di Giuseppe De Rosa
L’anno che il 31 dicembre ha idealmente passato il testimone, al contrario di molti che l’hanno preceduto e dei più che verranno, troverà un posto di tutto rispetto negli immaginari Annali che ormai da diversi secoli a Camerino non si raccolgono più (salvo questa modesta impresa che dura da cinquantaquattro anni e che oggi prova a salpare da porti diversi). Certo, il 2010 è l’anno di un’umile suora vissuta al tempo del Rinascimento e oggi innalzata alla gloria degli altari, Camilla Battista da Varano (1458-1524), un accadimento unico nella Camerino dell’era cristiana, sia perché riguarda una figura femminile, sia perché la santità a Venanzio e Ansovino fu attribuita per fama e non per procedura. Due date si stagliano su tutte: il 19 febbraio – allorquando Benedetto XVI annunciò in concistoro la santità di quella che al cuore dei camerti era nota come la Beata Battista – e il 17 ottobre, quando nella solennità di piazza San Pietro in Roma ebbe luogo la canonizzazione insieme ad altri cinque santi, in un clima festoso e cosmopolita. Il fitto lavoro ch’è dietro a questo avvenimento dello spirito riconduce al monastero di Santa Chiara e alle “sorelle povere” che muovono i loro passi tra le stesse mura in cui visse Camilla Battista. Ricche della loro forza, della collaborazione di tante persone – un po’ meno di quella di certa ufficialità “ecclesiastica” –, di un entusiasmo che soverchiava le poche unità di cui è composto il monastero, hanno consegnato alla città, alla diocesi, alla Chiesa e – perché no? – alla società civile una figura di straordinario rilievo spirituale. Che altri rivoli di diverso profitto possano derivarne alla città, questo non è certo.
La cultura. Mostre, arte, convegni. Per il resto, la Camerino che chiude i primi dieci anni del terzo millennio è quella di sempre. In gravi ambasce, senza una stella polare da seguire, divisa tra cittadini attivi (pochi) e guardinghi (tanti), fascinata dalla politica modaiola degli annunci che mai ha portato un risultato. Per buona sorte, ma è chiaro che non si tratta di fortuna, a rileggere i fatti dei dodici mesi trascorsi si avverte che quasi solo l’attività culturale – nella più vasta accezione che comprende le scuole, l’università, le tante singole iniziative, private e istituzionali – regge l’intera impalcatura. Tra i convegni segnaliamo quello di gennaio sul crocifisso nei luoghi pubblici, quello di aprile su Ignazio Silone e il fascismo e quello di giugno sulla ricerca criminologica. A marzo Vittorio Sgarbi presentò in un affollato pomeriggio di neve il suo “L’Italia delle meraviglie” e all’indomani prese parte, insieme con l’arcivescovo, a un convegno presso l’istituto tecnico commerciale sui diritti della libertà religiosa. Sempre a marzo si concluse a Milano la più straordinaria delle mostre camerti: quella che vedeva riuniti nell’unico ambiente di Brera, dopo la dispersione operata proprio duecento anni fa, i polittici che Carlo Crivelli dipinse nella seconda metà del Quattrocento per la Cattedrale, San Pietro in Muralto e San Domenico. Mentre c’è chi si augura che una simile esposizione sia ora possibile anche a Camerino, registriamo la collaterale stampa di due libri fondamentali per la conoscenza del Crivelli camerinese, dovuti anche all’instancabile ricerca di studiosi della levatura di Emanuela Di Stefano e Matteo Mazzalupi; la curatrice della mostra, Emanuela Daffra, in maggio presentò a Camerino le novità acquisite sul Crivelli. E già che siamo a Milano, ricordiamo anche la riemersione presso la bottega dell’antiquario Sibert del prezioso ciborio scolpito nel ‘500 per la cattedrale camerinese dall’orafo Bonconte Bonconti, opera di grande raffinatezza, ma dai costi proibitivi per essere restituita alla città di provenienza, nonché la presentazione a maggio, all’associazione degli umbri e marchigiani “E. Mattei”, del volume sulla toponomastica camerinese. Il 23 aprile, nell’aula dell’ex chiesa di San Sebastiano, un folto pubblico intervenne alla presentazione del recente restauro dell’Annunciazione di Giovanni Angelo di Antonio, la più evocativa delle opere d’arte del Quattrocento camerinese. Il quasi ignoto Bernardo Bitti, pittore gesuita camerinese vissuto nella seconda metà del ‘500 e morto in Perù nel 1610, è stato ricordato in estate con un convegno e una mostra (fotografica) a Rocca Varano. Non può passare sotto silenzio il completamento dei restauri delle ultime decorazioni della chiesa di Santa Maria in via, riaperta al culto solo nel 2006 dopo il sisma del 1997. Restituito ai pristini splendori, per la munificenza della Fondazione Cassa di risparmio di Macerata, anche il coro ligneo rinascimentale, opera della bottega dell’Indivini di Sanseverino, collocato nella chiesa di Santa Chiara. Il busto di Urbano VIII, di scuola berniniana, situato nella sala dei Priori del municipio e l’Annunciazione del Baciccio, proveniente dalla chiesa di San Paolo di Fiastra e in deposito nel museo diocesano, furono tra le opere camerti più significative prestate alla mostra sanseverinate sull’arte barocca.
