di Maurizio Verdenelli
(Foto di Simone Dionisi)
Silvio Craia, il Grande Vecchio dell’Arte (non soltanto) maceratese, Chiarista prima, Artista Formidabile poi, uno dei pochissimi marchigiani ad aver esposto per due volte alla Biennale di Venezia, compie oggi 80 anni essendo nato a Corridonia il 28 febbraio 1937. A festeggiarlo in anticipo, la settimana scorsa alla Biblioteca comunale ‘Mozzi Borgetti’, suo locus amoenus, avendo diretto per un ventennio i musei e la pinacoteca civica, è stata la comunità albanese su invito della direttrice dei corsi di lingua, Ariana Hoxha. Le radici della grande famiglia Craia affondano infatti nell’anno Mille: nella Costantinopoli conquistata da Solimano, i Craia, funzionari imperiali, trovarono nella fuga in mare verso le coste marchigiane l’unica via di salvezza.

A Macerata, Silvio ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte dove ha trovato due maestri eccezionali: Renzo Ghiozzi (Zoren) e Marone Marcelletti. Diploma nel 1955 e subito dopo ecco aprirsi una brillante carriera d’artista. Al centro della quale, Silvio colloca lo straordinario sodalizio con Emilio Villa. Poi la partecipazione al movimento Agrà (‘Agrà vincerà’) fondato nel ‘62 dal grande amico Sante Monachesi, alle Idrologie, realizzate con Giorgio Cegna e Villa; ai progetti editoriali della ‘Foglio’, alle scenografie ed ai ‘Recuperi formidabili’. Un paese, Ripe San Ginesio, è il suo buen retiro e lui ripaga l’affetto della comunità con le sue opere. “Colori, carta, acqua, plexiglass, legno, materiale di recupero in genere, con lui tornano a vivere nel mondo
dell’arte e rappresentano il tratto distintivo di una cifra espressiva in cui rimane costante la tematica del paesaggio, il paesaggio marchigiano, variamente interpretato, riletto, rivissuto, di cui ‘Paesaggio 1962’, costituisce uno snodo, un’opera di rottura” ha scritto di lui Giulia Casoni. C’è poi il ‘chiarismo’: Craia “chiarista” astrae la visione con colori leggeri e delicati, il bianco lucente, il rosa ed il celeste. Poi, (anni 60) ecco la sfera dell’Informale: “l’idea del ‘nostro’ panorama, la sensazione ispirata, piuttosto che la forma in se stessa” (Giulia Casoni).
Nel luglio scorso, la rassegna intorno a Grande Vecchio: ‘Da Licini a Craia’ curata a Pollenza da Alvaro Valentini ha avuto un grande successo (vedi articolo/video). Una perla preziosa all’interno della 25 rassegna dell’antiquariato artistico che il comune tradizionalmente organizza sull’onda di una produzione locale di altissimo pregio. Per ricordare e celebrare un tributo ai paesi ‘martiri’ del terremoto, Craia ha poi prodotto in ceramica (altro suo materiale ‘di vocazione’) un piatto di pregio. Tuttavia per i suoi 80 anni, vogliamo ricordare un Craia ‘minore’ che disegna però compiutamente la passione mai spenta per l’Arte, anche negli aspetti cosiddetti minori. Lo ricordiamo una sera in biblioteca, insieme con l’infaticabile collaboratrice, la moglie Luciana (‘magna pars’ del Centro Italiano femminile) lavorare senza sosta producendo, con materiali ‘poveri’ ma duttili, un presepe dietro l’altro. “Per i piccoli, gli artisti di domani”, e il sorriso di un bambino illuminava il volto di Silvio.
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28 febbraio 1937 – 28 febbraio 2017
“Ottanta sonati”
omaggio breve a Silvio Craia nel suo ottantesimo di vita
di Mario Monachesi
Grande chiaro
grande segno / grande gesto / grande
impegno.
L’idro grande / Wood e fosfo / il riciclo / mai un ingolfo.
L’intuizione
la premura
la bellezza
L’Arte pura.
La passione / ore in fretta / dentro un punto / gioia e vetta.
Formidabile il proseguo
scarti e tagli da riciclo
la ceramica i presepi
l’euforia d’ogni ciclo.
Il colore i colori / esperienza esperimenti / la sua TELA fila avanti / con dolcezza
con i denti.
Sempre Genio come allora
dopo arrivi tanto amati
il traguardo con la festa
per gli ottanta si “sonati”.
(foto di Simone Dionisi)
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