di Maurizio Verdenelli
La pavimentazione in travertino venne terminata in tempo a conclusione di marce forzate che rivoluzionarono per mesi il transito nel centro storico. Non ci sarebbe stata più manutenzione dopo quell’indimenticabile, autunnabondo giorno di fine ottobre 1981 quando la Macerata di Garibaldi e Mazzini conferì gli onori del trionfo all’ultimo Presidente ‘partigiano’. Non ci fu bisogno di scolaretti sottratti agli orari scolastici e muniti di bandierine tricolori, per riempire piazza della Libertà, quel giorno. No, non ci fu bisogno: Macerata, per l’ultima volta risorgimentale (poi sarebbe stata un’altra storia) per ‘Sandro’ uscì in strada e gettò alle ortiche la sua storica indifferenza a tutto. Pertini ricordò l’amico eroe Pietro Capuzzi, la salvezza in una giornata nevosa d’inverno a Pievebovigliana quando con la moglie Carla Voltolina aveva fatto la guerra di Liberazione nel Maceratese. Per Arturo Mantella, vicesindaco socialista, fu poi una giornata assolutamente particolare quella in cui nella corte del Comune accolse il primo Presidente socialista della storia. Per l’occasione aveva acquistato un abito ed un cappotto da Aldo Di Pietro (di ardenti spiriti socialisti anch’egli) in quell’atelier di via Giacomo Matteotti dove con Giovannino Casale e il ‘giovane’ Bruno Mandrelli coltivavano in grande le sorti del Psi.
In Comune, il Capo dello Stato andò ancor prima che in Prefettura. Il sindaco Carlo Cingolani con a fianco il proprio capo ufficio stampa, Fabrizio Liuti, udendo la folla acclamare “Sandro, Sandro!!” propose che l’Ospite Illustre si concedesse all’entusiasmo popolare dal terrazzo della sala consiliare. Il Segretario Generale, Antonio Maccanico, lo fulminò: “Mai! Lui ha combattuto l’Uomo del Balcone”. Tuttavia mentre salivano le scale, tutt’assieme e mentre la ‘voce’ della piazza saliva irresistibilmente, Pertini si convinse e a Maccanico disse: “Tonino… va bene, si faccia come vuole il sindaco”. Fu l’apoteosi, prima del passaggio in Prefettura. Dove intanto, facendosi sera, era pronto lo storico alloggio presidenziale per ‘Sandro’. Il viaggio nelle Marche sarebbe durato una settimana e la prospettiva della sosta era nell’ordine ‘delle cose’.
In realtà l’opportunità non ci fu mai davvero: l’allora prefetto Sfrappini (padre di Alessandra, attuale dirigente comunale del settore Cultura) lo sapeva benissimo. Per tutelare al massimo la malferma salute del Presidente –minata gravemente nelle prigioni del regime fascista- lo staff aveva pensato di stabilire il quartier generale ad Ancona, accanto al polo ospedaliero di Torrette che garantiva il massimo delle attrezzature sanitarie necessarie. Così, il corteo presidenziale in visita nelle varie città marchigiane era costretto a rientrare ogni sera ad Ancona: fu così anche per Macerata e il Palazzo della Prefettura perse l’occasione di ascrivere tra i propri ospiti ‘notturni’ la figura leggendaria del ‘Compagno Sandro’ che aveva guidato la Resistenza e con il quale aveva sfilato al momento della vittoria dopo la guerra, a Milano tra i capi del CLN un grande marchigiano: Enrico Mattei.
