«Tatuaggi sui segni della mastectomia:
così aiuto le donne a rinascere»

GIORNATA MONDIALE per la lotta al tumore al seno. Silvia Tranà, estetista e dermopigmentista di Montelupone, spiega come il medical tattoo diventa un prezioso supporto al termine del cammino di cura: «Il mio sogno è portare questo trattamento negli ospedali delle Marche»

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Silvia Tranà

di Alessandra Pierini

Ritrovare la propria femminilità dopo una mastectomia grazie a un tatuaggio. Nella giornata nazionale contro il tumore al seno, Silvia Tranà, dermopigmentista di Montelupone racconta come questa tecnica può essere per le donne un sostegno importante: «E’ una tecnica sempre più richiesta, ho già trattato diverse donne dopo un intervento al seno. Una ragazza ad esempio, a trent’anni, si è dovuta sottoporre a una mastectomia ad entrambi i senti. Si vergognava anche di farsi a vedere dal marito. Dopo il trattamento di dermopigmentazione, è stata felicissima di avere di nuovo i capezzoli e si è ritrovata una femminilità che aveva perso troppo giovane».

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Il trattamento

Tranà è arrivata a questo punto al termine di un percorso che va avanti da anni: «Sono nata come estetista, poi ormai da anni ho iniziato il percorso da dermopigmentista. Negli anni mi sono accorta che questo trattamento non è solo un vezzo estetico ma può essere molto utile in caso di malattia, ad esempio a chi perde le sopracciglia. Mi sono quindi avvicinata al settore del medical tattoo».
Il medical tattoo comprende la ricostruzione del complesso areola capezzolo e la copertura della cicatrice. «Collaboravo già da tempo – ricorda la professionista-  con un’azienda del settore unica in Italia che collabora con la Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori). Ho fatto con loro un percorso di formazione in cui ho avuto la possibilità di confrontarmi con medici specialisti e di entrare in un team lavorativo. E’ stato un percorso impegnativo ma di grande soddisfazione».
E’ possibile sottoporsi al trattamento in studio con una autorizzazione medica: «Non tutti gli operatori di dermopigmentazione possono fare questo trattamento. Non è solo un disegnino, bisogna sapere dov’è la protesi, se la paziente assume farmaci, se si sottopone a radioterapia perché la pelle reagisce diversamente. Non ci si può affidare a chi ha fatto una formazione lampo».
silvia_trana-3-325x320Silvia Tranà ha avuto anche la possibilità di lavorare nei reparti di Oncologia in ospedali italiani: «Il mio sogno è portare la mia professionalità anche negli ospedali delle Marche. Sarebbe bello che la figura della dermopigmentista venisse introdotta proprio, in ospedale, nel percorso delle donne curate per un tumore al seno. Anche perché molte donne non conoscono questa opportunità. E’ una sorta di rinascita finale.  In questi casi la dermopigmentazione può essere un’azione sociale per la donna stessa e per rientrare al meglio in società».

 

 

 



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