
Villa Eugenia
Respinto dal Tar il ricorso contro la delibera con cui il comune di Civitanova aveva rinunciato alla prelazione artistica su Villa Eugenia, approvando la transazione con la Lumar srl, Legambiente nazionale, Legambiente Marche, il circolo Legambiente Sibilla Aleramo e l’associazione “Villa Eugenia”: «Rispetto per la decisione del Tribunale, ma ribadiscono le ragioni che hanno portato all’azione giudiziaria». A presentare ricorso il circolo Legambiente Sibilla Aleramo col sostegno dell’associazione “Villa Eugenia”.
Legambiente nazionale sottolinea che «la prelazione su un bene culturale non è un’opzione amministrativa, ma uno strumento di tutela previsto dalla legge. Rinunciarvi senza un’istruttoria completa e trasparente rischia di indebolire la protezione del patrimonio storico in tutto il Paese». Legambiente Marche evidenzia che «Villa Eugenia è parte della memoria e dell’identità del territorio. La scelta del Comune, motivata soprattutto da valutazioni economiche, non ha considerato adeguatamente il valore culturale e sociale del bene». Il Circolo Legambiente Sibilla Aleramo, attivo da anni sulla vicenda, ricorda che «La rinuncia alla prelazione per mantenere Villa Eugenia è contraria agli obiettivi dell’associazione che ha sempre tutelato la qualità della vita pubblica in ambiente urbano. Per questo ha sempre sostenuto la necessità di riportare la villa a tutta la comunità civitanovese».
L’Associazione Villa Eugenia aggiunge che «Questa sentenza è una sconfitta per tutta la città, cancellando di fatto l’utilizzo pubblico del parco. Se non avessimo rinunciato alla prelazione nel 2021 ci sarebbero stati 77 milioni di euro disponibili per il bando “Parchi, giardini e ville storiche”, contraddicendo di fatto le affermazioni dell’amministrazione e una delle motivazioni del Tar Marche. Avremmo così avuto la possibilità di mettere a disposizione della città un pezzo di storia civitanovese».
Le associazioni concludono: «Dopo consultazione dei legali, nei prossimi giorni, verrà convocata l’assemblea soci per decidere la strategia più opportuna. La tutela del patrimonio ambientale e culturale è un dovere costituzionale e non può essere sacrificata per ragioni di convenienza o per chiudere un contenzioso».
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