Musica, teatro, archeologia, scuole. La musica ha vissuto giorni significativi con l’estivo “Camerino festival” di musica da camera, con i “concerti a palazzo” della Gioventù musicale, con le attività della corale del duomo – in trasferta a Danzica e poi ad Anghiari – che ha organizzato in ottobre un’altra edizione di “Coricantando” e che in dicembre ha festeggiato i cinquant’anni della fondazione, con la crescita professionale di Alberto Napolioni, pianista jazz di sicuro avvenire. La stagione teatrale si sviluppò al “Marchetti”, tra inverno e primavera, senza infamia e senza lode: anche qui pesano i feroci tagli alla cultura che però i nostri governanti hanno ritenuto indispensabili. Una bella novità proviene dalla giovane Maria Sole Cingolani, che forte già di esperienza teatrale, ha avuto l’ardire di fondare a Camerino una scuola di recitazione alla quale auguriamo il successo più ampio possibile. Nel mondo del teatro a Camerino è stato totalmente assente il nome di Betti, la cui fiammella nel 2010 è stata conservata da una studiosa rumena, Maria Tronea, che sull’autore camerte ha svolto attività di ricerca e traduzione, e dalla rappresentazione a Montefano, nel mese di aprile, di “Delitto all’isola delle capre”. E, dato che alla cultura abbiamo assegnato la latitudine più vasta delle cose camerti, ci premono una segnalazione e una doglianza. Nel corso dei lavori delle infrastrutture (acquedotto, metano, fogne, selciati…) in più punti della città sono stati operati rinvenimenti archeologici. Preziosi quelli del 2010: una strada, colonne e frammenti di mosaici d’epoca romana in piazza Mazzini; muri e tombe a Santa Maria in via; edifici, terme, strade, il basamento di una torre e una palificazione lignea pre romana (!) in piazza Cavour. La doglianza: nulla s’è ritenuto di valorizzare, tutto s’è ricoperto nel nome del cemento, del progresso e… della penuria di fondi. Non c’è che dire: un pessimo segnale. Riteniamo di dover menzionare ancora la riuscita celebrazione del “Giorno della memoria”, alla quale il 27 gennaio parteciparono tutte le scuole cittadine; il convegno di aprile sui templari, organizzato da appassionati cultori dell’argomento; il ricordo di un camerinese acuto e fedele come Bruno Fabi, che ebbe luogo il 20 maggio nella sala consiliare del comune; il 150° anniversario della fondazione dell’istituto magistrale, tenuto a teatro con la partecipazione dell’on. Buttiglione e solennizzato da una scarna pubblicazione. Anche nel 2010 non c’è stata scuola di ogni ordine e grado, pubblica o privata, che non si sia spesa in benemerite attività, anche extradidattiche, ed è proprio dalle scuole, le quali, pur navigando tra molteplici e note difficoltà, proseguono senza sosta in quella che ormai è solo un’autentica missione, che proviene l’unico spiraglio che può far invertire la rotta ai destini di Camerino. Uno speciale attestato va dato alla scuola d’italiano per stranieri “Dante Alighieri”, che convoglia di mese in mese decine di giovani che vivacizzano la città e diffondono il nome della città nel mondo.
I libri. Non è stato il 2010 un anno ricco di pubblicazioni (un tempo si poteva dire di edizioni camerti). Ricordiamo lo spontaneo libretto del perugino mons. Bistoni sul vescovo Frattegiani; il libro di Carotti sugli insetti, dal titolo “Minimorum animalium theatrum”; gli atti del convegno del 2009 sulla beata Battista, dal titolo “Un desiderio senza misura”; la quarta deliziosa puntata delle “Piccole storie” di Lucia Martella, arricchita da un dizionario del dialetto camerinese; il nostro “La finestra dell’Appennino”, giunto senza volerlo proprio nel momento in cui ha provvisoriamente trionfato la debellatio di un onesto modo di fare giornalismo a Camerino.
