
Un rendering di quella che sarebbe dovuta essere la nuova casa di riposo
«Non possiamo restare in silenzio di fronte a una scelta che riteniamo miope, pericolosa e profondamente ingiusta per la nostra comunità». Si parla della casa di riposo di Mogliano e a prendere carta e penna è il gruppo di opposizione Insieme si può, che punta il dito sulla scelta, ufficializzata nei giorni scorsi, di non procedere con la realizzazione di una nuova struttura, ma di recuperare l’edificio lesionato dal terremoto del 2016.
«Una struttura che, per volontà dell’amministrazione Zura e successivamente confermata dall’amministrazione Cesetti, era stata correttamente destinata alla delocalizzazione – ricorda la minoranza in una lettera aperta indirizzata al commissario per la ricostruzione Guido Castelli – la decisione era stata assunta a seguito di un percorso condiviso e formalmente definito, che ha coinvolto tutti gli enti competenti sul piano tecnico e politico, Provincia, Regione e Struttura commissariale, trovando inoltre piena legittimazione in un’apposita ordinanza speciale emanata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La sede originaria, infatti, collocata all’interno di un ex convento più volte rimaneggiato, vincolato dalla Soprintendenza come bene culturale e gravemente lesionato dal sisma, è un edificio che non potrà mai garantire gli standard di sicurezza sismica e sanitaria oggi richiesti per una struttura che ospita persone fragili. Dopo quattro anni di lavoro, portati avanti anche durante la pandemia, si era giunti all’affidamento dei lavori, per la realizzazione di una nuova struttura, alla ditta Crucianelli grazie a un’ordinanza speciale del Ministero dell’Interno che consentiva di accelerare le procedure, garantendo tempi certi, risorse disponibili e uno stanziamento di 6,5 milioni di euro, senza alcun costo per i cittadini. Oggi, invece, l’amministrazione Luchetti ha scelto di tornare indietro: appalto revocato, progetto azzerato, ordinanza speciale cancellata e ulteriori 270mila euro già impegnati in bilanci per ristrutturare il vecchio edificio».

Cecilia Cesetti (Insieme si può)
A questo punto, secondo Insieme si può, sono necessarie alcune considerazioni. «”La politica di un Comune decide”: sono state le parole di Castelli durante un nostro incontro – tuona il gruppo all’indirizzo di Castelli – tuttavia, quando tali decisioni incidono direttamente sulla sicurezza delle persone e degli edifici, devono prevalere il buon senso e, soprattutto, il ruolo che Castelli è chiamato a ricoprire. In più occasioni, anche durante inaugurazioni post-sisma, il commissario ha ribadito un principio chiaro: ricostruire strutture sicure, sostenibili e moderne. Tre caratteristiche che, purtroppo, alla nostra casa di riposo sembrano oggi negate. Come se esistessero cittadini di serie A e cittadini di serie B. Castelli parla impropriamente di “massima efficacia delle risorse”. Eppure è prevista la destinazione di 6,1 milioni, sui 6,5 originariamente stanziati, per la ristrutturazione della vecchia sede: una differenza di appena 400mila euro. È chiaro che tali fondi serviranno per una struttura che potrà essere soltanto “migliorata”, ma non potrà mai essere adeguata agli standard oggi richiesti in termini di sicurezza sismica. Dov’è finita, allora, l’analisi costi-benefici tanto richiamata da Castelli in altre occasioni? È davvero conveniente intervenire su un immobile vincolato, con tutti i limiti strutturali, tecnici e normativi che questo comporta? Oppure il rischio concreto è quello di spendere di più per ottenere molto meno, in termini di sicurezza, efficienza e qualità dei servizi?. Castelli afferma anche che gli interventi vengono “adattati alle esigenze dei territori”. Ma se due anni fa era stato lo stesso commissario ad avallare la costruzione di una nuova struttura proprio per garantire maggiore sicurezza, cosa è cambiato oggi? Non certo le esigenze del territorio, solo l’amministrazione. Non si può sacrificare la sicurezza, la modernità e la dignità di una struttura fondamentale come la casa di riposo sull’altare di scelte ideologiche, nostalgiche o di opportunità politica. Qui si parla di persone, di famiglie, di anziani che hanno il diritto di vivere in un luogo sicuro, adeguato e rispettoso della loro fragilità, in dialogo con la comunità».
Quindi, la richiesta di un passo indietro. «Per tutto questo chiediamo al commissario di riconsiderare questa decisione, di valutare concretamente i costi reali, economici e umani, di questa inversione di marcia e di non rendersi corresponsabile di un passo indietro che il nostro territorio non merita. La ricostruzione non è soltanto un insieme di mattoni o il taglio di un nastro. È, prima di tutto, una visione per il futuro. Concetto che Castelli ha ribadito più volte».
Casa di riposo, si cambia rotta: no ad un nuovo edificio, sì al recupero della Santa Colomba
«Nuova casa di riposo, cosa vuole fare il sindaco Luchetti? Ora si trova tra due fuochi»
Sembra quel meme con il papiro illeggibile in cui si spiega la superiore bellezza dell'architettura moderna rispetto a quella classica. In effetti il rendering è agghiacciante, ma non isolato, visti i restauri "celebri" come quelli di Loreto o Corridonia in stile San Francisco
Sono senza parole e sinceramente sto perdendo la considerazione che pure avevo per alcune di queste persone. Chi ha vinto le elezioni comunali lo ha fatto con un programma preciso che sta rispettando,la volontà di ripristinare la casa di riposo a Santa Colomba era chiara. Tutto questo mi sa di risentimento o di poca grazia. A chi capisce il contesto sono sufficienti poche parole. Se la politica si è ridotta a questo siamo veramente messi male.
Ersilia Garulli d'accordissimo con il tuo pensiero!!
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