Da Paola Giorgi (Idv), vicepresidente del consiglio regionale della Regione Marche, interviene sulle nomine del Cda dello Sferisterio e sulla sartoria Tirelli (leggi l’articolo):
Lo Sferisterio da’ i numeri. Per chi e’ uso (non io) alle perdite inutili e catastrofiche della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona, non risultano poi così tragici… ma questa è un’ altra storia. O forse no (perché con questi chiari di luna bisogna fare rete, sinergie e sintesi). Numeri preoccupanti, ma che non possono essere letti solo con la volontà di mettere all’ indice la direzione artistica. La Direzione Artistica avrà fatto delle proposte che il CDA ha avallato: se c’ erano problemi con la Sartoria Tirelli, il CDA avrebbe potuto dare un indirizzo e arrivare ad una mediazione con le proposte della Direzione Artistica, per dare lavoro, giustamente, alle sartorie locali, altamente specializzate, così come a tutte le risorse in loco.
Leggiamo anche che la Provincia avrebbe praticato una specie di gestione e pie’ di lista: responsabilità sua, non della direzione artistica.
Lo Sferisterio è una ricchezza della nostra Regione dalla quale, tra l’ altro, riceve contributi e non può subire, in un momento molto problematico, quando decidere in fretta è basilare, la stasi che vive.
Non sono certo il dibattito e le riunioni carbonare fra chi poco o niente si mastica di cultura lirica, per piazzare questo o quello senza progetto, che possono prospettare il futuro dell’ Arena Sferisterio.
Bisogna nominare il nuovo CDA subito, con rappresentanze qualificate e responsabilizzate. Questo il primo passo da compiere. Poi bisogna dargli un mandato e un budget e lasciarlo lavorare.
E’ tardissimo. I teatri di serie A presentano le stagione futura, come giustamente si ricordava oggi sulla stampa, nel momento in cui si vive la presente. Il Teatro ha i suoi tempi, i suoi ritmi. Invece di concentrarsi unicamente in un giusto dibattito sul futuro, non sarebbe stato più opportuno prorogare lo status quo, con le ristrettezze che i tempi chiedono, e parallelamente lavorare con calma al futuro dello Sferisterio. Oggi siamo in piena emergenza e muoversi nell’ emergenza trovando le giuste vie da seguire e’ difficile e occorrono preparazione e competenza. E non vedo uomini come il dottor Marco Esposito, la cui memoria è stata incredibilmente umiliata, ieri, in consiglio regionale, da chi proprio non può permettersi nemmeno di pronunciarne il nome. Che c’entra? Molto! in base alle stesse logiche di tergiversazione e di speculazioni di basso profilo, lo Sferisterio sta andando a picco.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati
La crisi finanziaria dello stato e degli enti locali rischia di trascinare nel “baratro” anche la stagione lirica dello Sferisterio. È opinione largamente diffusa e condivisa da tutti gli addetti ai lavori che la lirica non possa essere lasciata in balia della legge della domanda e dell’offerta. Scomparirebbe. Con un danno enorme per la cultura italiana. Sarebbe una perdita per tutti dato che essa rappresenta l’espressione culturale più tipicamente italiana, un simbolo indiscutibile dell’identità nazionale. Allargando il campo si può notare come la crisi, seppur per ragioni differenti, riguardi mercati indirizzati ad un pubblico decisamente più vasto di quello, comunque numeroso, dell’opera lirica come il cinema e la musica. Il problema è che nella società attuale sono i soldi a fare la differenza. E molto spesso la cultura non porta soldi. È certamente vero che la normativa italiana sulle incentivazioni fiscali alla cultura sia complicata al punto da demotivare i privati a investire in cultura e non solo nella lirica. Va anche riconosciuto, tuttavia, che la tradizione filantropica presente ad esempio negli Stati Uniti non è così radicata in Italia. Infatti, alcune iniziative, seppur molto timide, sono state fatte negli ultimi anni per motivare i privati ad investire nella lirica, come ad esempio la trasformazione da enti autonomi a fondazioni private dei teatri, eppure i risultati sul piano della raccolta sono stati trascurabili. La responsabilità, dunque, del costante affanno finanziario della lirica, e non soltanto, sta certo nello Stato, ma anche nella disattenzione della società civile. Da noi, chi ha avuto successo raramente sente il dovere civico di “ricompensare” l’ambiente circostante con qualche significativa manifestazione di generosità, come fanno gli americani con le università, gli ospedali, i musei, le scuole, i teatri, le orchestre. Anzi, si ha il sospetto che in Italia la borghesia dell’Ottocento fosse assai più generosa di quella di oggi. L’arte purtroppo ha sempre avuto bisogno di finanziamenti disinteressati. Si pensi al mecenatismo, nato in età augustea ed esploso alla corte di Lorenzo de’ Medici. Ma al giorno d’oggi è così difficile trovare qualcuno disposto a investire soldi senza ottenerne un ritorno economico? Se si pensa al mondo del calcio sono svariati i nomi di imprenditori che investono in società di calcio. Ma è risaputo che il calcio attira le masse, gli sponsor, le televisioni, porta successo e visibilità e questo la lirica, per quanto possa essere considerata un’espressione artistica superiore, non lo farà mai. Quindi da parte dello Stato è lecito pretendere riforme in grado di dare nuova linfa ad un settore in crisi ma da parte dei cittadini è altrettanto lecito aspettarsi un maggior senso civico e amore nei confronti di un’arte che ha reso l’Italia famosa in tutto il mondo molto prima che si cominciasse a tirare calci ad un pallone.
Enossam: condivido pienamente la sua analisi e le sue argomentazioni sul tema dello “sponsor”. Storicamente la sua tesi è fondata e certamente verificata ( e verificabile). La verità, mi permetto di “arricchire” quanto lei sostiene, è “mutata” ( in peggio) con quella che oggi si chiama “civiltà” (?) industriale, se non addirittura “civiltà finanziaria” ( banca docet). Mi chiedo come mai ci sono tanti sponsors privati ( grandi e piccoli) per le Associazioni sportive ( il calcio, in particolare). Non è forse perchè, in questo caso, il “contratto” che vincola leparti è il seguente ( come tutti sanno e fingono di non sapere): ” ti sponsorizzo 10.000 Euro e mi certifichi 3 o 4 volte tanto” Altro che Lorenzo il Magnifico. Ricordo, inoltre, che Lorenzo ( il Magnifico) era una persona colta e non chiedeva “varianti” ai vari Piani Regolatori. Con simpatia, Guido Garufi