L’università. E’ il capitolo più complesso del 2010 camerte quello dell’università. Il corpo è ancora vivo e intatto. L’ateneo è il motore della città che, senza d’esso, a ben altra sorte sarebbe destinata. Se ne dette atto anche nel corso dell’inaugurazione del 675° anno accademico che ebbe luogo, con la presenza del giornalista Mentana, ad ottobre. Lezioni, ricerca, presenze: tutto scorre nel più consueto dei modi e anche i recenti antagonismi che coinvolgono i discussi accordi con l’ateneo di Macerata, auspice l’amministrazione provinciale, sembrano stemperati nell’inoffensività. D’altronde è stato il Tribunale amministrativo delle Marche, con l’ordinanza del luglio scorso, a ribadirlo: per ora l’accordo non è operativo, e quindi non nuoce a nessuno, in futuro si vedrà… Però, a ben vedere, chi teme per il futuro dell’università non ha tutti i torti, perché il disegno non è chiaro, perché se giurisprudenza dovesse essere “ceduta” a Macerata e veterinaria addirittura soppressa sarebbe oltremodo difficile sostenere, come pure nel 2010 da parte di alcuni s’è ascoltato, che l’università si è salvata. Salvarsi e vivere al cinquanta per cento delle proprie possibilità non avrebbe più senso. Ecco perché, al di là dei tanti distinguo – anche comunali – e della feroce avversità messa in campo dalle istituzioni accademiche e loro parificate, l’opinione pubblica camerinese nel 2010 si è risvegliata con grande partecipazione: basterà ricordare il grande afflusso di pubblico alle assemblee cittadine del 5 marzo e del 9 maggio, l’insperato consenso trovato a Matelica il 9 aprile per la veterinaria, l’eclatante dissenso rispetto all’iniziativa dell’università di convocare la cittadinanza il 30 aprile. Il settimanale camerinese dette puntuale riscontro, fino a che ebbe libera parola in merito, di tutto ciò, creò e seguì il dibattito in ogni momento, dalla seduta del consiglio di amministrazione del 27 novembre 2009 alla firma del ministro che intervenne nello scorso febbraio, svelò all’opinione pubblica l’enorme credito non riscosso che l’ateneo vanta nei confronti del Consorzio universitario del Piceno e parlò con sano scetticismo dei tanti viaggi di sindaco e assessori al ministero.
La politica. La politica è il parente povero del 2010 camerinese. Consigli comunali di routine, opposizioni pressoché inesistenti. A tener desta un’opinione pubblica altrimenti rassegnata, grazie anche al sovrabbondante ricorso all’autorità giudiziaria sono state la comunità montana – che è riuscita a rieleggere i propri organi, ponendo fine a una lungamente protratta gestione commissariale, solo dopo una pronuncia del Consiglio di Stato – e l’amministrazione provinciale, sciolta dopo l’emergere di irregolarità nell’esclusione dalle elezioni del giugno 2009 della lista civica “Lam” del sindaco di Pieve Torina Gentilucci. In marzo fu rieletto presidente della regione Marche Giammario Spacca, del centrosinistra, che prevalse anche a Camerino. Per il resto si ricordano il grande successo nella raccolta delle firme contro la privatizzazione dell’acqua, opera del comitato Cam.bio; le dimissioni dalla giunta comunale dell’assessore Di Girolamo, accettate dal sindaco senza colpo ferire; l’avvicendamento Gigliucci/Marconi alla guida dell’Azienda sanitaria e l’elezione di Francesca Magni a segretario cittadino del Pd. Segni di grande impegno pur nella difficile congiuntura economica quelli mostrati dalle Ipab, guidate dall’avv. Rosella Gaeta, nella gestione della casa di riposo.
Le opere pubbliche. Un capitolo dedicato alle opere pubbliche nel 2010 camerinese suona quasi un’irrisione. Quel che si sta facendo appartiene al passato (la superstrada per Foligno: in dicembre s’aprì una galleria a Colfiorito; la conclusione rapida e un po’ alla buona dei lavori delle infrastrutture; la rotatoria al bivio delle Mosse per Castelraimondo; i lavori che si trascinano per l’ex istituto Antinori in via Morrotto) oppure a un nebuloso futuro (la costruzione del nuovo carcere a Morro; il completamento del quartiere scolastico alle Fonti di San Venanzio dopo il dissequestro accordato dalla procura della repubblica). Il presente che il 2010 ci ha regalato è solo il rifacimento della piazzetta antistante il monastero di Santa Chiara. Su di un bosco (vero), l’arboreto di Tuseggia, il cui sviluppo era stato programmato lungo un ragionevole tempo di 99 anni, si è abbattuto il ripensamento della comunità montana, complice il disinteresse dell’università, che lo ha posto in vendita senza alcun rispetto di vincoli e programmi.
