
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente
Da un lato la necessità di tutelare l’ambiente e il paesaggio montani. Dall’altro quella di implementare l’apporto da fonti rinnovabili, territorio in cui le Marche hanno accumulato negli anni un grave ritardo. Tra i due fuochi, Legambiente sceglie con decisione il secondo e lo fa con il suo presidente nazionale Stefano Ciafani, polemico nei confronti della Regione per il no alla realizzazione del mega impianto eolico (nove pale da 180 metri ognuna, potenza di 29,7 megawatt) tra Gagliole e San Severino.
«Le Marche hanno accumulato un ritardo notevole nella produzione di energia elettrica, a partire da quella da fonti rinnovabili. Da diversi anni, la produzione di energia cresce lentamente attestandosi intorno al 34% di capacità di produzione. Significa che il restante 66% del fabbisogno energetico marchigiano va preso fuori Regione – dichiara Ciafani – altrove, significa rifornirsi principalmente di gas e petrolio estero. Fare una transizione energetica verso le fonti rinnovabili non è soltanto urgente dal punto di vista ambientale, ma anche una necessità economica impellente e le Marche sono in netto ritardo. Gli ultimi anni sono stati devastanti sul fronte economico. Da anni, siamo schiavi della speculazione delle lobby del gas, che alla prima crisi internazionale alzano i prezzi sulla pelle di imprese e famiglie. Definire speculativi i progetti di eolico nell’entroterra è ridicolo. Mentre facciamo le pulci a questi impianti la vera speculazione, a cura delle lobby del gas e del petrolio sta mettendo in ginocchio famiglie ed interi settori produttivi».

Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche
L’associazione ricorda che la Regione, lo scorso luglio, ha approvato il Piano regionale energia e clima (Prec), che immagina un contributo di circa 100 megawatt da parte dell’eolico nell’entroterra. «C’è una narrazione che vuole terrorizzare circa l’invasione di questi impianti, ma è una forzatura evidente e lo storico degli ultimi anni e gli ultimi dinieghi arrivati dalla Regione confermano che tra zero pale eoliche e 120 pale eoliche, la tendenza che stiamo seguendo è zero – afferma Marco Ciarulli presidente di Legambiente Marche – questo approccio demagogico è molto pericoloso, perché oggi colpisce l’eolico, ma domani toccherà anche l’agrivoltaico, come già sta succedendo ai progetti di Falconara o di Chiaravalle, entrambi già oggetto di diverse contestazioni».
L’associazione ribadisce che senza i grandi impianti la transizione resterà una chimera. In virtù del meglio, del tutto teorico (il fotovoltaico solo sui tetti) si rinuncia ad un bene (i grandi impianti) favorendo nei fatti il peggio (gas, petrolio e carbone). «Mentre ci preoccupiamo del consumo di suolo di una pala eolica, il ministro Picchetto Fratin valuta di riaprire le centrali a carbone e l’industria fossile continua la sua avanzata anche nelle Marche, con massicci investimenti come il gasdotto Snam nell’entroterra e gli impianti di stoccaggio Gnl a Pesaro e Ascoli – conclude Ciarulli – è qui che ci sta portando lo stallo sui grandi impianti. E questa traiettoria, la manterremo se non cambiamo atteggiamento sulle rinnovabili. Il paesaggio non ce lo cancelleranno le pale eoliche, ma il cambiamento climatico. Basta ricordare che dal 2010 ad oggi la Regione è stata colpita da almeno 111 eventi climatici estremi, ovvero una media di quasi sette eventi l’anno. Così come la biodiversità, la cui principale minaccia, è l’aumento delle temperature, non il rotore di una pala. Le chiacchere stanno a zero, le emissioni ancora no».

Luca Maria Cristini
Ben diversa, per non dire opposta, è la visione di Luca Maria Cristini, fondatore e militante del circolo di Legambiente di San Severino. «Ritengo che l’entroterra non debba essere considerato, come spesso avviene, territorio di risulta da sfruttare a beneficio delle aree costiere, dove c’è maggiore densità di consumo elettrico – afferma Cristini – questa pratica finisce per deturpare le uniche risorse che alle aree interne restano, ovvero l’ambiente e il paesaggio la cui qualità ben si coniuga con il turismo, le produzioni agroalimentari di qualità che le nuove forme di turismo lento dimostrano di ricercare. Le pale potrebbero essere impiantate benissimo nei terreni di risulta vicino alla costa, dove è più facile portare i componenti, fare elettrodotti interrati, meno oneroso distribuire l’elettricità. In mare la velocità del vento é anche maggiore. Perché, allora deturpare i nostri crinali preappenninici, dove fare tutto questo crea danni molto maggiori? Solo perché qui si possono acquisire terreni a costo minore? E perché per questi impianti giungono progetti avanzati prevalentemente da società straniere? La Regione, che ha dimostrato di essere sensibile ai valori ambientali delle nostre montagne, pianifichi opportunamente la possibilità di realizzare questi impianti, rispettando i criteri che ha usato per il no. Questo è l’impegno che devono ora fermamente pretendere, a mio avviso, le associazioni ambientaliste, come allora fecero per chiedere l’approvazione del Pear».
Eolico tra Gagliole e San Severino: nove pale da 180 metri «Non ci faremo imporre scelte dall’alto»
Ma veramente c'è chi pensa che se vengono usate queste mostruose pale eoliche di circa 200 mt d'altezza (il grattacielo Pirelli a Milano è alto circa 120 mt., tanto per darvi un'idea), poi cambia il clima??? ma quando mai!!!
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