di Lino Palanca
È morto in Ancona, dove abitava da molti anni, Alessandro Mordini, Lisà per tutti i portorecanatesi. Il trapasso è avvenuto qualche giorno fa, ma la famiglia l’ha reso noto solo oggi per espressa volontà dello stesso Mordini.
Aveva 80 anni e molti di loro sono stati sofferti assai, specie quelli passati da emigrato in Germania, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60. Nella sua vicenda umana, lo hanno accompagnato sempre le immagini di una vita difficile, densa di lotte continue contro la necessità e il bisogno, aggredita sempre, però, con grinta e determinazione. A noi lascia il regalo delle sue poesie. Del tutto autodidatta e particolarmente versato per il dialetto, Lisà è stato quello che più di ogni altro ha saputo restituirci il carattere aspro, immediato, essenziale della parlata portolotta, creata da marinai e contadini, artieri e operai. Ha scritto una decina di volumi di versi e ha ricevuto una grande quantità di premi in regione e in Italia. Era riconosciuto come uno dei poeti più capaci di trasmettere, con vivezza di immaginazione e perfetta padronanza della lingua natia, ricordi, immagini, personaggi e sentimenti del tempo andato, ma anche, e con forza, un messaggio di solidarietà, di apertura agli altri, al diverso, al nuovo. Un cantore della speranza.
Non si limitava soltanto a sapere le parole del dialetto. Era capace di inserirle in un meccanismo di comunicazione rispettoso dei ritmi della parlata, del suo carattere sanguigno e della complessità della sua fonetica.
Sono andato a cercare una breve composizione, che mi è rimasta chiara in memoria, nella quale Mordini è riuscito farci respirare, come pochi ne sarebbero stati in grado in così breve spazio, l’aria dei vicoli del Porto, che non sono luoghi santi, ci dice, ma dove ognuno di noi ha vissuto le sue gioie e le sue pene. Un invito ad amare la propria storia, quella dell’individuo e quella della società dove si è vissuti.
I (v)iguli del Portu
De (v)iguli a cchi al Portu
ce n’è tanti
e iu l’hu (v)isti propiu
tutti quanti
Chi ve l’ha dittu
ch’edènne lòghi santi?…
Ma edènne quelli
‘n du edè
che iu ci hu risu …
e ‘ncora piantu.
Le nostre commosse condoglianze alla famiglia.
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