La prima volta di Alessandra Verni:
«Tra me e Pamela uno scudo di luce:
troppe domande ancora senza risposta»

MACERATA - Per la prima volta, la madre di Pamela Mastropietro in città per la cerimonia in ricordo della figlia, uccisa otto anni fa: ha piantato una camelia bianca vicino alla targa che la ricorda ai Giardini Diaz. «Non è facile ripercorrere i passi che ha fatto lei in questa città, però è doveroso che oggi io sia qui a darle voce. Non demordo nella mia battaglia per cercare la verità, Oseghale non ha fatto tutto da solo»

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Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, mentre pianta una camelia bianca vicino alla targa in ricordo della figlia

di Mauro Giustozzi (foto Fabio Falcioni)

«Io non dimentico, l’ho promesso all’obitorio baciando la fronte fredda di mia figlia. Quel bacio è il mio patto eterno, lo scudo di luce che protegge me e lei. In questo cerchio d’amore noi siamo intoccabili e protetti da una forza che non appartiene a questo mondo». Alessandra Verni per la prima volta arriva a Macerata per partecipare ai giardini Diaz alla cerimonia di commemorazione, promossa dall’amministrazione comunale, in occasione dell’ottavo anniversario dalla morte di Pamela Mastropietro, la giovane uccisa il 30 gennaio 2018.

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La cerimonia si è aperta con la piantumazione di una camelia bianca vicino alla targa posizionata cinque anni fa in ricordo di Pamela: un gesto simbolico carico di significato, scelto per rappresentare il ricordo, la purezza e la volontà di mantenere viva la memoria di Pamela nel tempo. «Per la prima volta sono venuta a Macerata nel luogo dove mia figlia ha trovato la morte –ha detto Verni – non è facile ripercorrere i passi che ha fatto Pamela in questa città, però è doveroso che oggi io sia qui a dare voce a lei. Io non demordo nella mia battaglia per cercare la verità perché ci sono tante risposte che ancora mi devono dare. A breve spero di poter comunicare qualche notizia in più. Innocent Oseghale non ha fatto tutto da solo: ci sono delle prove, è anche evidente che in quel lasso di tempo come può aver fatto tutto da solo, come può aver ridotto Pamela in quella maniera, è stato fatto un rito? Chi c’era in casa Oseghale? Perché sono stati rilasciati gli altri quando ci sono delle prove? C’era anche una donna in quella abitazione: dagli atti risulta che quando Michela Pettinari (la compagna, ndr) chiamò Oseghale il 30 gennaio pomeriggio rispose al cellulare del nigeriano una donna che disse alla stessa Pettinari che Oseghale era occupato e non poteva parlare. In sottofondo la Pettinari sentì voci di uomini africani che parlavano una lingua per lei indecifrabile e poi questa donna riattaccò. Tutto questo mentre stavano depezzando il corpo di mia figlia. Chi era questa donna? Il pensiero per Pamela è tutti i giorni, l’amo tantissimo: in questa giornata anche a Roma ci sarà un evento per ricordarla».

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Dopo il momento di preghiera del vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, il sindaco Sandro Parcaroli ha voluto testimoniare come «nell’ottavo anniversario della morte ricordiamo Pamela Mastropietro. Una ragazza con tanti sogni, fragilità, speranze ed un futuro che meritava di essere vissuto. Ricordare Pamela oggi significa non essere indifferenti, significa affermare che ogni vita ha valore, che la violenza non può essere mai normalizzata, che il dolore non va dimenticato quando il tempo passa. È anche un invito alla responsabilità collettiva come società, come comunità, come esseri umani. Che il suo nome non sia solo memoria di una tragedia ma stimolo a costruire più attenzione, più cura, più giustizia. Voglio ringraziare la mamma Alessandra per essere oggi qui con noi a ricordare la memoria di Pamela».

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Il vescovo Nazzareno Marconi ha ribadito come «è importante il valore della memoria, non dobbiamo mai dimenticare che le cose che ci hanno insegnato dei valori sono importanti. L’esperienza di questo momento sta diventando una tradizione: questo non fa scomparire il dolore, però ci insegna che valori come il rispetto delle persone, l’attenzione verso chi è più fragile non dobbiamo mai dimenticarle. Noi lo facciamo spesso portando bambini e ragazzi a visitare questo luogo insegnando cosa rappresenta. È triste vedere che il male continua ad esistere: purtroppo il male ci sarà sempre. Non sarà mai sconfitto del tutto, potremo contenerlo attraverso l’educazione ed i valori».

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Il sindaco Sandro Parcaroli

Alla cerimonia è intervenuto anche il prefetto Giovanni Signer che ha sottolineato come «la verità giudiziaria è stata fatta, la responsabilità penale è stata individuata ma io credo che qui si debba parlare della responsabilità di cui ha parlato il sindaco. Pamela è stata vista in situazione di difficoltà da tante persone in quei giorni: il territorio non lo si può militarizzare, le istituzioni possono fare di più per essere presenti, ma qui bisogna fare affidamento alla responsabilità morale delle persone, alla solidarietà. Questa tragedia fa capire che siamo tutti responsabili, soprattutto di tutti quelli che sono voltati dall’altra parte. Quando notiamo persone in difficoltà dobbiamo attivarci nel nostro piccolo, avvisando le istituzioni. Esiste infatti una responsabilità morale che riguarda l’intera comunità, richiamata anche dalla Costituzione, che riconosce nella solidarietà un valore fondamentale».

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La vicesindaca Francesca D’Alessandro

Infine l’assessora alle pari opportunità, Francesca D’Alessandro, ha affermato che «ricordare è un dovere dell’amministrazione, una responsabilità collettiva. Una giovane donna che ha perso la vita nella nostra città. Vogliamo che questo ricordo rappresenti anche un impegno nei confronti dei giovani, delle nuove generazioni. È stato il motivo per il quale abbiamo messo questa targa dedicata a Pamela Mastropietro proprio all’interno dei Giardini Diaz, luogo frequentato da tanti ragazzi. Un messaggio chiaro: non solo ricordare Pamela per la tragicità della sua morte, ma dare una speranza, dire che le istituzioni sono unite per fronteggiare quella che è un’emergenza rispetto ad una gioventù che oggi sembra disorientata».

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