
Emma Paoloni
di Francesca Marsili
C’è un silenzio particolare che precede il rilascio di una freccia. È un istante sospeso, dove occorrono precisione e concentrazione. Per Emma Paoloni, 14enne di San Ginesio, cieca dalla nascita, quel mondo è fatto di suoni, vibrazioni, sensazioni tattili. Affetta da Amaurosi congenita di Leber, non ha mai visto il giallo del centro del bersaglio, ma lo ha centrato per due volte, portando a casa due medaglie d’argento alla 39esima edizione dei campionati italiani Pararchery indoor 2026 nella categoria Visually impaired. «Sono felicissima e tanto emozionata», racconta Emma stringendo i suoi due premi che attendono di essere appesi nella sua cameretta. «Siamo orgogliosi di lei», dice la mamma Moira Mancini.

La giovane atleta paralimpica percepisce solo la luce del giorno. Legge in Braille. E’ al primo anno del liceo linguistico di Macerata, e adora lo spagnolo. Le sue vittorie dimostrano come le barriere siano unicamente nella testa di chi le costruisce e che, in realtà, l’impossibile non esiste. Ancor più a pensare che ha iniziato a tirare con l’arco solo sei mesi fa, dopo gli esami di terza media.
«Tutto è nato da un Campus paralimpico a cui ho partecipato nel giugno del 2024, a Lignano Sabbiadoro – racconta -. Lì ho provato tanti sport e mi sono appassionata al tiro con l’arco». Al rientro si è tesserata con gli Arcieri del Medio Chienti di Belforte. «Mi alleno una volta la settimana – spiega – due durante la preparazione per le nazionali».

Il tiro con l’arco è, per definizione, lo sport della precisione visiva. Emma la testimonianza che se accettata, quella sfida può essere vinta. Usa lo stesso arco degli altri atleti. Al posto del mirino visivo però si serve di un mirino tattile, un ausilio fondamentale per arcieri non vedenti o ipovedenti, che le consente di posizionarsi correttamente sulla linea di tiro e di mirare al bersaglio. E’ una struttura in alluminio o metallo, viene regolato tramite viti per l’estensione verticale e orizzontale, fornendo un punto di contatto fisico per garantire precisione e autonomia.

Un metro dietro di lei, durante gli allenamenti e le competizioni, c’è sempre Giacomo Feliziani, il suo accompagnatore, che le fornisce le indicazioni su dove è finita la freccia, in modo che poi sia il giocatore stesso a regolarsi sulla posizione da assumere, in completa autonomia, per mirare al centro del bersaglio.

Pensare che il suo successo sia solo una vittoria sulla disabilità è un errore. La storia di Emma Paoloni, che ha conquistato due medaglie d’argento nel tiro con l’arco nonostante l’Amaurosi congenita di Leber, ci suggerisce una verità molto più potente: non ha vinto “nonostante” la sua cecità, ha vinto perché ha saputo trasformare il suo talento in uno strumento di precisione.
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