
di Gianluca Ginella
Dipendenti dell’Agenzia delle entrate di Macerata scoperti a lavorare in un hotel in Kenia nei periodi in cui erano assenti dal lavoro in base a precise richieste di lavoro part time verticale e la dichiarazione che non avrebbero svolto altra attività lavorativa: ora sono sotto processo al tribunale di Macerata per falsità ideologica. Il processo si è aperto ieri al tribunale di Macerata. I fatti contestati sarebbero avvenuti alcuni anni fa ma sono venuti a galla solo più recentemente in seguito ad una indagine partita dall’Agenzia delle entrate stessa e poi proseguita con la Guardia di finanza. Sotto accusa Nadia Montecchiari, 63 anni, di Treia, e il marito, Massimo Alimenti, 63, maceratese.

Il pm Francesca D’Arienzo
A Montecchiari l’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, contesta di aver presentato alla Direzione provinciale di Macerata domande per fare il part time verticale (che consiste nel lavorare 8 ore al giorno ma limitatamente a determinati periodi a settimana o al mese o l’anno) della durata biennale. Il 4 novembre 2013 avrebbe chiesto di poter lavorare con il part time verticale per il periodo dal 13 gennaio 2014 al 8 febbraio 2014 e dal 12 gennaio 2015 al 8 febbraio 2015 dichiarando di versare nelle condizioni soggettive di disagio o necessità di assistenza di familiare in particolari condizioni psico fisiche o affetto da gravi patologie e di non svolgere alcuna attività lavorativa di tipo autonomo o subordinato. Il 20 novembre 2015 avrebbe, continua l’accusa, chiesto di lavorare col part time verticale per il periodo dal 25 gennaio 2016 al 20 marzo 2016 e dal 25 gennaio 2017 al 21 marzo 2017. Infine il 5 giugno 2017 avrebbe chiesto di fare il part time verticale per il periodo dal 7 agosto 2017 al 8 settembre 2017 dichiarando che non avrebbe svolto durante l’assenza alcuna attività lavorativa di tipo autonomo o subordinato.
Sin qui tutto bene ma l’accusa contesta che la dipendente dell’Agenzia delle entrate avrebbe invece lavorato, in quei periodi, in Kenya dove avrebbe svolto l’attività di accoglienza della clientela e gestione di una struttura alberghiera, la “Winny House Watamu” di proprietà del marito. A Montecchiari viene poi contestata la truffa perché in qualità di dipendente dell’Agenzia delle entrate di Macerata, avrebbe presentato al termine di un periodo di aspettativa per motivi personali, una certificazione medica redatta da un dottore del villaggio di Watamy in Kenya, di 21 giorni di malattia (dal 17 settembre 2016 al 7 ottobre 2016), in quanto affetta da “forti dolori alla bassa schiena”, mentre, dice l’accusa, aveva fatto rientro in Italia durante questo stato di malattia con volo aereo del 3 ottobre 2016, in questo modo si sarebbe procurata un ingiusto profitto di 849 euro.

L’avvocato Paolo Parisella
Massimo Alimenti è invece accusato, sempre in qualità di dipendente dell’Agenzia delle entrate, di aver presentato alla Direzione provinciale di Macerata domande di part-time verticale (della durata biennale): il 4 novembre 2013 (per il periodo dal 13 gennaio 2014 al 9 febbraio 2014 e dal 12 gennaio 2015 al 8 febbraio 2015) e il 20 novembre 2015 (per il periodo dal 25 gennaio 2016 al 20 marzo 2016 e dal 25 gennaio 2017 al 21 marzo 2017) dichiarando che non avrebbe svolto alcuna attività lavorativa di tipo autonomo o subordinato mentre di fatto, dice l’accusa, in quei periodi avrebbe lavorato pure lui all’albergo “Winny House Watamu” in Kenya, che era di sua proprietà. Ieri si è aperto il processo al tribunale di Macerata e l’udienza è stata poi rinviata per sentire i primi testimoni dell’accusa. Gli imputati sono difesi dall’avvocato Paolo Parisella, entrambi respingono le contestazioni mosse.
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