
La protesta a Unifrutti
di Laura Boccanera (foto e video Federico De Marco)
Licenziamenti in arrivo anche se l’azienda proseguirà le attività, ma in Sicilia, dove si applica un contratto per l’agricoltura che costa meno e si gode dei benefici e incentivi legati ad un’attività del Mezzogiorno. È ciò con cui si ritroveranno, forse già dall’11 febbraio 18 dipendenti di Unifrutti distribution delle sedi di Montecosaro, Padova e Livorno.
Questa mattina i dipendenti hanno manifestato davanti alla sede dopo lo sciopero iniziato ieri pomeriggio a seguito dell’assemblea. Uno sciopero «per ristabilire la dignità dei lavoratori, che non sono merci», così sindacati e lavoratori hanno voluto raccontare e descrivere cosa è accaduto in questa azienda che, soprattutto per lo stabilimento di Montecosaro, è centrale per la logistica e distribuzione.

Perché di fatto l’azienda, dopo la cessione ad un fondo arabo nel 2023, ha operato una serie di scelte che ha portato all’avvio della procedura nonostante non vi siano difficoltà economiche. Da qui la rabbia dei 18 lavoratori che in questi giorni si trovano anche nel paradosso di dover insegnare a chi li sostituirà in Sicilia come svolgere un lavoro che loro potevano e volevano continuare a fare.

Valentina Paniccia lavoratrice Unifrutti
«Non si comprendono le motivazioni di licenziamenti in un’azienda che non ha problemi o difficoltà economiche – spiega Valentina Paniccia, una dipendente – ci ritroviamo a scioperare perché a novembre il fondo ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per 18 di noi, ma l’attività è addirittura migliorata in questo ultimo anno».
I lavoratori, questa mattina presenti assieme ai sindacati Cgil, Cisl contestano proprio la procedura e una certa disinvoltura da parte dei dirigenti nell’ignorare le richieste dei lavoratori: «la procedura termina lunedì, dopo di che si apre un periodo di 120 giorni entro i quali l’azienda può avviare i licenziamenti, alcuni potrebbero partire già dall’11 febbraio – commenta Marco Squartini di Fisascat Cisl Marche – a meno che non vengano accettate alcune condizioni dei lavoratori. La speranza però ormai non è tanto nel mantenimento del posto di lavoro quanto in una adeguata liquidazione.
Ciò che fa rabbia è che l’azienda non cessa l’attività, ma la trasferisce in un’altra società del gruppo che opera in Sicilia.
Nello stabilimento di Montecosaro rimarranno solo 8 o 9 lavoratori per il magazzino. Una scelta dettata da ragioni economiche senza tenere in considerazione i dipendenti dal momento che non è stata fatta loro nessuna proposta di ricollocamento».

Marco Squartini Fisascat Cisl
«Questo sciopero è per esprimere la nostra amarezza nei confronti di un gruppo che non ha mai neanche preso in considerazione l’idea di cedere l’azienda – sostiene un’altra dipendente – c’erano dei competitor che abbiamo saputo avrebbero acquisito l’azienda per espandersi perché siamo un unicum nel centro Italia, potevano salvare queste 18 famiglie invece l’ipotesi di cessione non è mai stata presa in considerazione».
Contesta i segnali discordanti arrivati dal gruppo anche Marco Panfili, un altro lavoratore: «a maggio quando sono arrivati i dirigenti sono venuti a dirci che Montecosaro era parte di un progetto di investimenti per il mercato europeo e invece a novembre del 2025 hanno aperto la procedura di licenziamento senza proporre eventuali dislocamenti. Ci aspettiamo oggi almeno una buonuscita dignitosa. C’è gente che lavora qui da decenni, di 50 e 60 anni che farà fatica a trovare una ricollocazione nel mondo del lavoro».

Massimo De Luca Flai Cgil
Concordi nel segnalare l’atteggiamento della proprietà anche la Cgil con Angelo Ceccarelli di Filt Cgil e Massimo De Luca della Flai Cgil Macerata: «In questi primi 70 giorni di apertura della procedura solo negli ultimi 10 l’azienda ha mostrato una qualche forma di pietà rispetto ai lavoratori – dice De Luca – Questa giornata di sciopero è stata decisa soprattutto per rimarcare il fatto che esiste la dignità e il personale non è una merce. Nei primi 45 giorni di apertura della fase sindacale siamo stati completamente ignorati, senza l’accoglimento o presentazione di alcun tipo di proposta. Solo quando siamo arrivati davanti al ministero del Lavoro sono state fatte alcune controproposte alle nostre richieste».

Marco Panfili
Lavora qui da 31 anni Luigi Lilla: «l’indifferenza è ciò che fa più male – ammette – siamo stati accantonati piano piano senza essere sentiti. Lavoro qui dal 1994 e ho portato avanti il magazzino, conosco tutta la vita di questo edificio».
Lo sciopero andrà avanti ad oltranza: lunedì termina la procedura, ci si aspetta una qualche reazione, con l’accoglimento di alcune richieste che, sebbene non salvaguardino il posto di lavoro delle maestranze, potrebbe garantire loro una sicurezza economica in mancanza di un posto di lavoro. Se non arriveranno accoglimenti, da lunedì partono i 120 giorni entro i quali i lavoratori verranno licenziati.



Solidarietà ai lavoratori
Massima solidarietà
Quando la stanza dei bottoni viene venduta a mani straniere, é da saperlo che prima o poi accade questo
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