
Il Bar della Stazione recintato dal cantiere
di Francesca Marsili
«Il mio bar è praticamente recintato. Ho dovuto smontare il gazebo per far spazio al cantiere qui accanto. Tra due mesi dovrò traslocare anch’io per la ristrutturazione dell’immobile. Con un minimo di coordinamento, i due interventi potevano partire insieme, evitando disagi evidenti». È il rammarico di Mauro Ballini, titolare dello storico Bar della Stazione di Tolentino, che da circa due mesi si trova a lavorare in una piazza ormai in gran parte off limits: parcheggi azzerati, spazi ridotti e nessuna possibilità di allestire tavoli esterni. «Gli incassi si sono dimezzati», racconta.

Mauro Ballini
Nascosto tra cordoli e pannelli di cantiere, per segnalare la propria presenza ha dovuto appendere uno striscione sopra l’ingresso con la scritta “Bar aperto”. I lavori per la demolizione di un edificio hanno di fatto sottratto visibilità e accessibilità al locale, situato in piazza Marconi, proprio di fronte alla stazione ferroviaria. «Sono stato costretto a smontare il gazebo – spiega – e il dehors è scomparso. Senza una copertura, soprattutto con il maltempo, le persone tendono a non fermarsi». A complicare ulteriormente la situazione, la perimetrazione dell’area con cordoli che, sottolinea Ballini: «rendono difficoltoso persino il carico e scarico della merce». Non manca poi la preoccupazione per la sicurezza: «Non è stato previsto nemmeno un passaggio pedonale protetto. I clienti sono costretti a camminare sulla carreggiata, mentre le auto passano a velocità sostenuta lungo viale Labastide Murat».

Lo spazio antistante il bar dove prima c’era il dehors
Il nodo però, secondo l’esercente, resta legato alla tempistica degli interventi. Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, infatti, Ballini dovrà trasferire l’attività per consentire la ristrutturazione post sisma dell’immobile. Il bar verrà delocalizzato nella zona est della città, in Largo ’815, dove nascerà il nuovo B.d.s Campus. Un passaggio necessario, ma che comporta ulteriori investimenti in una fase già complessa.

«Sarebbe bastato posticipare di qualche mese l’avvio della demolizione del palazzo adiacente – osserva –. Se i due cantieri fossero stati avviati contemporaneamente, avrei potuto lavorare con maggiore continuità fino al trasferimento». Un disagio che per il titolare invita a una riflessione più ampia: «Chi amministra e gestisce la ricostruzione dovrebbe cercare di limitare l’impatto sulle attività economiche, non aggravarlo. Ognuno di noi ha impegni e costi da sostenere: quando il lavoro cala, le difficoltà diventano concrete».

Il gazebo smontato

I cordoli che perimetrano l’area

Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati