
Visso, palazzo della Trinità
di Monia Orazi
Cambio di strategia per il museo leopardiano di Visso. La giunta comunale ha deciso di bloccare l’allestimento temporaneo previsto nelle strutture d’emergenza di piazza Maria Cappa e di attendere il completamento del restauro del complesso di Sant’Agostino per riportare le opere nella loro sede definitiva, i cui lavori di recupero sono iniziati a fine 2023.
Nel frattempo, i 400mila euro già stanziati verranno rimodulati per realizzare la sede provvisoria dell’archivio storico comunale e dei libri antichi, oggi custoditi fuori dal territorio.
La svolta, formalizzata con delibera di giunta recente ed esecutiva immediatamente per rispettare le stringenti scadenze del piano nazionale complementare, nasce da una valutazione sulla delicatezza del patrimonio da esporre.
«Valutata la particolare importanza culturale delle opere da esporre e la loro specifica necessità di conservazione, soprattutto in riferimento ai manoscritti di Giacomo Leopardi», si legge nell’atto amministrativo, l’amministrazione guidata dal sindaco Rosella Sensi «ha ritenuto più opportuno attendere la conclusione dei lavori del complesso di Sant’Agostino, al fine di restituire al territorio la possibilità di fruizione dei beni museali da esporre in una sede adeguata sia per caratteristiche storico-artistiche dell’edificio, sia per garantire l’adeguata sicurezza ed il rispetto delle condizioni di conservazione delle opere».
Il progetto originario, approvato nel giugno 2023 e finanziato con l’ordinanza del commissario straordinario per la ricostruzione n. 137/2023, prevedeva un allestimento provvisorio nel locale destinato a deposito d’arte all’interno delle strutture temporanee di emergenza. Un primo stanziamento di 200mila euro era stato successivamente raddoppiato ad aprile 2024 con l’ordinanza n. 91 Pnc, portando la dotazione complessiva a 400mila euro.
La rimodulazione consentirà di riportare a Visso l’archivio storico, proveniente da Palazzo San Giacomo, e i libri antichi della biblioteca comunale, materiali per i quali sottolinea la delibera «non è stato previsto finanziamento in altra programmazione economica». Il progetto sarà affidato allo studio Hexagon Progetti srl di Sarnano, già incaricato della progettazione iniziale, che dovrà prevedere «una sede consona all’esposizione ed alla consultazione dell’archivio storico e dei libri antichi».
La soluzione nasce anche dalla necessità di evitare alle opere «lo stress dovuto a continui spostamenti e riallestimenti del museo», come evidenziato nella nota inviata dall’amministrazione comunale al commissario straordinario lo scorso aprile. Ma c’è anche un’urgenza temporale: l’opera dovrà essere interamente rendicontata in tutte le sue spese entro il 31 dicembre 2026, secondo quanto previsto dal piano nazionale complementare.
L’intervento si inserisce nel più ampio programma straordinario di rigenerazione urbana connesso al sisma 2016 e fa parte degli interventi per il recupero del tessuto socio-economico delle aree colpite, finanziati con i fondi della Camera dei deputati per la Regione. Il complesso di Sant’Agostino, destinato a diventare la sede definitiva del museo leopardiano come era prima del sisma, è uno dei cantieri simbolo della ricostruzione del centro storico.
La delibera dà mandato al responsabile del procedimento geometra Daniele Giustozzi, di procedere con tutti gli atti necessari alla realizzazione dell’opera secondo le nuove indicazioni. Un cambio di rotta che testimonia la volontà di non disperdere il patrimonio culturale leopardiano tra soluzioni provvisorie, privilegiando la qualità e la stabilità dell’allestimento definitivo.
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