La Chiesa. Quello che rappresenta per la società camerinese è un dato che sfugge le non sempre felici contingenze. D’altra parte se non fosse così non sarebbe neppure Chiesa. Oltre alla canonizzazione di Camilla Battista, che ha segnato questo e tutti gli anni a venire, ricordiamo l’elezione a marzo di padre Giulio Criminesi, dei cappuccini di Renacavata, a padre provinciale; l’eccezionale ricorrenza, il 20 marzo, del 70° della consacrazione sacerdotale di don Gildo Cicconi e il 50° di don Nazareno Moneta; le triennali di Santa Maria in via in giugno; la scomparsa di don Lorenzo Rossetti, di don Domenico Francesconi, dell’ex cancelliere don Marcello Fiorgentili, di don Giuseppe Bagazzoli; la tre-giorni diocesana guidata dall’arcivescovo di Perugia; la peregrinatio della Madonna di Loreto (29 settembre/1° ottobre); il sesto pellegrinaggio a piedi ospedale/Renacavata in ottobre; il convento su Chiesa e turismo il 6 novembre al castello di Lanciano; le dimissioni tacitamente fragorose quanto inevitabili del vicario generale mons. Mariano Blanchi. Al commentatore non s’addice altro giudizio, ma l’impressione che quella che un tempo era per definizione la “casa di tutti” si sia oggi fortemente ristretta solo ad alcuni è qualcosa di più di una semplice idea passeggera.
La cronaca. La giustizia. La vita della città si srotola paziente e pacifica per trecentosessantacinque giorni l’anno. E’ assai raro che qualche avvenimento venga a turbare una siffatta quiete. Però è impossibile nascondere il clamore per un caso di pedofilia addebitato a un anziano 78enne, scoperto in maggio e condannato già a dicembre. Tra gli altri casi che hanno suscitato interesse un’inchiesta per voto di scambio, ancora in fase di indagini, e la condanna mista ad assoluzioni per un’ipotesi di appropriazione di denaro alla comunità montana. Per la vicenda della cava di Statte è giunta l’ora di sempre più complicati giudizi, stavolta in sede civile. Gli uffici giudiziari, sui quali mai cessa il pericolo di paventate soppressioni, continuano a lavorare a ritmi piuttosto serrati e senza significativi arretrati, ma l’ufficio del giudice di pace è fermo da mesi, cioè dal pensionamento della dott.ssa Buresti. Il giudice di tribunale Tosti, che tanto fece parlare di sé per la battaglia combattuta contro la presenza del crocifisso nelle aule di giustizia, è stato destituito dall’ordine giudiziario: ora pende ricorso davanti al giudice amministrativo. A febbraio ebbe luogo la visita del presidente della Corte d’appello di Ancona dott. Angeli e in marzo venne nominato nella persona del dott. Giorgio il nuovo procuratore della repubblica. A gennaio l’ordine degli avvocati rinnovò il consiglio, confermando presidente l’avv. Corrado Zucconi. Due vecchi casi irrisolti sono tornati all’attenzione dell’opinione pubblica dopo alcune decine di anni: la scomparsa della baronessa Rotschild e della sua compagna Guerin, avvenuta nel 1980 sui monti di Sarnano e l’arsenale delle armi di Fiungo, scoperto del 1972, sul quale il 90enne gen. Maletti, latitante in Sudafrica, si è finalmente abbandonato a qualche (reticente) rivelazione.
