
L’arcobaleno fotografato da Max Bellagamba, in località Catafolle di Cingoli
Il cielo manda le sue scuse al termine della prima domenica d’agosto, rovinata da piogge e temperature ben lontane da quello che dice il calendario (leggi l’articolo). Lo fa tracciando con un compasso di gocce d’acqua e luce l’arco perfetto di uno spettacolare arcobaleno, raramente visibile in modo così definito. Lo spettro di colori è stato colto dall’obiettivo del musicista Massimo Bellagamba, in località Catafolle di Cingoli poco dopo le 20,10 di oggi.

L’arcobaleno da un’altra prospettiva
Un tramonto così non si vede tutti i giorni. Si spera che sia di buon auspicio: se dove “cade” l’arcobaleno c’è sempre un tesoro, si spera che, alla fine di questa giornata di maltempo, ci sia almeno un altro bel mese d’estate.
Raffiche di vento e pioggia, alberi caduti in provincia. Forte grandinata a Osimo
Spettacolo
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Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L’artigiano a mirar l’umido cielo,
Con l’opra in man, cantando,
Fassi in su l’uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell’acqua
Della novella piova;
E l’erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo a’ suoi studi intende?
O torna all’opre? o cosa nova imprende?
Quando de’ mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E’ diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.
(Giacomo Leopardi)