Cento ore tagliate ai medici ospedalieri,
Caporossi: «Danno alla sanità pubblica»

MACERATA - L'ex direttore generale di Torrette, ora consigliere regionale di opposizione dopo l'articolo di Cronache Maceratesi: «Non si possono trattare gli operatori sanitari con il piglio del burocrate di turno. Si aumenta la frustrazione di quei medici che già sentivano le forti sirene esterne della sanità privata»

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Il commento di Michele Caporossi all’articolo comparso ieri su Cronache Maceratesi

di Luca Patrassi

Fioccano le proteste sul fronte della lettera aperta inviata dalla dirigenza Ast ai medici con la quale si informa il personale citato del prelievo dal cartellino delle eccedenze orarie degli anni 2024 e 2025, poco più di cento ore annue che i medici hanno scoperto ora di dover donare all’azienda sanitaria in base – assicura l’Ast – al contratto che i sindacati hanno sottoscritto nel 2024.

MICHELE-CAPOROSSI

Michele Caporossi

A contestare subito l’operazione è l’ex direttore generale di Torrette ed ora consigliere regionale di opposizione Michele Caporossi: «Queste sono decisioni che danneggiano la sanità pubblica e fanno aumentare la frustrazione di quei medici che già sentivano le forti sirene esterne della sanità privata: sono decisioni che minano all’origine l’elemento portante del sistema pubblico, la motivazione intrinseca per citare Elio Borgonovi (docente emerito di Economia aziendale della Bocconi, ndr) di medici che rendono tanto nonostante guadagnino poco e questo accade per spinte intangibili, motivazionali e ideali. Quindi non ci possiamo permettere che le persone si trovino di fronte a brutte sorprese. L’azienda sanitaria deve motivare le persone, l’azienda non è quella che fa i conti ma stimola il senso di appartenenza con i pochi strumenti che ha a disposizione».

Ancora Caporossi: «Ecco la cruda realtà che si manifesta appena s’infrange il muro di fumo della propaganda, un fumo spesso che resiste anche dopo 4 mesi dalla fine della campagna elettorale. L’inaccessibilità della sanità pubblica dipende anche e sempre di più dalla demotivazione degli operatori sanitari. Stretti nella morsa delle diseguaglianze retributive, della concorrenza di gettonisti ed esternalizzazioni, oltre alla disparità di trattamento rispetto a chi ha scelto la sanità privata. Non si possono trattare gli operatori sanitari con il piglio del burocrate di turno se non garantisce la corretta applicazione del contratto e trascura le corrette relazioni sindacali».

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