
Giovanna Ceolini
«Il settore calzaturiero italiano chiude il 2025 con un fatturato di 12,84 miliardi di euro, in flessione del -2,8% su base annua». Secondo i dati preconsuntivi del Centro studi Confindustria Accessori moda per Assocalzaturifici, l’esercizio è stato condizionato da una forte instabilità dei mercati.
Tiene il canale estero: «L’export (cui viene destinato l’85% di quanto prodotto in Italia) si è attestato a 11,5 miliardi di euro, limitando la contrazione al -1,1% in valore sul 2024, con un attivo del saldo commerciale pari a 4,8 miliardi. Il comparto si conferma trainante per il Made in Italy, nonostante la congiuntura sfavorevole».
A livello regionale, nel 2025 nelle Marche l’export in valore di calzature e componentistica per calzature ha evidenziato una contrazione del -5,7% sul 2024. Le prime 5 destinazioni dell’export marchigiano, che coprono assieme il 45% del totale, sono risultate: Francia (-0,2%), Germania (+0,9%), Usa (-21,4%), Cina (-34,8%) e Belgio (+16,9%). La Russia, all’ottavo posto, ha perso il -27,6%.
Il numero di imprese attive (calzaturifici + produttori di parti per calzature) ha subìto, tra industria e artigianato, secondo le elaborazioni del Centro studi di Confindustria Accessori moda, un calo di -142 aziende rispetto al consuntivo 2024, accompagnato da un saldo negativo di -612 addetti. Per quanto riguarda le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da Inps per le imprese marchigiane della filiera pelle nel 2025, si è registrata una flessione del -3,4% rispetto al 2024: sono state autorizzate circa 5,7 milioni di ore, un numero comunque ancora elevato, decisamente al di sopra (+109,2%) dei livelli 2019 pre-Covid.
Sullo scenario settoriale nazionale è intervenuta Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici: «A livello internazionale – le sue parole -, l’export continua a essere il nostro polmone vitale, ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente. Nel 2025 la resilienza dell’Europa e la crescita del Medio Oriente hanno compensato quasi interamente il sensibile rallentamento del Far East e della Cina in particolare. Il mercato cinese, un tempo locomotiva del lusso, sta vivendo una fase di ripensamento che ci impone nuove strategie di approccio. Parallelamente, oltre alla forte preoccupazione per le conseguenze del conflitto scoppiato nelle scorse settimane nell’area mediorientale, guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti: l’introduzione di misure protezionistiche proprio in un mercato chiave per il nostro alto di gamma aggiunge un ulteriore elemento di incertezza in una fase già delicata».
suggerisco ulteriori sanzioni alla Grande madre Russia....che era il nostro più grande cliente....
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