Imprese in crescita nel 2025:
Macerata ne conta 193 in più.
L’artigianato col segno meno

ECONOMIA - I dati di Confartigianato. Il presidente Mengoni: «Alle nostre Pmi diciamo con chiarezza che non ha più senso attendere: i cambiamenti sono già in atto. L’internazionalizzazione resta strategica e va sostenuta accompagnando chi investe»

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Enzo Mengoni, presidente di Confartgianato

Cresce il numero delle imprese ma l’artigianato è sotto pressione. È la sintesi di una economia in chiaroscuro che stila Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo.

«Il 2025 – spiega l’associazione di categoria – è stato un anno di segnali contrastanti per il sistema produttivo marchigiano. Se da un lato la dinamica complessiva delle imprese torna positiva, dall’altro il mondo dell’artigianato continua a mostrare difficoltà diffuse, confermando un quadro fatto di luci e ombre, soprattutto in alcuni settori tradizionali. A fare il punto è Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo. A livello nazionale, il totale delle imprese registra un tasso di crescita pari a +0,96% (-0,16 nel 2024), in aumento rispetto all’anno precedente».

Le Marche – secondo i dati – tornano in territorio positivo con un +0,27%, pur rimanendo nelle ultime posizioni del ranking regionale. «All’interno di questo contesto, spicca la performance di Ascoli Piceno, che chiude il 2025 con un saldo positivo di 217 imprese e un tasso di crescita dell’1,02%, seguita da Macerata con +193 imprese e un +0,57%. In controtendenza Fermo, con un saldo negativo (-78 imprese) e un tasso di crescita pari a -0,42%. Il quadro complessivo delle imprese evidenzia criticità settoriali rilevanti. In regione risultano in maggiore sofferenza il commercio, con una perdita di 500 imprese attive (-1,8%), le attività manifatturiere (-2,1%), l’agricoltura e pesca (-1,3%) e il trasporto e magazzinaggio (-2,8%)».

Tengono invece le costruzioni, che tornano a crescere, insieme ad alcuni comparti dei servizi, come le attività immobiliari, i servizi alle imprese e le attività finanziarie e assicurative. «All’interno del manifatturiero, persistono le difficoltà nei settori storici del made in Marche – prosegue l’associazione -: in particolare la fabbricazione di articoli in pelle e simili, l’abbigliamento e la lavorazione dei metalli continuano a registrare cali significativi, mentre mostrano segnali più positivi le attività legate alla riparazione e manutenzione di macchinari. Più complessa la situazione dell’artigianato. A fronte di una sostanziale stabilità a livello nazionale, nelle Marche il comparto chiude il 2025 con un calo dello 0,55%, pari a 211 imprese artigiane in meno. Fermo evidenzia la flessione più marcata (-1,96%), seguita da Ascoli Piceno (-0,54%) e Macerata (-0,14%)».

Il manifatturiero artigiano resta il segmento più in difficoltà, con perdite nei settori della pelle e dei prodotti in metallo, mentre le costruzioni artigiane mostrano segnali di recupero. Il commento di Enzo Mengoni, presidente territoriale Confartigianato Mc-Ap-Fm: «Alle nostre Pmi diciamo con chiarezza che non ha più senso attendere – le sue parole -: i cambiamenti sono già in atto. I mercati internazionali si sono trasformati rapidamente, tra scenari bellici e nuove barriere commerciali. Per questo guardiamo con interesse ai nuovi accordi, come Mercosur o l’intesa Ue-India, ma chiediamo tutele, responsabilità e massima chiarezza: devono aprire opportunità reali per le nostre imprese, non saturare il mercato interno con prodotti che non rispettano i nostri standard. L’internazionalizzazione resta strategica e va sostenuta accompagnando chi investe, perché digitalizzazione e ammodernamento della produzione non sono più rinviabili».

In questo senso, secondo Mengoni, sono utili strumenti che rafforzano la capacità di investimento: «Bene la Zes, soprattutto per interventi strutturali, e positivo anche il recente sostegno della Regione Marche per facilitare l’accesso al credito. Sul fronte manifatturiero la crisi è reale e articolata, ma non può e non deve tradursi in uno snaturamento del prodotto e del Made in Italy. Al contrario, la risposta più efficace è il rafforzamento della qualità: puntare sempre più su una fascia alta, su un posizionamento top di gamma, capace di valorizzare la differenza che i nostri distretti e la nostra manifattura sanno ancora esprimere. Significa anche creare nuovi spazi, nuove occasioni di business e nuovi mercati, dove la qualità diventa il vero fattore competitivo. Infine – conclude -, se è giusto guardare ai mercati esteri, non va trascurata la domanda interna. Le imprese devono cogliere anche le opportunità legate al turismo e alla crescita degli arrivi, che stanno interessando sempre più anche le Marche. Integrare manifattura, territorio e servizi può diventare una leva decisiva: saper intercettare ogni occasione, senza rinunciare alla propria identità produttiva, è la chiave che può fare davvero la differenza».



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