Da Macerata a Città del Messico:
Tommaso Cherubini all’Art Week
con la sua “Invisible Ecologies”

ARTE - L’opera è risultata vincitrice del bando PerChiCrea promosso da Siae e Ministero della Cultura ed è stata presentata per la prima volta a settembre scorso a Firenze. L'artista: ««Ho scelto di tornare nelle Marche con l’idea di portare avanti qui, nel mio territorio, la mia carriera sfruttando le esperienze maturate negli ultimi anni»

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Tommaso Cherubini

Da Macerata a Città del Messico, ribalta internazionale per l’artista maceratese Tommaso Cherubini che dal 4 all’8 febbraio, durante la Art Week, nello spazio espositivo immersivo InSpace, esporrà la sua installazione multimediale Invisible Ecologies. Ma il cuore di Cherubini è nelle Marche, nel suo territorio, dove ha scelto di tornare per far sì che i suoi progetti partano dal Maceratese.

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«Si tratta di una installazione audiovisiva immersiva che utilizza dati scientifici reali del fiume Arno, per riflettere sul rapporto tra essere umano ed ecosistema – spiega Cherubini -. Attraverso la rielaborazione di archivi idrologici, sistemi generativi in tempo reale e intelligenza artificiale, l’opera trasforma informazioni normalmente astratte in un’esperienza visiva e sonora capace di rendere percepibili processi naturali invisibili. Il progetto invita a superare una visione antropocentrica dell’ambiente, proponendo un ascolto più attento e sensibile dei sistemi naturali, intesi come entità viventi dotate di memoria, ritmi e comportamenti propri».

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Cherubini parte da archivi scientifici reali – in particolare dati idrologici, livelli dell’acqua, variazioni di flusso ed eventi estremi – e li trasforma in immagini, movimenti e paesaggi audiovisivi capaci di rendere percepibili fenomeni normalmente invisibili. I dati, solitamente freddi e astratti, diventano materia sensibile. Invisible Ecologies traduce misurazioni e modelli scientifici in forme fluide, particellari e cromatiche che restituiscono il comportamento dell’ecosistema nel tempo. L’obiettivo non è semplificare la scienza, ma renderla accessibile sul piano emotivo e percettivo, creando un legame diretto tra il pubblico e le dinamiche ambientali. L’installazione invita a rallentare, osservare e ascoltare. Entrando nello spazio immersivo, lo spettatore è circondato da flussi visivi e sonori che evocano la presenza di un ambiente vivo, in continuo mutamento. Le immagini generative dialogano con sequenze visive create tramite intelligenza artificiale, che suggeriscono una memoria non umana del paesaggio e del suo rapporto con la città. In questo modo, l’ambiente è rappresentato come soggetto attivo, capace di reagire, adattarsi e trasformarsi.

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L’opera è risultata vincitrice del bando PerChiCrea promosso da Siae e Ministero della Cultura ed è stata presentata per la prima volta a settembre scorso a Firenze, al Rifugio Digitale, prodotta da Forma Edizioni con il supporto di Publiacqua.

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Dopo oltre 10 anni trascorsi tra Bologna, Torino, Spagna e vari viaggi per studio e lavoro, da circa un anno Cherubini è rientrato a Macerata. «Negli ultimi anni – racconta – la mia attività si è concentrata sull’arte digitale, sulle mostre immersive, sulla visualizzazione dei dati e sull’uso dell’intelligenza artificiale, ambiti che oggi affianco anche a un lavoro di consulenza e formazione: lavoro come libero professionista nel campo della creazione di contenuti visivi per installazioni, visual, spettacoli live e comunicazione. Parallelamente svolgo attività di formazione sull’intelligenza artificiale per enti pubblici e privati e collaboro con l’Università Politecnica delle Marche come consulente esperto di AI applicata al Patrimonio Culturale».

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L’esempio dell’artista sta nel cuore che lo lega al suo territorio: «Ho scelto di tornare nelle Marche con l’idea di portare avanti qui, nel mio territorio, la mia carriera sfruttando le esperienze maturate negli ultimi anni. Allo stesso tempo, continuo a sviluppare progetti fuori regione, come la recente mostra a Firenze e questa nuova presentazione internazionale in Messico, nella convinzione che il dialogo tra locale e globale sia una risorsa fondamentale per la crescita culturale».

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