di Roberto Scorcella
Non era un pilota famoso, ma un operaio comunale. Aveva solo 24 anni e in una giornata di mezza festa, insieme a un collega, stava spargendo breccino su una strada di campagna (leggi l’articolo). Eppure, Roberto Virgili deve essere stato una persona veramente speciale. Tutta una comunità si è riunita per salutarlo per l’ultima volta. E non è stato uno di quei funerali dove spesso c’è più curiosità che commozione. Tutta la gente che oggi pomeriggio ha riempito la chiesa di San Savino e piazza Vittorio Emanuele di Gualdo era sinceramente commossa. Anche quelli che, come chi scrive, non hanno avuto la fortuna di conoscere Roberto. Lo si capiva da tante cose, in primis dalle lacrime e dalla commozione vera, reale, partecipata di don Bruno Trapè che ha celebrato la funzione religiosa. Don Bruno non ha fatto il prete. Oggi don Bruno era una persona in difficoltà di fronte al compito improbo di lenire con le parole il dolore atroce di una mamma che perde il suo unico figlio.
E poi “Roberto era il cocco di tutti. Non si poteva non volergli bene”. Senza nascondersi, il parroco di Gualdo ha detto chiaramente che “non ci sono le parole per descrivere un dolore tanto grande” invitando mamma Patrizia a pregare, “a pregare tanto, soprattutto la Madonna, anche Lei vedova e che aveva perso l’unico Figlio, il Figlio più buono del mondo. Perchè anche Roberto era il figlio più buono del mondo. Prega affinchè ti aiuti a superare questa prova e a non buttare la tua vita”. Ma don Bruno ha voluto dire a tutti non solo quanto Roberto fosse benvoluto e amato da tutta la comunità gualdese, soprattutto dai bambini della materna e dell’elementare che lo avevano eletto a loro mascotte per il suo sorriso e la sua infinita disponibilità e bontà. Don Bruno ha detto che di Roberto lo hanno colpito soprattutto le mani. Mani callose, da grande lavoratore, difficili da trovare in un ragazzo di 24 anni. “Roberto è morto per compiere fino in fondo il suo dovere” diceva il parroco, mentre mamma Patrizia fissava la bara bianca senza riuscire a dire una parola. Fuori dalla chiesa gli amici hanno messo una moto da cross azzurra col numero 28 e affisso uno striscione con tante foto di Roberto insieme al testo di “Canzone per un’amica” dei Nomadi.
Durante la messa, invece, gli amici lo hanno ricordato così: “Il tuo motto era: motori a tutta… ciao Spring” ha detto uno di loro. E un altro “La vita ci ha privato di uno di noi, dell’amico di tutti; ma non potrà mai privarci del tuo ricordo, ora e sempre con noi. Ciao Spring”. Già, perchè per tutti loro Roberto era Spring, soprannome che gli avevano dato da anni per la sua passione per lo Spring-Oil. Frasi rotte da applausi lunghi, intensi. Non quegli applausi di circostanza che talvolta stonano con il doveroso silenzio di rispetto che si dovrebbe usare durante un funerale. Sono applausi che vengono dall’anima, l’unico modo per dire a Spring “ti vogliamo bene”. Prima della fine della messa, sono state le compagne di scuola di mamma Patrizia a leggere un pensiero, rivolgendosi direttamente a lei. “Ora hai due angeli che ti proteggono. E la forza misteriosa con cui hai superato il dramma della morte di tuo marito ti aiuterà anche stavolta”. Poi, riprendendo una frase pronunciata nei giorni scorsi in occasione della scomparsa di Marco Simoncelli hanno aggiunto “Anche Roberto era troppo perfetto per vivere con i comuni mortali”. Poi la signora Patrizia ha raccolto una foto di Roberto sotto la bara e se l’è stretta al cuore.
Oltre al motocross, una delle grandi passioni di Roberto Virgili era la musica di Vasco Rossi. E sulle note de “Gli angeli” la bara bianca è uscita in piazza Vittorio Emanuele, mentre in cielo si levava un nugolo di palloncini bianchi. Ad accompagnare Roberto sono stati gli amici e colleghi della Protezione Civile di Gualdo. E da stasera la salma riposa nel cimitero comunale vicino a quella di papà Alberto, scomparso nel 1997 anche lui a seguito di un tragico incidente.
(Foto di Guido Picchio e Lucrezia Benfatto)
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La morte sul lavoro, così tragica e incolpevole, di un bravo ragazzo di 24 anni è una immane sventura, non solo per la sua famiglia, ma anche per tutta la comunità di Gualdo e dintorni.
Oltre a presentare le mie condoglianze ai familiari, mi sento di sottolineare il positivo esempio di un giovane che, senza lamentarsi e senza ciondolare da un bar all’altro imprecando contro la cattiva sorte, si è impegnato a fondo nel lavoro.
Veramente se ne è andato un ragazzo ammirevole.