di Matteo Zallocco
Mentre Sauro Muscolini continua a non rispondere alle domande dei carabinieri di Tolentino e del sostituto procuratore Andrea De Feis e tramite il suo avvocato Pierlorenzo Ariozzi continua a negare ogni coinvolgimento nell’omicidio di Felice Brandi, spunta un nuovo inquietante particolare. Anche se non c’è ancora l’ufficialità da parte degli investigatori, sembrerebbe che il lungo coltello da macellaio (peraltro ben diverso per dimensaioni e forma da quello che si era ipotizzato all’indomani dell’autopsia sul colpo dell”ex barista tolentinate) trovato nel sacchetto di plastica che Muscolini era intenzionato a occultare all’interno di un grosso contenitore di colla, non sia stato preso nella casa della vittima. Infatti, appare quasi certo che Muscolini portasse con sè il coltello che aveva preso prima di uscire dalla propria abitazione. Questo ovviamente cambierebbe in maniera determinante lo scenario che si era profilato una volta scoperto il delitto e per il quale si era ipotizzato un raptus di pochi secondi che aveva portato l’omicida a colpire per bene 24 volte la sua vittima. L’omicidio, qualora venisse confermato che Muscolini sia arrivato a casa di Brandi già armato, non sarebbe più un fatto accidentale, causato magari da una lite, ma una vera e propria esecuzione già predimitata nella mente del killer. A tutto questo però manca ancora un movente.
Cosa ha spinto Sauro Muscolini, operaio 38enne con contratto interinale a Poltrona Frau, a massacrare la persona coo la quale fino a pochi minuti prima era stato insieme senza lasciar trapelare nulla che potesse far pensare alla orribile tragedia che stava per materializzarsi? La risposta potrà darla solo Muscolini, intanto la pista maggiormente battuta dagli investigatori rimane quella della tossicodipendenza, un mondo frequentato sia da Brandi che dal suo carnefice e dove probabilmente si erano conosciuti e diventati amici. Infatti, al di là della coincidenza che da qualche tempo fossero vicini di casa (Muscolini vive con uno dei suoi tre fratelli e con l’anziana madre nelle case popolari di via Filelfo, a due passi dall’abitazione di Felice Brandi), i due si conoscevano già da diverso tempo. Forse è inutile aggiungere che i familiari della vittima, appresa la notizia del fermo di Muscolini, sono rimasti sconvolti dal pensiero che ad uccidere il suo congiunto possa essere stata una persona che praticamente frequentava ogni giorno la loro casa e che conoscono benissimo.
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