Il lavoro e la questione femminile
“Si chiedono ancora firme in bianco”

Incontro con Lella Golfo alla Rancia per "Non a voce sola"

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lella-golfodi Maurizio Verdenelli

 

“Scusi, perchè dobbiamo fare rinunce mentre i nostri colleghi maschi no?”. La domanda, la più ‘azzeccata’ della serata, improvvisa e forte come un colpo allo stomaco, è venuta dal pubblico. Precisamente da una ragazza di 23 anni, Carmen Referza.  “Ho nomi e cognomi, li potrei fare -ha incalzato Carmen- I casi? Sono tre. Eccoli: il licenziamento in tronco di una lavoratrice in stato interessante, assunta in nero (a cacciarla è stata una donna, capofabbrica); 2) la richiesta di sottoscrivere in bianco le dimissioni in caso di gravidanza; 3) Un colloquio di lavoro con dentro un’ineffabile domanda alla candidata circa sue future intenzioni matrimoniali, nel breve ed anche nel medio termine…”.

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Oriana Salvucci, Lella Golfo e Cinzia Pennesi

Una casistica antifemminile che fa tornare in mente a chi scrive una ‘questione’ che sembrava appena vent’anni fa sepolta sotto il fronte d’indignazione e di indagini scaturite dalla denuncia pubblica di un bravo sindacalista della Cisl, Giovanni Santachiara, che scoperchiò allora l’andazzo di alcuni imprenditori dell’entroterra (dalle parti di San Severino Marche) di richiedere dimissioni in bianco alle dipendenti coniugate, casomai fosse saltato loro in testa di fare figli. L’emozione fu fortissima, due decenni fa, tanto che il coraggioso Giovanni ebbe, unico nella storia del sindacato marchigiano, un servizio con foto sul prestigioso ‘Times’ di Londra, e naturalmente pure su molti giornali italiani.

Tuttavia da allora di firme in bianco ‘estorte’ in fabbrica al personale femminile, non si era sentito più parlare. O quasi. Fino a venerdì sera, quando nel contesto della rassegna “Non a voce sola”, nell’ovattata e magica atmosfera del Castello della Rancia (dove si cerca ancora di far luce sulla misteriosa morte di una Varano, segregata in secoli lontani alla maniera della monaca di Monza per chissà quali peccati) la domanda della giovane Carmen ha ‘bucato’ il clima celebrativo e soft intorno all’on. Lella Golfo intervistata dalla giornalista Rai, Francesca Maria Alfonsi.

IMG_00221-300x200La deputata del Pdl ha, invero, grandi meriti: sindacalista al fianco delle donne che lavorano sin dai tempi della ‘sua’ Calabria, ha costituito nell’89 la Fondazione Marisa Bellisario (la prima, grande manager in un’azienda pubblica) di cui è presidente, ed è riuscita in tempi rapidi -considerata la prassi- a far varare una legge sulle Quote di Genere che s’annuncia rivoluzionaria. Dal prossimo anno, per tre mandati triennali consecutivi, le aziende pubbliche e quelle quotate in borsa dovranno prevedere nei consigli d’amministrazione la presenza femminile nella quota massima del 30%  (del 20% nel 2012). In pratica è previsto l’ingresso nelle ‘stanze dei bottoni’ della repubblica più maschilista d’Europa di circa 12.000 donne.  Una grande conquista in un Paese dove le donne occupate sono appena il 46%, venendo soltanto prima di Malta, appena poco meglio di un decennio fa (38%) che registrava a sua volta un lieve incremento rispetto al 32% degli anni 80, quando Marisa Bellisario insegnava agli uomini come si raddrizzavano i conti di una grande impresa come l’Italtel, dopo aver diretto magnificamente a New York l’Olivetti ‘a stelle e strisce’.

lella-golfo-2-300x200“La nostra battaglia è quella di arrivare al 60% delle donne occupate. Un obiettivo difficile, sopratutto per il Sud perchè in Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, ma purtroppo non nelle Marche, questa percentuale è stato superata”, dice la Golfo. La quale, a proposito della ‘sua’ legge, che porta la firma anche della collega Mosca- sottolinea: “Una conquista epocale, ottenuta in 14 mesi di faticosa gestazione con audizioni e pareri: favorevole Tremonti, da cui magari temevamo un no; favorevole anche il parere di altri autorevoli referenti…sfavorevolissimo invece quello della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Ma ora è fatta e dal settembre 2012 la legge sulle Quote di Genere entrerà effettivamente in vigore, infrangendo il cosidetto ‘tetto di cristallo’ nei cda e nei consigli sindacali (al cnetro ci sono ce ne sono 2.7000 per un totale di 30.000 consiglieri, di cui solo attualmente sono 276 donne)”. E alla sua intervistatrice che un po’ stupita le chiedeva se avesse indagato personalmente con la Marcegaglia sulle ragioni sulle ragioni del no, Lella Golfo è stata sbrigativa: “Lei ha mandato il parere con tanto di firma autografa… e non ho poi certo pensato di chiedere perchè non volesse una presenza femminile maggiore nei Consigli d’amministrazione”. Ed ancora: “Qualcosa si sta muovendo, s’intende. Nell’89, quando ad un anno dalla morte della Bellisario, chiedemmo per sostenerlo, il curriculum di una laureata con il massimo di voti in Ingegneria elettronica (per ricordare appunto la manager scomparsa a 53 anni) dal setaccio italiano venne fuori solo un nome, da Palermo. Le cose sono fortunatamente cambiate e i curriculum raccolti dalla Fondazione, certificati da due società, sono ormai 2.200”.

IMG_00061-300x200Epperò le opportunità non sono ancora così allettanti se, come ha rivelato la presidente della “Bellisario”: “Mia nipote, 24 anni, ha preferito andare a sperimentare ciò che offre Londra per una giovane laureata, che seguire un master alla Luiss”.

Già, ma tra la stanza dei bottoni e la manovia per la donna è sempre ‘grigia’. La domanda di Carmen (“perchè alle donne si chiedono ancora rinunce?”) prende un  po’ alla gola l’intero, foltissimo auditorio, quasi tutto di genere femminile, che applaude anche se poi si alza chi sostiene le ragioni dell’imprenditoria che deve contare sempre sull’impegno di chi lavora e data la crisi ‘soffre’ molte le assenze per maternità che possono protrarsi per oltre un anno. Il fatto poi che siano quasi sempre le donne a godere di questo congedo (previsto alternativamente anche per il padre, che però quasi sempre vi rinuncia) accentua il ‘sospetto’ nei confronti delle lavoratrici.

A Carmen, Lella Golfo risponde con la sua esperienza personale: “Ho allevato da sola mio figlio. L’ho fatto con grandi sacrifici, senza rinunciare al lavoro e naturalmente neppure all’educazione del ragazzo”.

IMG_00301-300x200Alla serata, presentata dalla giornalista Tiziana Tiberi, hanno partecipato Cinzia Pennesi (Premio Bellisario 2008) che ha aperto musicalmente al piano insieme con la sorella Laura, violinista, il dibattito arricchito da un bel filmato su Marisa Bellisario. In prima fila, con la direttrice artistica della rassegna Oriana Salvucci; il sindaco di Tolentino, Luciano Ruffini e l’assessora Loredana Riccio. Sul finale è arrivata anche la vice presidente della Provincia, on. Paola Mariani reduce da una silente partecipazione alla festa Lube in piazza a Treia. Ma qui, le pari opportunità forse non c’entrano.

 



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