
La copia dell’anello
di Monia Orazi
L’anello rubato al santo patrono di San Severino è stato ricreato, grazie all’orafo Panebianco e benefattori anonimi. Un gesto di grande generosità ha restituito dignità al santo patrono di San Severino. Dopo quasi un anno dal furto che aveva privato il simulacro sacro del suo anello, alcuni benefattori anonimi insieme all’orafo Danilo Panebianco hanno realizzato un nuovo monile che è tornato ad adornare la mano del santo nella chiesa di San Lorenzo in Doliolo.
Era l’estate del 2024 quando ignoti malviventi riuscirono a sottrarre l’anello d’oro con topazio citrino dal simulacro, rompendo il plexiglass della teca in cui è custodita la reliquia. Il furto fu scoperto solo nel gennaio 2025, quando l’architetto Luca Maria Cristini notò l’assenza dell’oggetto devozionale durante una celebrazione religiosa.
La svolta è arrivata attraverso un semplice messaggio WhatsApp. «Pochi giorni dopo il furto sacrilego mi arriva su whatsapp una foto sfocata del vecchio anello di San Severino con la richiesta se avessi potuto rifarlo uguale – racconta Danilo Panebianco -. I mittenti del messaggio gradiscono rimanere anonimi, mi spiegano di essere stati veramente turbati da questo atto vile per cui bisognava rimediare».
L’orafo non ha esitato ad accettare l’incarico, spinto da un sentimento di rispetto verso i santo patrono: «Nutro per tutti i santi grande rispetto per la loro coerenza che spesso li ha portati ad estremi sacrifici, figuratevi quale rispetto e simpatia io possa nutrire per i nostri santi patroni San Severino e San Pacifico».
Panebianco spiega: «Ho trovato questa iniziativa veramente bella e nobile per cui non solo abbiamo rifatto un anello che restituisca la dignità al nostro amato San Severino, ma oltre a dare fondo a tutte le nostre risorse in fatto di creatività abbiamo voluto partecipare alla spesa creando qualcosa di unico e di più bello rispetto al monile precedente».
Il furto è stato facilitato dalla collocazione temporanea del simulacro. Come aveva spiegato il parroco padre Luciano Genga dopo la scoperta del furto, le reliquie del santo sono ospitate presso la chiesa di San Lorenzo in Doliolo perché il Duomo vecchio, situato nel sito a Castello al Monte, rimane inagibile dopo il terremoto.
«Approfittando del fatto che le reliquie del santo sono momentaneamente ospitate presso la chiesa di San Lorenzo in Doliolo che se pur magnifica è meno sicura del duomo per quanto riguarda i furti, rompendo il plexiglass della teca è riuscito a sfilare l’anello e a dileguarsi senza lasciare traccia», ricostruisce l’orafo. L’anello, che insieme alla mitra e al pastorale costituisce uno dei tre simboli sacri di San Severino vescovo, ha un valore principalmente devozionale. Le indagini dei carabinieri per identificare gli autori del furto proseguono.
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