
La pista di pattinaggio di Collevario
Da un lato la Skyroller, dall’altro la V Inline Speed Skating e il Comune in mezzo a cercare di fare da paciere. Oggetto del contendere la pista di pattinaggio di Collevario. La V Inline Speed Skating, infatti, reclama il fatto di non avere accesso alla struttura per far allenare i propri atleti, costretti quindi a doverlo fare in strada, con tutte le conseguenze del caso.
In principio, nel 2022, di società ne esisteva una sola: la Skyroller. Era nata all’indomani della ristrutturazione della pista di Collevario, raccogliendo subito molte adesioni. Da una costola dell’associazione, però, è fuoriuscito un gruppo che ha dato vita alla V Inline Speed Skating. E la coesistenza tra le due realtà è stata subito problematica. «È con amarezza e indignazione che denunciamo pubblicamente quanto sta accadendo – rimarca la V Inline Speed Skating in una nota – nonostante mesi di richieste formali, incontri istituzionali e proposte di mediazione, il Comune, e in particolare l’assessore allo sport Riccardo Sacchi, ha scelto di non dare seguito alle intenzioni inizialmente dichiarate, ritirando la proposta di revisione della convenzione con la società Skyroller, attuale concessionaria dell’impianto. Questo passo indietro è avvenuto senza alcuna reale motivazione, lasciando una comunità sportiva intera senza un luogo in cui allenarsi. Durante l’incontro tenutosi all’Assessorato allo sport il 15 aprile scorso, l’avvocato Alessandro Peca, intervenuto per conto della nostra associazione, ha sottolineato con fermezza come l’attività sportiva sia un diritto di tutti e che scegliere di costituire un’associazione sportiva e chiedere l’utilizzo di uno spazio pubblico è legittimo e doveroso».
L’obiettivo non è creare divisioni, ribadisce la società. «Vogliamo trovare una soluzione equa per permettere ai nostri giovani atleti di praticare uno sport che amano, in condizioni dignitose e sicure – finisce il club – ad oggi, invece, i nostri ragazzi, tra i quali annoveriamo anche la campionessa italiana 2024, sono costretti ad allenarsi per strada, tra le auto, in condizioni non solo inadatte, ma pericolose per la loro sicurezza. Tutto questo accade in un Comune che sembra voltarsi dall’altra parte, più preoccupato di mantenere un assetto “comodo” per una singola società che di tutelare il bene pubblico. Nel frattempo, la Skyroller continua a comportarsi da proprietaria esclusiva di un bene pubblico, rifiutando qualsiasi forma di coesistenza sportiva. La nostra richiesta era semplice e ragionevole: poter accedere per poche ore a settimana all’impianto, senza ledere i diritti altrui, ma solo per offrire ai nostri tesserati uno spazio sicuro in cui crescere, allenarsi e fare sport. È inaccettabile che in un Comune che dovrebbe promuovere l’inclusione sportiva, esistano ancora atleti di serie A e atleti di serie B. Vogliamo essere chiari: non ci fermeremo. Proseguiremo con ogni mezzo a nostra disposizione, dal confronto istituzionale all’azione legale, affinché sia ristabilito il diritto di accesso equo agli impianti sportivi pubblici, senza favoritismi né zone grigie. Lo sport è di tutti. E i nostri ragazzi meritano rispetto, non la strada».

Riccardo Sacchi, assessore allo sport
Il Comune, in tutto ciò, cerca di ricomporre la frattura, ma la situazione è alquanto scomoda: rivedere la convenzione senza un chiaro interesse pubblico esporrebbe l’ente a un ricorso della Skyroller, che ha un contratto in mano valido fino al 2027; lasciando la situazione com’è è invece la V Inline a minacciare querele. «Dispiace perché da una operazione di grande pregio come il recupero di quello che era diventato uno spazio abbandonato, sostanzialmente uno sgambatoio cani, si è originata questa situazione – commenta l’assessore allo sport Riccardo Sacchi – all’epoca c’era un’unica società, per cui affidargli la gestione della pista era la cosa più ovvia da fare. La spaccatura si è originata dopo e il Comune ha fatto tutto il possibile per cercare di ricomporla: ho fatto almeno 4-5 incontri con le due parti io personalmente, almeno altrettanti li hanno fatti gli uffici e li ringrazio profondamente perché questa situazione va avanti da 8-9 mesi e la stanno seguendo con grande attenzione e pazienza. Abbiamo cercato di favorire un accordo tra le due realtà, d’altro canto di pista ce n’è una sola, ma la situazione anziché ammorbidirsi è andata peggiorando. Da un punto di vista politico-amministrativo è una sconfitta per noi e sono profondamente dispiaciuto perché da un’occasione bellissima come il recupero di un impianto sportivo, con pure l’arrivo dei primi premi a livello nazionale, siamo arrivati a tutto questo».
(Ma. Pa.)
Capisco che la società la gestisce non sia proprietaria e magari aveva un appalto da prima ma se ora esistono altri sport e società e supponendo non si rovini Potrebbero dividersi i tempi e i costi. non si può costruire una pista per ognuno. Mi pare assurdo. Converrebbe ad entrambi penso boh
Fatevi dare quella che era nata come pista di pattinaggio in via Spalato in bicicletta vanno altrove
Se il Comune, invece che avventurarsi in improbabili progetti come la pista sintetica da sci o le ciclovie, avesse destinato dei fondi ad una nuova pista di pattinaggio, magari tutto questo non sarebbe successo. O se avesse promosso degli incontri tra le parti ogni 2 settimane invece che ogni 2 mesi, magari si sarebbe trovata una soluzione... Imbarazzante che non ci sia una struttura malgrado ci sia anche chi gareggia a livello nazionale.
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L’attuale amministrazione ha tentato (invano) di ricomporre la frattura….
Incompetenza no eh!?
Questo deriva dal fatto, e non è colpa di questa amministrazione, che da anni gli impianti sportivi Comunali sono dati in concessione a una società che ovviamente la fa “propria” e impedisce agli altri di utilizzarla se non a costi elevati. Un tempo gli impanti erano gestiti dal Comune che decideva chi e in quali orari poteva andare. Capisco che in questo modo il Comune si scrolla di dosso i costi per la manutenzione dell’impianto che vanno a carico della società a cui è stato affidato e ci guadagna pure perchè incamera una sorta di affitto. E questo può andare, ma nei contratti ci dovrebbe anche essere prevista la possibilità di far utilizzare l’impianto, magari per tempi limitati, ad altre piccole realtà che non hanno possibilità di spendere le cifre della concessione.