L’incredibile storia vera
di “40 cappotti e un bottone”

IL ROMANZO edito da Piemme è la prima fatica letteraria per un pubblico adulto di Ivan Sciapeconi, nato a Macerata. Durante la Seconda guerra mondiale, gli abitanti di un paesino della provincia di Modena uniscono i loro sforzi per salvare dalla deportazione nazista un gruppo di ragazzini ebrei
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Ivan Sciapeconi

 

di Leonardo Giorgi

Un intero paesino che nasconde 40 ragazzini ebrei alle truppe naziste, un gesto eroico nella semplicità della provincia modenese degli anni della Seconda guerra mondiale. È l’incredibile storia vera raccontata nel libro 40 cappotti e un bottone, edito da Piemme, scritto da Ivan Sciapeconi, insegnante di scuola primaria e già autore di volumi per bambini nato a Macerata. Sciapeconi, che da vent’anni vive e lavora a Modena, si trova per la prima volta alle prese con un romanzo storico dedicato al grande pubblico. Il libro, sebbene sia uscito oggi, ha già avuto una storia di successo. Presentato alla fiera del libro di Francoforte, il romanzo ha stupito i primissimi lettori, tanto da guadagnarsi il vanto di essere pubblicato in contemporanea in dieci paesi diversi, tra cui la stessa Germania.

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«Una storia vera in provincia di Modena – racconta Sciapeconi -. Quaranta ragazzi ebrei scappati dalla Shoah che hanno viaggiato per mezza Europa per poi arrivare nel paesino di Nonantola. I ragazzini erano stati ospitati a Villa Emma, poco fuori dal paese. Quando nella zona hanno cominciato a deportare gli ebrei in massa, il paese li ha nascosti tutti. Il prete, per esempio, li ha nascosti nel seminario. Poi questo stesso prete ha fabbricato documento falsi per farli andare via. Le sarte si sono messe insieme per cucire 40 cappotti, così da simulare una gita scolastica. E questi ragazzi si sono salvati tutti, grazie all’aiuto di tutti. Si tratta dell’unico caso in Europa per quanto riguarda il salvataggio di un gruppo così grande di ragazzi ebrei grazie alla solidarietà». In Israele, spiega l’autore,  «è stato piantato un albero in memoria di queste persone». Una storia che Sciapeconi è riuscito ad approfondire quasi per caso. «Un po’ di tempo fa il Comune di Modena ha aperto un bando per il consiglio d’amministrazione della fondazione Villa Emma. Mi sono candidato. Ero l’unico candidato effettivamente, non essendoci soldi di mezzo. Sta di fatto che sono diventato consigliere. Da lì ho cominciato a fare ricerche, anche grazie al presidente Fausto Ciuffi, e poi è nato questo libro, che ha avuto successo alla fiera di Francoforte. Non è banale per la Germania permettere ad autori stranieri di parlare di Shoah, quindi è stato un grande onore».



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