«Il bagno pubblico in viale Bigioli
è ancora con la turca:
meno eventi, investire per servizi veri»

SAN SEVERINO - La lettera aperta dell'ex consigliere comunale Claudio Scarponi: «L'amministrazione mette un'instancabile energia per inaugurazioni, manifestazioni festose e spettacoli, ma lascia intatto un reperto del passato non consono alla realtà odierna»

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bagni-pubblici-san-severinodi Monia Orazi

«Basta eventi, investiamo 25mila euro in servizi veri». È questa la sostanza della riflessione che Claudio Scarponi, ex consigliere comunale, affida a una lettera aperta all’amministrazione cittadina, puntando il dito su uno dei nodi più concreti e più trascurati dell’accoglienza urbana: i bagni pubblici.

«È ammirevole osservare con quanta instancabile energia questa amministrazione si dedichi a un calendario incessante di inaugurazioni, manifestazioni festose e spettacoli», scrive Scarponi. «Una narrazione brillante che dipinge una città vivace e costantemente in vetrina, ma che purtroppo stride con la realtà quotidiana di chi la città la vive davvero». Il bersaglio specifico è il bagno pubblico di viale Bigioli, dove c’è ancora un sistema alla turca. «Un reperto del passato – lo definisce l’ex consigliere – decisamente poco consono al prestigio e alla modernità che San Severino meriterebbe» e soprattutto inaccessibile alle persone con disabilità.

La proposta è concreta: installare moderne toilette autopulenti a gettone, sul modello di quelle già presenti in numerosi centri turistici italiani. Il costo stimato per un singolo modulo di alto livello, secondo Scarponi, si aggira intorno ai 25mila euro. «Considerando le cifre spesso stanziate per eventi effimeri che durano poche ore – osserva – credo che una spesa di questa entità per un servizio permanente, decoroso e utile a cittadini e turisti, sia assolutamente ragionevole e sostenibile». Una città d’arte, così si definisce San Severino non può limitare l’accoglienza all’intrattenimento, è la tesi di fondo di Scarponi. Specialmente in un contesto già segnato da una ricostruzione post-sisma che ha trasformato il paesaggio urbano in «un perenne cantiere a cielo aperto». La lettera si chiude con un appello allo «spirito costruttivo»: rendere San Severino «bella non solo nei comunicati stampa, ma anche nella sua reale vivibilità».



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