La pioggia dalle gocce rosse

L'APPELLO - "Donate sangue"

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Mario Monachesi

di Mario Monachesi

Questo, almeno per me e per chi mi vuole bene, è il benedetto e fortemente voluto tempo della rinnovata pioggia dalle dense gocce rosse. Di quelle perle che bagnando e dissetando a dovere il corpo, fanno del sangue uno dei più importanti generatori della vita. Senza questa linfa, dal colore non a caso della passione, che spesso non apprezziamo o addirittura sprechiamo senza ritegno e umanità alcuna, mai avrebbe avuto luogo l’affascinante avventura terrena che a turno, con atto d’amore, ci tocca e mai, ad un suo “intoppo” (ematologico appunto), avrebbe potuto ridestarsi e ripartire con la gioia che ogni volta gli riconosciamo.
Mesi addietro a causa di un’inattesa quanto seria malattia per il cui attuale buon esito non smetto per un istante di ringraziare il Dott. Stefano Pieroni, la Dott.ssa Elisabetta Calcabrini e l’intero staff infermieristico di Medicina per la veloce diagnosi, nonché il Dott. Massimo Catarini e le infermiere Giusy, Cinzia ed Alba del relativo Day Hospital, per le puntuali e mirate cure, mai avevo avuto bisogno di tanto sangue. Credo ben quarantaquattro sacche.
Se non ci fossero stati altrettanti donatori chissà, nonostante la competenza e l’abnegazione dei citati medici (vedo ogni giorno Catarini arginare da solo, ma con tutto il coraggio e la caparbietà che lo contraddistinguono, una trincea sempre più occupata da un esercito che non smette un solo secondo di infierire), cosa ne sarebbe stato di me?
A questo punto, un ulteriore ringraziamento va anche alla Dott.ssa Isabella Cantori e all’intero staff (compreso chi nel frattempo è andato in pensione) del centro trasfusionale.
Ecco allora, tra l’emozione e la commozione, avverto l’urgenza di lanciare l’accorato appello a donare sangue, a farlo con tutto l’altruismo di cui questo gesto ha bisogno. Senza se e senza ma, con la massima decisione e partecipazione, perché donando si riempie da subito la propria coscienza di vite aiutate, salvate, strappate dalla sicura morte. Donando il sangue si diventa attori principali di veri e propri miracoli. Lo dico soprattutto ai giovani, sempre in cerca di emozioni, di motivazioni per sentirsi vivi, utili. Si avvicinino allora all’Avis comunale o al reparto trasfusionale dell’ospedale e “commettano” la trasgressione (che brutta parola bisogna dunque usare per arrivare ai giovani) che più li onora, quella a favore della vita.
Fatelo cari ragazzi, fatelo e destinerete alla vostra avventura il giusto posto e la giusta direzione. Tramutate la vostra indomabile forza ed anche le vostre follie nel nobile tentativo di dare al cuore la possibilità di compiere il proprio mestiere: tracimare d’amore nei confronti del prossimo. Non fate l’errore che fino ad oggi ho fatto io. Permettetevi un sogno e permettetelo al mondo, non negate al futuro, che avete nell’anima, la possibilità di maturare i frutti necessari alla sopravvivenza materiale e spirituale vostra e degli altri. Voi potete farlo, alla vostra età si può compiere qualsiasi impresa e le imprese dei giovani sono sempre le migliori e le più belle. Quello che quindi chiedo ai giovani è solo una vermiglia, sconfinata e amorevole goccia di sangue.
Mi dicono che Macerata è una città che dona poco, che incontra a questo proposito, non poche difficoltà. Mi permetto allora di chiedere anche ai miei concittadini la partecipazione ad uno sforzo che tale è senz’altro, ma che come ogni iniziativa perbene dona abbondante ricchezza sia al donatore che al ricevente. Al donatore regala pace e letizia unite ad orgoglio ed onore per un’azione tanto profonda quanto alta, al ricevente la meravigliosa e rinnovata salute. Quella salute che qualcuno, un angelo, ha deciso di condividere.
Perché allora non cominciare a scuola, già alle elementari, ad insegnare l’importanza di questo valore, abituando così i bambini a crescere con la necessità di proteggere con corpo ed anima la propria e l’altrui vita. Lo facciano anche i sacerdoti negli oratori. Condividendo anche il male si sta tutti un po’ più bene.
Questo appello, che nasce da un cuore ancora smarrito ed impaurito, ma che sempre più assapora momenti di serenità, persino di gioia, (perché oltre a contare su una sanità all’avanguardia grazie soprattutto ai singoli che operano con coscienza, professionalità e abnegazione), sa pure che qualche angelo-donatore nuovo apparirà, si presenterà e dunque risponderà. Non posso proprio, ora che il sole torna a cercarmi, non riporre fiducia nel prossimo e grande speranza nel Dio che non si stanca mai di suggerire la scelta giusta ad ognuno. Questa volta la scelta giusta è offrire un alito di prezioso plasma. Questo appello, anche se reso “di getto”, è quanto ho avuto il bisogno oggi di dire, di comunicare.



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