Blitz antidroga, i 9 arrestati dal gip:
Cataldo e Domenico Cicciù negano,
in 6 fanno scena muta

OPERAZIONE POTENTIA - Oggi gli interrogatori di garanzia al tribunale di Ancona. I due fratelli hanno contestato gli addebiti. In sei si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

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Uno degli arrestati nell’operazione Potentia

di Alessandro Luzi

Cataldo e Domenico Cicciù negano le accuse, sei non rispondono alle domande del gip. Questo è quanto emerso dagli interrogatori di garanzia per i nove finiti in manette nel corso del blitz antidroga dei carabinieri di giovedì a Potenza Picena. Pure Cristina Montali, moglie di Cataldo Cicciù, 41 anni, ha reso delle dichiarazioni.

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Per gli inquirenti, suo marito, arrestato giovedì a Cosenza, era a capo del presunto sodalizio criminale. Al gip Sonia Piermartini del tribunale di Ancona, ha contestato le accuse. Cosa che ha fatto anche suo fratello, Domenico Cicciù, 36 anni.

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A finire in manette nell’operazione Potentia anche Pierluigi Tetta, 41enne nato a Foggia, che secondo gli inquirenti aveva compiti di cessioni al dettaglio della droga, Angelo Buffalo, 49enne, nato a Lucera, pure lui con compiti di cessione della droga al dettaglio, così come per Mario Zoila, 50, nato a Lucera e per Rromeo Bakalli 45, albanese, difeso dall’avvocato Emanuele Senesi.

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Sono in carcere anche Salvatore Vicino, 55, di Gravina di Puglia, assistito dall’avvocato Renato Coltorti e Massimiliano Isidori, 56, maceratese, difeso dal legale Cinzia Bruschi, avevano il ruolo di custodi. Tutti e 6 si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. A difendere Montali, Domenico Cicciù, Tetta, Buffalo e Zoila l’avvocato Simone Santoro.

 

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