L’altra cronaca. Alla fine di gennaio doveroso fu il ricordo, della scuola e degli amici, del prof. Domenico Cavallaro nel decennale della morte Due giornate del Touring, il 21 marzo e il 10 ottobre, hanno attratto visitatori in città, quasi a voler significare che questa, assieme alla cultura, è la via da percorrere per rivitalizzare questa terra. Tra le istituzioni va annotato il ridimensionamento (tuttavia positivo se le frenesie dei cambiamenti da parte dell’amministrazione finalmente riusciranno a fermarsi) dell’Agenzia delle entrate. Da segnalare la benefica iniziativa dei familiari della edificazione e intitolazione alla sfortunata Silvia Zucconi di una scuola in Etiopia. Dopo un mese iniziato sotto abbondanti nevicate, il 24 e 25 aprile si registrò tanta gente alla manifestazione “Cortili in fiore”. Anche la settimana iniziale della Corsa alla spada fu all’insegna del maltempo, ritiratosi in extremis solo al momento della corsa, vinta in scioltezza dal giovanissimo Matteo Falzi. La manifestazione, guidata anche nel 2010 dalla rinnovata presidenza di Sandra Gentili, ha saputo essere all’altezza delle aspettative, in attesa che il trentennale del 2011 ci offra qualche novità. In maggio, a Roma, grande folla nella chiesa dei Santi Venanzio e Fabiano per l’annuale incontro dei camerinesi lontani. Nel mese di giugno le feste del quartiere di San Filippo, giunte ormai alla decima edizione, aggregarono persone e fecero riflettere su temi importanti di religione, arte e storia. Il maltempo funestò anche il mese di luglio, in modo da rovinare a turisti e camerinesi la prima parte dell’estate. In primavera chiuse il “registro tumori”, un presidio statistico della provincia che aveva sede a Camerino, privo ormai dei mezzi per sopravvivere. E’ rinata, sotto i migliori auspici del Cus, una squadra di rugby dopo più di trent’anni. Tra le associazioni si è segnalata per attivismo la sezione degli ufficiali in congedo, mentre gli scout hanno svolto attività di volontariato “straordinario” presso le popolazioni terremotate dell’Abruzzo.
A cavallo tra cronaca e cultura non possiamo non annotare come il 2010 abbia registrato grosse novità ai vertici del settimanale “L’Appennino camerte”, privato in un solo atto del direttore don Decio Cipolloni e del suo vice. Le ragioni del perché si sia giunti a tanto suonano ogni giorno più chiare e riconducono all’eterna tematica della libertà e autonomia dei mezzi di comunicazione. Di più chi scrive, attento a non invadere inappropriati spazi, non può in questa sede dire.
I lutti. Numerosa la schiera dei camerinesi che ci hanno lasciato nel 2010. Non c’è stata settimana in cui non abbia avuto luogo un mesto corteo per Coldivobe. Segnaliamo alcuni nomi, convinti che neppure i tanti altri rimasti nella penna la città intende dimenticare: Roberto Lorenzotti, Raimondo Aquili, Maria Moneta, l’ancor giovane carabiniere Sandro Pazzelli, Silvana Mosca, il calzolaio Marino Betti, Franco Biraschi – uomo impegnato nella Chiesa e nella società –, Dante Ubaldi, la maestra Maria Deales, Anna Maria Aringoli Herbst – autrice di una fortunata guida di Camerino –, Lucia Riccioni Romaldi – infaticabile promotrice di mille iniziative a beneficio della comunità –, Mario Salvi, Giulio Petrosilli, Luciano Paggio, Giovanni Gigli, Elio Sgriccia, Maria Costantini Gubinelli. E il dolente elenco continua con Mario Tonnarelli – funzionario di banca, integro nella vita pubblica, tenero negli affetti familiari –, Ezio Pennesi, il 102enne Sesto Severini, Biancarosa Gentilucci, il ristoratore Giovanni Riccioni, l’ispettore di polizia Pasquale Torchia, la piccola Martina Cinquantini, la sfortunata Antonella Barrios Peres – vittima di un incidente stradale –, il giovane docente Fabio Passerà – cultore di materie storiche –, il prof. Leonardo Mancino – vulcanico e colto “meridionale” nato a Camerino –, il chirurgo prof. Fumarola, Lydia Mogetta in Ferroni, Carla Petrosilli, il prof. Giannino Maggi, l’instancabile Valentino Montefiori, la non ancora trentenne Francesca Cappella Menghi, il dott. Giuseppe Berni, lo spazzacamino Bruno Petini, la maestra Mazzoli, l’infermiera Paola Doronzo. Nel 2010 ci ha lasciato anche la stilista veneziana Roberta di Camerino, la cui antica famiglia proveniva proprio da questa città.
Anche l’anno di grazia 2010 ha piegato l’ultima sua pagina. Camerino troverà in quell’ideale libro segnali importanti: di affermazione, di critica, di cambiamento… Mentre tanto, troppo, del consolidato carattere dei camerinesi sembra sfuggire e le vanità di gran parte di questa nostra Italia si riproducono in sedicesimo nella società camerinese, prima fra tutte la piaggeria verso i potenti, in singolare contrapposizione sono un angolo appartato del borgo, il silenzio che vi grava per gran parte della giornata, una storia che per maturare ha impiegato quasi cinque secoli e necessitato dell’ininterrotto lievito della pietà popolare a indicare l’imprevedibile stella polare di cui si diceva all’inizio di queste pagine.
Giuseppe De Rosa
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