Pedibus: andiamo a scuola a piedi

Seconda puntata della rubrica "Il grande quaderno", dedicata al mondo della scuola

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kristofdi Maria Luisa Lasca

 Non esiste un’epica dell’insegnamento, un’epopea che evochi l’immaginario scolastico. Neppure una narrativa, come avviene per altri ambienti, ad esempio tribunali e ospedali,  ampiamente rappresentati in film e romanzi. Eppure le storie ci sono: studenti, maestri e  professori vivono ogni  giorno l’esperienza scolastica con  qualità, sapienza e poesia.

 Nel Grande Quaderno vogliamo oggi trascrivere una di queste storie: Pedibus.

La distinta signora, per la visita ispettiva sull’andamento degli esami di licenza media, scelse una scuola, nota per le sue traversie: studenti in difficoltà, un ambiente piuttosto difficile e una lunga discesa prima di arrivarci. Nel guidare con prudenza la sua utilitaria, osservò alla destra della strada il cartello, con scritto Fermata Pedibus. Il servizio di accompagnamento a piedi dei bambini della scuola elementare, ideato in Danimarca alla fine degli anni Settanta per promuovere l’esercizio fisico dei bambini e salvaguardare l’ambiente, da un po’ di anni si stava diffondendo in Italia. L’ispettrice aveva fatto parte della commissione regionale per l’affidamento dei fondi ai comuni che avevano richiesto il progetto. La valenza educativa era evidente, qualche comune aveva inviato lo schema dell’organizzazione: la rete dei percorsi, linee che si incontravano, capolinea, fermate intermedie e poi disegni di autobus umani con un adulto alla guida, un controllore al termine e i bambini al centro.

Immaginò con emozione che presso il cartello, fino a due settimane prima, l’autobus umano facesse una sosta, aspettando la bambina con le treccine che attraversava la strada accompagnata dal nonno, accogliendo anche il bambino con i  capelli a spazzola, proveniente, da solo, da una stradina laterale, dalla stessa parte della fermata. Vedeva l’autobus ripartire, più lungo, poi alle ore otto e trenta, dissolversi, davanti all’ingresso della scuola elementare, lasciando riemergere otto alunni che correvano a occupare ognuno la propria aula, due nella quarta, tre nella seconda, uno nella terza e due nella quinta. I bambini del progetto Pedibus erano più puntuali di quelli trasportati con le automobili.

L’ispettrice sospirò, era uno dei suoi vezzi, assieme a quello di  una acconciatura particolare, con le ciocche leggermente sollevate, come per addolcire i lineamenti del viso. Intanto parcheggiava la macchina nel piccolo spazio antistante l’ingresso della scuola media.

L’aspettavano i professori, avevano saputo della visita dell’ispettrice che prevedeva la sua presenza anche durante le interrogazioni. Il presidente di commissione l’ accompagnò al bar vicino, acqua fresca con limone, intanto la intratteneva, va tutto bene, nei collegamenti interdisciplinari qualche studente rivela uno studio mnemonico, ma spesso si può spaziare. Bene, ora vorrei partecipare a qualche colloquio, poi esaminare i risultati delle prove scritte e quelli della prova nazionale.

Entrarono nell’aula degli esami, lo studente è preparato, può anche proseguire lei, professoressa, l’accolse il docente di lettere. Si accomodò accanto al ragazzo, si rivolse direttamente a lui, sai dirmi qualcosa del progetto Pedibus,  alle elementari forse vi hai partecipato.

Ho partecipato, sì, da bambino e da volontario, rispose prontamente il ragazzo. Abitando a circa quattrocento metri dalla scuola elementare, i miei genitori pensavano che non andasse bene che io facessi la strada da solo e neanche che fossi accompagnato con la macchina. Perciò dalla terza elementare in poi sono stato inserito nel servizio di accompagnamento a piedi: mi ha aiutato per l’esercizio fisico, ha ridotto l’inquinamento atmosferico e acustico nei pressi della scuola, ha favorito la socializzazione. Poi dall’inizio della scuola media sono stato volontario per il progetto a favore della mia sorellina e di un cuginetto, ci chiamavano progetto triciclo perché io andavo avanti e loro due dietro a me, formavamo un triciclo umano…

Mi basta, l’interruppe l’ispettrice. Il preside e i professori tacevano, il ragazzo era sereno, la signora scuoteva con grazia la sua acconciatura e sotto la frangia che ombreggiava appena lo sguardo si intravedeva una luce buona. Ma lo studente aveva ancora qualcosa da esprimere e lo voleva dire con la forza e la fiducia dei suoi tredici anni.

   Ho pensato tante volte che i professori dovrebbero sperimentare Pedibus, almeno una volta al mese, potrebbero venire a piedi, a scuola, abitano tutti in città. In tal modo potrebbero parlare, prendere accordi, contribuire a migliorare la qualità dell’aria e della vita di classe, concluse soddisfatto di aver potuto esprimere il suo pensiero.

L’ispettrice immaginava il Pedibus  di docenti che si snodava sul marciapiedi, un po’ disordinato, impetuoso  ma sincero, con persone che formavano un blocco di coerenza e di responsabilità, animate da buona volontà e da un’autentica passione educativa. Si ricordò di un altro Pedibus, di quasi sessant’anni prima, una bambina di sei anni traversava da sola la strada sterrata, sollevava il filo ferrato, una cicatrice al ginocchio avrebbe ricordato per sempre un piccolo infortunio. Poi correva felice attraverso il campo, fresco in autunno, gelido in inverno, morbido in primavera, fino a raggiungere il piccolo edificio in mattoni a un piano, dove un’unica maestra faceva scuola a venti bambini, frequentanti cinque classi diverse.

Hai ragione ragazzo, sospirò, i percorsi migliori sono quelli a piedi.

Soffermandoci su alcuni elementi conoscitivi dal racconto, si può osservare che il servizio di accompagnamento a piedi Pedibus è attivo da anni nel comune di Macerata, i cartelli indicanti i punti di raccolta e le fermate sono visibili nei dintorni delle scuole elementari.

L’esame di licenza media, con le sue cinque prove scritte, italiano, matematica, inglese, seconda lingua comunitaria, prova nazionale Invalsi, colloquio in tutte le  discipline, rappresenta per gli studenti la prima esperienza importante di autovalutazione e di orientamento. I nostri ragazzi affrontano tutte le prove con serietà e maturità.

L’organizzazione della scuola elementare in pluriclassi, cioè classi composte da alunni di età diversa e iscritti a differenti anni di corso, ad esempio una prima e seconda insieme, o una terza quarta e quinta insieme,  esiste fin dal secolo diciannovesimo. Oggi funzionano pluriclassi, nei piccoli plessi di montagna sotto le cinquanta unità, quando il numero degli alunni non è sufficiente per la formazione di una classe per ciascun anno di corso. In provincia di Macerata vi sono attualmente venticinque  pluriclassi.

Il prossimo dodici ottobre più di quarantamila docenti saranno sui banchi delle istituzioni scolastiche dei capoluoghi di regione, per svolgere la prova preselettiva nel concorso per il reclutamento di 2386 dirigenti scolastici (per le Marche concorrono 963 docenti, di cui 98 accolti con riserva, per 53 posti disponibili). Noi continueremo a  chiamarli miticamente presidi, l’epica non bada all’attualità, pur considerando i cambiamenti dei tempi.



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