
Michele Vittori, sindaco di Cingoli
«Non condividiamo una classificazione che penalizza il territorio e i cittadini e attueremo tutte le azioni possibili nelle sedi competenti per tutelare questo riconoscimento come abbiamo sempre fatto». Non nasconde la testa sotto la sabbia il sindaco di Cingoli Michele Vittori sulla classificazione dei Comuni montani che esclude il paese dalla lista.
Il primo cittadino, pur con toni molto diversi, condivide la critica avanzata dall’opposizione e non è un caso che sia passato in Consiglio comunale all’unanimità l’ordine del giorno proposto dalla maggioranza dal titolo “Cingoli rivendica il riconoscimento di Comune montano”. «L’attuale elenco dei Comuni riconosciuti come montani trae origine da una classificazione risalente al 1952, nella quale il nostro Comune non era inserito – spiega Vittori – un’impostazione che oggi, alla luce delle trasformazioni territoriali, sociali ed economiche intervenute in oltre 70 anni, riteniamo non più coerente con la realtà del nostro territorio. Si tratta di una classificazione stabilita a livello statale e regionale sulla base di criteri tecnici, non decisa dall’amministrazione comunale. Dopo l’approvazione dell’ordine del giorno ci siamo attivati per il riconoscimento di tale diritto».
Il problema è che nella Conferenza Stato Regioni si è deciso che il criterio fosse quello dell’altitudine media pari o superiore a 350 metri sul livello del mare. L’altitudine media del Comune di Cingoli è pari a 337 metri (fonte Istat 2011). «Per questo non siamo stati inseriti nell’elenco, ma faremo il possibile per far sentire la nostra voce», garantisce Vittori.

Irene Manzi, deputata del Pd
Sul tema è tornata anche la deputata Pd Irene Manzi. «I nuovi parametri adottati risultano purtroppo inadeguati e nelle Marche penalizzano in modo incomprensibile territori che, per altitudine e caratteristiche geografiche, dovrebbero essere riconosciuti come montani, come nel caso di Cingoli, che si trova a 631 metri sul livello del mare eppure viene escluso dalla categoria – dice la deputata maceratese – un’anomalia che non possiamo accettare. E non è un caso isolato: lo stesso destino tocca ad altri comuni come Sant’Angelo in Pontano, Colmurano e Loro Piceno, Treia, Urbino, solo per citarne alcuni non riconosciuti come Comuni montani. Il Partito Democratico aveva sollecitato sin dai mesi scorsi una revisione dei criteri originariamente indicati dal ministro Calderoli, ma i nuovi parametri presentati nei giorni scorsi in Conferenza Stato-Regioni, che hanno visto il voto contrario di Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Sardegna e l’astensione del Lazio, rischiano di produrre esclusioni paradossali e inspiegabili. La classificazione dei comuni montani comporta per gli enti locali l’accesso a risorse vitali, ma è anche fondamentale per il riconoscimento di diritti essenziali come il riconoscimento dei plessi scolastici più piccoli, il sostegno alle piccole imprese, l’esenzione dall’Imu sui terreni montani e il rafforzamento delle strutture sanitarie».
Eppure in Regione c’era chi aveva accolto le modifiche con entusiasmo, come il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui (leggi l’articolo). «Non possiamo non constatare che questi nuovi criteri penalizzano i Comuni che più avrebbero bisogno di essere supportati – continua Manzi – le parole di Calderoli sulla “selezione” dei comuni montani non sono affatto concilianti e confermano quanto, fin dall’inizio, avevamo denunciato: una politica che si concentra più sulla definizione tecnica e burocratica dei territori che sul reale sostegno alle comunità montane. Chiediamo con urgenza che il Governo riveda questi criteri e ripristini l’inclusione di Comuni che, purtroppo, sono stati esclusi senza giustificazione valida. È necessario un cambio di passo, che non si limiti a discutere numeri e classifiche, ma che si traduca in misure concrete e risorse adeguate per quei territori che vivono ogni giorno la difficoltà di essere periferici e marginalizzati. In particolare, ritengo che la Regione dovrebbe far proprio l’impegno espresso dall’assessore regionale dell’Emilia Romagna, Davide Baruffi, di sostenere con proprie risorse anche i Comuni montani che sarebbero esclusi in base ai nuovi parametri ministeriali. Non possiamo lasciare indietro nessun Comune, perché la montagna non è un concetto geografico o tecnico, ma un insieme di persone che meritano opportunità e sviluppo».
«Classificazione dei comuni montani ora più aderente alle nostre aree interne»
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