Giacomo Costantini è l’uomo calamita
di Marco Ribechi
(foto di Fabio Falcioni)
Una sorta di supereroe sinto che partecipa alla resistenza antifascista. E’ L’uomo calamita, il protagonista dello spettacolo circense andato in scena in anteprima di fronte a circa 150 spettatori nel tendone del circo El Grito, alzato in piazza Vittorio Veneto a Macerata in occasione del festival degli artisti di strada Artemigrante. Un racconto di circa di 35 minuti che fonde più filoni artistici: Wu Ming 2 per la parte letteraria narrativa (con l’ausilio di Luca Pakarov), Fabrizio Baioni nei panni di Cloyne, una sorta di Pierrot batterista a scandire il ritmo dello spettacolo e Giacomo Costantini a curare l’aspetto del circo contemporaneo con numeri suggestivi ed emozionanti. Ad 80 anni da una delle più vergognose pagine della storia d’Italia, quella delle leggi razziali promulgate da Benito Mussolini il 5 settembre del 1938, in un clima nazionale in cui la questione dello straniero è sempre più centrale, in una città come Macerata balzata alle cronache mondiali tra accuse di fascismo e iniziative fatte per smentirle, anche il circo vuole far sentire la sua voce. E lo fa per ricordare che anche le sue radici sono state violate con la persecuzione dei tanti artisti, giocolieri, maghi ed equilibristi appartenenti al popolo rom e sinti, perseguitati dal regime e costretti ad abbandonare le loro attività e tutta la loro vita perchè ritenuti pericolosi a causa della loro identità.
Il trio saluta il numeroso pubblico al termine dello spettacolo
Lo spettacolo, per ora ancora in fase di sviluppo e che verosimilmente sarà pronto per la prossima primavera, parte quindi da un contesto reale, quello che porterà al Porajmos, l’olocausto di rom e zingari, e vuole immaginare l’impegno nella brigata Leone, realmente esistita tra Modena e Mantova, del grande uomo calamita, attrazione di un circo devastato dal fascismo che decide di unirsi alla Resistenza. Nella primavera del ’41, nel paese di Corniolo (nome di fantasia), l’uomo calamita si esibisce nel suo numero più entusiasmante, quello che gli permette di mantenere come incollati al suo corpo oggetti metallici di forme e pesi differenti. «Ho scoperto di avere queste capacita mentre lavoravo in un circo in Romania – spiega Giacomo Costantini – ma poi avevo accantonato il numero nei miei spettacoli. Insieme a Wu Ming 2 abbiamo deciso di rispolverarlo dando così vita a questa narrazione». I numeri proposti dal circense sono vari e suggestivi, tutti di forte impatto e in cui vengono utilizzati strumenti creati appositamente per l’occasione.
Il culmine finale vede il circense in equilibrio su una sedia a quattro metri d’altezza. «Lo spettacolo fonde linguaggi di diverse espressioni artistiche – spiega Wu Ming 2 – la musica, la letteratura, il circo e abbiamo contattato anche una illustratrice per trasformarlo in una graphic novel. Tra due settimane lo presenteremo a Firenze e quando sarà tutto pronto contiamo di portarlo in giro in Italia per raccontare questa avvincente storia a un pubblico sempre più ampio». E’ questo il mondo del circo moderno in cui il numero non è fine a se stesso ma inserito in un contesto evocativo di narrazione che richiama il teatro. Gli applausi a scena aperta suscitati dallo spettacolo sono la critica più sincera nei confronti dell’uomo calamita che con la sua azione vuole riscattare la storia perduta di un intero popolo devastato dalla follia dell’uomo.
Macerata capitale del circo, Artemigrante fa il salto e punta in alto
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..be’, l’uomo calamita dovrebbe, per onestà intellettuale (se ce l’ha) e per non fare ‘spettacolo’ solo da una parte, ricordare che anche il comunismo (che per alcuni anni fu anche alleato del nazismo), in Russia, perseguitò i rom, i ‘diversi’, gli ebrei, e tante altre..’razze’ di persone, se non vado errato, compresi milioni di contadini per ‘pulizia sociale’ (ma, si sa, la ‘calamita’, in certi ambienti, tira solo da una parte). Sicuramente ci sarà, tra poco, qualcuno pronto a smentirmi, ed allora dichiaro sin da subito che io ho letto queste cose su libri di storia che ritengo assai attendibili, e non libri di ‘favole’, e la penso così. gv
Ha scritto tutto da solu,a Peppe no lu frechi. Per essere antifascisti non serve essere comunisti,basta essere intelligenti.
..be’, se è per questo, anche per essere anticomunisti basta essere intelligenti, ma un po’ di più della media, quindi un po’ di più che per essere antifascisti.. Saluti..eh..’frechete’..!! gv
Daglie non te piccà gv
I Sinti di oggi, è noto (basta leggere i giornali anche recenti), non sono i sinti (perseguitati) di ieri.
..e chi si ‘picca’, signor Ranieri, c’ho scherzato su pure io, scrivendo ‘frechete’, e poi..non sono mica comunista..eh..!! gv p.s. Dai, in dialetto de ‘Citanò’, si scrive, e si legge, ‘daje’.. Ossequi.