
La Unifrutti Distribution
«Un confronto che di fatto non è mai partito». È la dura accusa che lanciano Marco Squartini, segretario regionale Fisascat Cisl, e Massimo De Luca, segretario provinciale Flai Cgil, sulla vicenda della Unifrutti Distribution, l’azienda di distribuzione di frutta di Montecosaro per la quale nei mesi scorsi si era parlato di 18 esuberi. Ora i due sindacati annunciano lo stato di agitazione «riservandosi di indicare le giornate di sciopero che si riterranno necessarie per imprimere una svolta alla situazione che vede ancora una volta sacrificare i lavoratori e le loro famiglie alle logiche del profitto e all’indifferenza della proprietà».
I lavoratori dislocati negli stabilimenti di Montecosaro, Ancona, Padova e Livorno, riuniti in assemblea insieme alle organizzazioni sindacali territoriali hanno espresso una forte preoccupazione per una situazione che non ha fatto passi in avanti. «C’è il rischio concreto che anche la fase amministrativa, davanti al Ministero, dopo il mancato accordo nella fase sindacale, finisca in un nulla di fatto, lasciando i 18 dipendenti dichiarati in esubero senza lavoro e senza alcun sostegno – affermano Squartini e De Luca – l’azienda, negli ultimi due mesi, non ha mai concretamente mostrato reale volontà di trovare soluzioni alternative ai licenziamenti né, ad oggi, ha ancora dato riscontro alle proposte avanzate dalle organizzazioni sindacali che potevano rappresentare un sollievo e un ristoro alla perdita di lavoro per persone con decennale anzianità di servizio presso l’azienda fin dai tempi della gestione Eleuteri e con un’età che rende difficile una rapida ricollocazione nel mondo del lavoro».
C’è forte sconcerto sull’assenza di qualsiasi interlocuzione costruttiva e sulla volontà dell’azienda, fondata nel lontano 1948 da Guido De Nadai e passata nel 2022 nelle mani di Adq, fondo sovrano di investimento con sede ad Abu Dhabi, con all’attivo asset per un valore complessivo superiore ai 250 miliardi di dollari, di «procedere con disinvoltura a spostare pezzi di attività ad altre società del medesimo gruppo senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze sul piano sociale e anche del futuro complessivo di una realtà che ha costituito da decenni un riferimento importante del settore – continuano – i lavoratori, per il tramite delle proprie organizzazioni sindacali, auspicano che in questi ultimi giorni si palesi una concreta volontà di confronto da parte di una società facente parte di un gruppo multinazionale che si presenta come modello di riferimento nel mercato e che certo non ha alcun problema né economico né finanziario e che ad oggi, nella sostanza, non ha mai ritenuto di avviare un confronto serio con i propri collaboratori, pur non mancando mai di dichiarare ma, evidentemente, solo nei comunicati a uso e consumo del pubblico, il rispetto per la forza lavoro e le comunità coinvolte tra i suoi valori fondanti e di aderire a elevati standard etici, di cui però, nei fatti, non si vede purtroppo traccia».
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