C’è anche Fabrizio Pessina, l’avvocato svizzero di 65 anni considerato il “re dei paradisi fiscali”, arrestato nel marzo 2009 a Milano nell’inchiesta per riciclaggio, false fatturazioni e truffa per la bonifica dell’area Montecity, fra gli 11 indagati a piede libero dell’operazione “Calice”, l’indagine della procura e della Guardia di finanza di Ascoli Piceno, che stamani ha condotto in carcere con l’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata i fratelli Sandro e Nicola Sansoni, per il fallimento di due società ascolane del gruppo Vitawell (cosmetica e benessere). Pessina – era suo il pc nel quale due anni fa vennero ritrovati 576 nomi di presunti evasori fiscali con conti in Svizzera, Panama, Lichtenstein – è indagato insieme all’imprenditore ascolano Mauro Scaramucci, a capo della Vitawell, e ad rappresentanti della società lussemburghese Fineco Capital. Le Fiamme gialle hanno ricostruito operazioni finanziare con società del Lussemburgo, Portogallo, Isole Vergini Britanniche, Cipro, Gibilterra, Bahamas, attraverso i quali gli indagati avrebbero spogliato le due società ascolane del gruppo Vitawell del maggior valore patrimoniale posseduto, i marchi Jean Klebert. Con i proventi distratti, sono state create provviste di denaro all’estero e acquistato un immobile, per un valore complessivo di 11 milioni di euro. (Ansa)
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