dal Ministero della Giustizia e dal C.S.M. che i tribunali che meglio funzionano sono quelli con almeno 20 giudici in organico, mentre le piccole strutture sono destinate a funzionare male anche con carichi di lavoro minimali: a titolo di esempio delle difficoltà che insorgono nella gestione di una struttura troppo piccola, negli ultimi mesi si è dovuta disporre l’applicazione di tre giudici di Macerata ( che si trova già con l’organico al minimo storico e quindi in evidenti condizioni di difficoltà ) per poter far celebrare il dibattimento di un processo penale a Camerino causa l’incompatibilità di tutti e 6 i giudici di Camerino
Aumentare il numero delle cause di un Tribunale minore, attribuendogli ulteriori competenze territoriali, serve solo a mantenere due strutture destinate entrambe a non funzionare: peraltro nel caso della nostra provincia, ove si volesse seguire l’errata affermazione “ piccolo è bello “, poiché il carico di lavoro della Sezione Distaccata di Civitanova Marche è ben superiore a quello del Tribunale di Camerino, si dovrebbe sostenere la necessità di creare un nuovo Tribunale anche a Civitanova Marche, e così via su tutto il territorio nazionale con necessità di dover almeno raddoppiare l’organico della magistratura; il che è palesemente assurdo.
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Macerata chiede alla classe politica di dare corso alle riforme in materia di giustizia e di ordinamento professionale, tenendo in considerazione le istanze della avvocatura e assumendo un atteggiamento serio, concreto e responsabile, svincolato dalle logiche localistiche che spesso fino ad oggi hanno impedito di attuare interventi risolutivi per fornire ai cittadini un “servizio giustizia “ efficiente e tempestivo».
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