Tuttavia la visita a Macerata e il palazzo della Prefettura furono al centro di una vera ‘querelle’ in quella seconda metà dell’81 nelle quali l’Italia fu sconvolta dal caso della Loggia ‘Propaganda due’, o meglio ‘P2’ di Licio Gelli. Ma che c’entrava Macerata e la provincia con la P2 e la visita del Presidente più amato? Direttamente nulla, indirettamente tantissimo. Occorre dire che Pertini nutriva una vera passione per Giacomo Leopardi e come interprete dei ‘Canti’, per Carmelo Bene. Il Governo Forlani era caduto nel giugno proprio per il caso P2 (gli sarebbe successo quello di Giovanni Spadolini, anch’egli storico ospite della Prefettura maceratese, leggi l’articolo): ministro del Lavoro, per la seconda volta, era il recanatese Franco Foschi -da sottosegretario agli esteri aveva conosciuto Gelli in Argentina: da qui lo ‘scandalo’ del quale fu vittima prima d’uscirne, restituito ‘ad integrum’.
La Segreteria del Capo dello Stato aveva intanto inserito la città leopardiana nel tour ufficiale marchigiano prevedendo Recanati -ci fu pure Tolentino di cui Pertini era dal 71, sindaco Roberto Massi Gentiloni Silverj, cittadino onorario. E nel programma recanatese fu previsto il ‘concerto vocale’ di Bene. Fu proprio lui a definire così il ‘reading’ nel corso di un’intervista concessami alla vigilia. La vigilia del caos. A guidare la giunta recanatese c’era infatti un Foschi, il dottor Ferdinando, fratello di Franco. Coincidenza che ingarbugliava l’imprevisto caso politico. Trascorsero giorni tormentati. Alla fine la decisione. Fu un‘esclusiva da parte di chi scrive al quale, via fax -a Macerata c’erano pochissimi esemplari dell’allora avveniristico macchinario: alle Poste e uno pure alla redazione del Messaggero.
Attraverso questa nuova comunicazione impostata sul documento fac- simile, lo staff del Presidente annunciava che erano annullate la visita a Recanati e il concerto leopardiano. Ferdinando Foschi e gli assessori sarebbero stati ricevuti, in udienza privata a differenza degli altri amministratori comunali ai quali veniva solo concesso di sfilare dinanzi a Pertini, nel Salone delle Feste, e ad una rapida stretta di mano. La giunta recanatese fu fatta dunque ‘accomodare’ nel Salottino Bianco settecentesco della Prefettura –oggetto della rivisitazione Fai in occasione del 70esimo della Repubblica (leggi l’articolo)- e il Presidente colloquiò con Ferdinando Foschi e i suoi collaboratori per circa 15 minuti. Furono gettate le basi per un nuovo incontro nel nome di Leopardi. Che puntualmente si verificò, in diretta Rai, dal terrazzo del palazzo comunale di Recanati. Con un grande protagonista, naturalmente: Carmelo Bene. Che qualche anno più tardi venne a Macerata per concordare con Renato Pasqualetti e Claudio Orazi una regia lirica. Producendosi poi a Numana (“Prima avevamo girato tutti i ristoranti del litorale maceratese…” ricorda Renato) nella cucina di un locale nelle sue specialissime ‘cozze al vino bianco’ alla Tarantina, ricordando la sua terra d’origine. La regia in Arena non si fece: l’estroso attore-regista prevedeva centinaia di figuranti con il palco sulle spalle a rappresentare la fatica della rappresentazione artistica. Tuttavia lo Sferisterio aveva avuto modo di tributargli gli onori del trionfo come interprete di un altro grande ‘concerto vocale’: i ‘Canti Orfici’ di Dino Campana, che Bene riteneva il più grande poeta moderno.
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……che un rimbambito presidente della repubblica si affacciasse ad un balcone fosse ritenuto scandaloso dai benpensanti maceratesi “ci stá”!!! Ma come mai le illuminate intelligenze dei cittadini di macerata non hanno provato ribrezzo nel vedere, sempre al solito balcone, l’immagine del (barbone o barbuto?) Che Guevara accanto a quella dell’eterea Madonnina???
Più che altro, mi pare di riconoscere, alla destra di Pertini nella foto a Tolentino, Oscar Luigi Scalfaro.