
La presentazione dell’inchiesta Podcastle su consumi, dipendenze e malesseri della generazione Z presentato oggi pomeriggio all’auditorium dei licei Da Vinci
di Laura Boccanera (foto De Marco)
Il 72% degli studenti non ha mai fatto uso di sostanze illegali, ma aumenta il consumo di psicofarmaci senza prescrizione. Per la prima volta le ragazze superano i maschi per abitudini legate al fumo e al consumo di alcol. E i liceali stanno peggio dal punto di vista psicofisico rispetto ai colleghi di istituti tecnici e professionali. È il quadro che emerge dalla più ampia indagine mai realizzata sul territorio dell’Ast di Macerata su droghe, benessere e stili di vita giovanili, presentata questo pomeriggio nell’aula magna del liceo Da Vinci.

Silvia Agnani, dirigente sociologa delle attività di prevenzione dell’Ast insieme a Ilenia Ferracuti, educatrice professionale hanno illustrato i dati del sondaggio
La ricerca, realizzata nell’ambito del progetto Podcastle dal dipartimento Dipendenze Patologiche dell’Ast di Macerata, ha coinvolto oltre 6.400 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, pari a circa il 60% della popolazione scolastica delle scuole aderenti e al 41% dell’intero territorio Ast. «Mai successo prima di riuscire a mappare in modo così capillare il nostro territorio», ha sottolineato Silvia Agnani, dirigente sociologa delle attività di prevenzione, insieme a Ilenia Ferracuti, educatrice professionale. Un vero e proprio censimento statistico, costruito con 127 domande somministrate tramite Qr code in 12 istituti e 25 sedi scolastiche, con un tasso di adesione altissimo, dai 1183 ragazzi e ragazze di Civitanova, pari al 57% della popolazione studentesca. In pratica sul territorio provinciale il 41% ha risposto al sondaggio.

Gianni Giuli con Andrea Foglia
Ad aprire i lavori di presentazione dell’indagine è stato Andrea Foglia, coordinatore del tavolo per il benessere delle giovani generazioni che ha definito lo studio «un punto di partenza e non di arrivo», assieme a Gianni Giuli, direttore del dipartimento che con soddisfazione ha sottolineato come i risultati dell’indagine restituiscano un quadro scientifico sui comportamenti della generazione Z. «La prevenzione deve basarsi su evidenze scientifiche. Ci sono cose che funzionano e altre no – ha detto – Il progetto Podcastle è arrivato secondo a livello nazionale proprio perché rispetta questi criteri. Se le istituzioni non lavorano insieme, lo spazio viene occupato dalla criminalità organizzata o da una rete che non sempre è positiva». Tra il pubblico tanti amministratori, i sindaci e assessori dei comuni di Civitanova, Monte San Giusto, Montecassiano, Montecosaro, consiglieri comunali, realtà dell’associazionismo e mondo della scuola.
Rispetto ai dati regionali e nazionali le risposte dei ragazzi parlano di un quadro in cui non è la droga l’aspetto più allarmante: il 72% degli studenti coinvolti dichiara di non aver mai fatto uso di sostanze illegali nella vita, il 22% di aver usato una sostanza, il 4% di aver sperimentato due o tre tipi e una fetta più piccola 4 o più droghe. I cannabinoidi restano la sostanza più diffusa, ma al secondo posto, ed è il dato che più colpisce, compaiono gli psicofarmaci assunti senza prescrizione medica. Un fenomeno silenzioso, già rilevato anche in altri studi italiani ed europei, che apre interrogativi importanti sul rapporto tra giovani, disagio e automedicazione.

Accanto al tema delle droghe, l’indagine ha acceso i riflettori su altri comportamenti a rischio analizzando anche i consumi in merito a alcol, fumo, gioco d’azzardo e benessere digitale: Il 40% degli studenti fuma, spesso alternando sigarette tradizionali, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche. Un’abitudine in crescita rispetto al passato: «un dato che è in controtendenza e che probabilmente è legato ad una serie di prodotti ponte usati per smettere di fumare, come lo svapo, che invece viene introdotto e diventa l’accesso a forme più strutturate di dipendenza dal tabacco – ha illustrato Agnani – inizia sempre più precocemente, già in prima e seconda media e che riguarda in modo particolare le ragazze». Lo stesso sorpasso femminile si registra anche sul consumo di alcol: il 20% degli studenti dichiara di ubriacarsi almeno una volta al mese e il 9% una volta a settimana, con percentuali ormai superiori a quelle dei coetanei maschi.
Nuove criticità emergono anche dal mondo digitale. L’utilizzo medio dello smartphone supera le cinque ore al giorno, ma su questo tema permane un forte tabù: una quota significativa di studenti, soprattutto tra le ragazze, si rifiuta di rispondere alle domande. «È un dato che parla da solo», hanno evidenziato i ricercatori, segnalando una possibile sottostima del fenomeno. Incrociando i dati, proprio l’uso intensivo dello smartphone e il fumo risultano maggiormente correlati agli indicatori di malessere psicologico e fisico.
E il malessere, in effetti, emerge con forza. Attraverso il test WHO-5 sul benessere psicologico, oltre il 60% degli studenti presenta punteggi che indicano una condizione di disagio. Colpisce in particolare la situazione dei liceali, che dichiarano livelli di malessere superiori rispetto agli studenti degli istituti tecnici e professionali, mentre le ragazze riportano più frequentemente disturbi fisici e psicologici come irritabilità, cattivo umore, mal di testa e disturbi del sonno. Solo il 31% dei quindicenni dichiara uno stato di benessere.

Complimenti per il lavoro fatto
Volto del disagio giovanile? Parlerei più di fallimento del ruolo dei genitori degli adolescenti della società contemporanea. La flessibilità e lapproccio amichevole dei genitori porta, dal mio punto di vista, a risultati ambigui. La mancanza di confini chiari e la paura di limitare lautonomia dei figli possono incidere negativamente sulla disciplina, creando unambiguità dannosa per lo sviluppo degli adolescenti stessi.
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