«Aveva il terrore negli occhi, dovevo agire»
Così il comandante Alberigo
ha salvato la donna sul cornicione

PORTO POTENZA - La giovane minacciava di gettarsi nel vuoto dopo una lite con il compagno. Il maresciallo: «Dovevo intervenire subito. Tra gli ostacoli c'era un pitbull nell'appartamento. Paura? Zero. Cosa mi ha spinto a farlo? Il senso civico»

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Alessio Alberigo

di Alessandro Luzi 

«La donna era seduta sul parapetto con i piedi nel vuoto, aveva il terrore negli occhi. Dovevo agire subito e l’ho fatto senza tentennamenti». È il racconto del comandante della stazione carabinieri di Porto Potenza, il maresciallo capo Alessio Alberigo, intervenuto lunedì mattina per salvare una giovane che si era seduta su una balaustra al terzo piano di un condominio e minacciava di gettarsi nel vuoto (leggi qui).   

«Quando lunedì è arrivata la segnalazione alla stazione di Porto Potenza ero in caserma a ricevere il pubblico – prosegue il comandante -. Non ho esitato ad affrontare con estrema tempestività la situazione, consapevole che non bisognava perdere tempo. Mentre allertavo la Compagnia di Civitanova, affinché mi inviasse ausilio, raggiungevo velocemente quell’abitazione che si trova proprio nei pressi della caserma. Ho notato che la ragazza era effettivamente seduta sul parapetto con i piedi nel vuoto. D’istinto, anche se ero solo, sono subito entrato nell’appartamento, dove c’era un pitbull. Ho mantenuto la calma, agendo con estrema prudenza per evitare che la situazione degenerasse, riuscendo a raggiungere il balcone. Il mio sguardo incrociava quello della giovane donna ed ho colto il terrore nei suoi occhi. Due parole di rassicurazione e nessuna esitazione: mi sono sporto sul parapetto e l’ho riportata in salvo sul balcone». Poi il sospiro di sollievo: «Pochi attimi, ma intensi, suffragati fortunatamente da un lieto fine – prosegue Alberigo -. Una volta al sicuro, ho calmato gli animi tesi della famiglia, mentre arrivava l’ausilio dei colleghi del Nucleo radiomobile di Civitanova. Ho agito, senza tentennamenti, con la gioia nel cuore per essere riuscito a trarre in salvo la donna».

Nella corsa verso l’appartamento «ho cercato la massima concentrazione per affrontare quel pericolo. Una volta sul balcone, la situazione era ben peggiore di quanto avessi immaginato. Ho subito notato i segni di un forte stato di alterazione psico-fisica. Aveva gli occhi lucidi, aspetto confuso come da sonnolenza e un equilibrio decisamente precario. Ho percepito, a quel punto, che il pericolo era estremo e imminente. La donna era seduta su pochi centimetri di bordo e poi il vuoto. Sapevo di dover agire subito, e così ho fatto».

E poi ancora: «È stato difficile in quel momento comprendere pienamente la situazione interna all’appartamento, ma la mia attenzione era totalmente focalizzata sul pericolo imminente. L’adrenalina e l’istinto mi hanno aiutato a gestire la presenza, poco rassicurante, del pitbull; probabilmente in altre circostanze sarebbe stato un ostacolo significativo. La vita della donna era in gioco, e questo superava ogni altro rischio. Credo che la rapidità e la determinazione siano stati fondamentali per risolvere la criticità che avevo davanti a me. Ho agito con tutta la mia forza, la mia concentrazione era tesa a non sbagliare il gesto di aiuto e non rischiare di sbilanciarmi nel vuoto. La mia premura era duplice: trarre in salvo la ragazza e non precipitare anch’io nel vuoto. Dovevo evitare ogni sua reazione imprevedibile che avrebbe compromesso tutto. Fortunatamente non c’è stata resistenza da parte della donna e la mia azione si è rivelata risolutiva. Dopo il salvataggio della donna, ho visto rientrare in casa il suo compagno con in braccio il loro bambino di pochi mesi e la mamma che si trovava in un’altra stanza dell’abitazione».

Un salvataggio che ha fatto tirare un sospiro di sollievo al maresciallo Alberigo: «Mi sono sentito appagato e contento di come sono andate le cose. Cosa mi ha spinto ad agire? Il senso civico che ritengo dovrebbe avere ogni cittadino in particolar modo noi che vestiamo questa divisa. Paura? No, assolutamente. In quel momento la priorità era aiutare la donna, racconta emozionato. Sono orgoglioso di far parte di un’istituzione che è sempre fra la gente e per la gente. Non esistono soluzioni semplici ai problemi sociali, ma noi carabinieri siamo spesso chiamati a intervenire anche nei momenti più tragici e il nostro impegno è sempre quello di lasciare la situazione migliore di come l’abbiamo trovata. Nel mio cuore porto ora il pensiero di quel bambino di pochi mesi che merita un futuro sereno. Mi auguro, davvero, che il grande impegno profuso da tutti possa aiutare quella famiglia a ritrovare la serenità».

L’attività del comandante non è finita lì. Dopo il salvataggio i militari si sono messi a lavoro per capire il quadro famigliare della donna. «È emersa una situazione complessa ma abbiamo lavorato incessantemente – dice il maresciallo Alberigo – anche di concerto con i servizi sociali del comune di Potenza Picena e con il servizio di Pronto intervento sociale dell’Ambito territoriale 14 della Caritas di Porto Potenza abbiamo reperito una soluzione abitativa per la notte e organizzato il rientro nel paese di origine».

 

Minaccia di gettarsi nel vuoto, salvata dai carabinieri



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